Musei Vaticani, Domenico Anderson tra fotografia, arte e memoria
Paolo Ondarza - Città del Vaticano
Per Domenico Anderson la fotografia era ricerca, sperimentazione, scommessa culturale. Il percorso e la produzione di questo protagonista della cultura del secolo scorso si colloca nei primi decenni del Novecento ed è al centro del volume “Domenico Anderson (1854-1938). Fotografo in Vaticano”, pubblicato dalle Edizioni Musei Vaticani. Il libro è stato presentato martedì 14 aprile nella sala conferenze delle collezioni pontificie.
Curato dalla responsabile della Fototeca dei Musei Vaticani, Paola Di Giammaria, con la collaborazione di Alessia Lobosco, il testo ricostruisce la vicenda della Ditta Anderson, fondata dal padre Giacomo – inglese di origine ma romano d’adozione – e portata dal figlio Domenico a diventare una delle più importanti realtà fotografiche in Italia tra Otto e Novecento.
Un fotografo tra storia e innovazione
Domenico Anderson attraversa un’epoca di trasformazioni profonde, quando la fotografia, nata come strumento documentario, diventa progressivamente linguaggio artistico autonomo.
È un percorso che si snoda anche all’interno dei Musei Vaticani, dove Anderson lavora già dalla fine dell’Ottocento, inizialmente come collaboratore esterno autorizzato a riprodurre opere e ambienti per una clientela composta da studiosi e amatori d'arte. Un’attività che si intensifica negli anni, fino alle grandi campagne fotografiche degli anni Trenta del Novecento nella Cappella Sistina e nella Cappella Paolina.
La fotografia come documento e come arte
Il volume mette in luce non solo il valore storico del lavoro di Anderson, ma anche la sua dimensione innovativa. Come sottolinea la direttrice dei Musei Vaticani Barbara Jatta nella prefazione, è proprio tornando alle origini che si comprende meglio l’evoluzione del linguaggio fotografico: oggi, in un mondo dominato dalle immagini digitali, riscoprire i primordi della fotografia significa coglierne la profondità e la complessità.
Anderson è tra i protagonisti di questo cambiamento. Le sue sperimentazioni artigianali – dalle stampe al carbone colorate a mano alle preziose albumine montate su tela – rivelano una tensione continua tra rigore documentario e ricerca estetica.
Nei Musei Vaticani, alle origini di uno sguardo
Tra i contributi più significativi di Anderson vi è la documentazione di momenti cruciali della storia dei Musei Vaticani. È tra i primi, ad esempio, a fotografare nel 1897 l’Appartamento Borgia con gli affresci del Pinturicchio prima dell’apertura al pubblico e del restauro condotto da Ludovico Seitz.
Un lavoro che si inserisce in una più ampia stagione di apertura dei Musei alla fotografia, testimoniata dalla presenza di grandi nomi dell’epoca e da una crescente consapevolezza del valore delle immagini nella trasmissione del patrimonio artistico.
Il volume conduce il lettore nella conoscenza di Domenico Anderson, analizzata nel rapporto con una clientela molto varia, composta anche da rinomati storici dell'arte come Bernard Berenson o Ernst Steinmann, fondatore della Bibliotheca Hertziana.
Vengono pubblicati anche i permessi concessi alla Ditta Anderson dalla Direzione dei Musei Vaticani per riprodurre le opere delle collezioni pontificie.
Il cuore nascosto: la Fototeca
Oggi questo patrimonio è custodito nella Fototeca dei Musei Vaticani, una raccolta straordinaria che conta centinaia di migliaia di positivi e negativi, tra cui migliaia di lastre di vetro, coprendo un arco temporale che va dalla seconda metà dell’Ottocento al Novecento: circa 400.000 positivi e 350.000 negativi di cui 50.000 lastre di vetro, con soggetti che spaziano dai capolavori e dagli ambienti dei Musei Vaticani fino a paesaggi, architetture, monumenti, palazzi, chiese, scavi archeologici di Roma e tante altre località italiane.
Una realtà viva, come racconta la stessa Di Giammaria, impegnata in progetti di ricerca e valorizzazione sempre nuovi: “Ogni volta che si entra in questa Fototeca gli impulsi, gli stimoli, i desideri di scoprire e di indagare sono tantissimi. La ricerca non fa altro che produrre altra ricerca.”
Una memoria che guarda al futuro
Il volume dedicato a Domenico Anderson si inserisce così in un percorso più ampio della Fototeca, che negli ultimi anni ha promosso studi, mostre e progetti di digitalizzazione per rendere accessibile un patrimonio unico.
Non si tratta solo di conservare immagini, ma di custodire uno sguardo: quello di chi, come Anderson, ha saputo trasformare la fotografia in uno strumento di conoscenza, memoria e bellezza. In un tempo in cui tutto è immediatamente visibile, con-divisbile e "consumabile" sui social, tornare a queste origini significa riscoprire il valore del vedere e il momento in cui la fotografia sfidando ogni pregiudizio critico, si affermò, fuori e dentro il Vaticano, come ottava arte.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui