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Al Bambino Gesù, la ricerca che diventa cura, tra scienza e speranza

All’evento “Il futuro è adesso”, organizzato dall’Ospedale Pediatrico della Santa Sede, il prof. Franco Locatelli ha evidenziato come i progressi nelle terapie geniche e a RNA stiano diventando cure concrete per i pazienti più fragili

Sara Costantini - Città del Vaticano 

All’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù la scienza incontra la vita concreta dei pazienti. È qui - presso l'Auditorium Valerio Nobili di Roma - che giovedì 2 aprile si è tenuto l’evento conclusivo dell'iniziativa "Centro Nazionale per lo sviluppo di terapia genica e farmaci a RNA", un progetto nato nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che in pochi anni ha trasformato investimenti e ricerca in risultati tangibili per la medicina italiana.

Le nuove frontiere della medicina

Al centro dell’incontro, le terapie più avanzate, come le CAR-T e i farmaci a RNA, che stanno cambiando profondamente l’approccio a molte malattie. "Le cellule CAR-T rappresentano la frontiera più avanzata dell’immunoterapia", sottolinea ai media vaticani il professor Franco Locatelli emato-oncologo pediatrico, Direttore del Dipartimento di Onco-Ematologia e Terapia Cellulare e Genica dell'IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. "Sono cellule del sistema immunitario modificate in laboratorio per riconoscere e colpire il tumore. Un esempio concreto di medicina personalizzata". Accanto a queste, le terapie basate sull’RNA, una molecola presente nelle cellule che trasferisce le informazioni genetiche dal DNA e le utilizza per guidare la produzione delle proteine necessarie al funzionamento dell’organismo, aprono scenari altrettanto promettenti. "Sono un altro pilastro della medicina di precisione", aggiunge il professore. "Lo abbiamo visto anche durante la pandemia, quando proprio grazie all’RNA messaggero siamo riusciti a sviluppare vaccini efficaci e sicuri". Si tratta di un cambio di paradigma, non più terapie uguali per tutti, ma cure costruite su misura, capaci di intervenire in modo mirato sui meccanismi della malattia.

Il Professore Franco Locatelli dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù
Il Professore Franco Locatelli dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù   (©Riccardo Capobianco)

Una rete per la cura

Il Centro Nazionale RNA & Gene Therapy rappresenta oggi un modello di collaborazione su scala nazionale. Grazie a una struttura “Hub & Spoke”, ha messo in connessione oltre cento tra enti membri e partner, creando una sinergia tra ricerca pubblica e privata. "È stato possibile costruire una vera rete collaborativa tra istituzioni, centri di ricerca e realtà industriali", spiega Locatelli. "Un tessuto connettivo che ha reso possibili collaborazioni sempre più strette e risultati concreti anche sul piano clinico". Un esempio emblematico è quello delle terapie geniche per la talassemia, una malattia ereditaria del sangue caratterizzata dalla ridotta o assente produzione di emoglobina, sviluppate grazie alla sinergia tra diversi centri italiani, tra cui l’Ospedale Bambino Gesù, l’Istituto San Raffaele e la Fondazione Telethon. Una dimostrazione concreta di come la ricerca possa tradursi in possibilità di cura.

Il valore della speranza

Ma cosa significa tutto questo per chi affronta la malattia? Per un bambino, per una famiglia? "È un cambiamento fondamentale", risponde Locatelli. "L’obiettivo non è solo aumentare le possibilità di guarigione, ma farlo riducendo al minimo gli effetti collaterali. Dobbiamo pensare non solo alla cura immediata, ma anche alla qualità della vita e alla prospettiva a lungo termine". Parole che richiamano una visione della medicina che non si limita alla dimensione tecnica, ma si apre a quella umana e relazionale. La cura non è solo un atto terapeutico, ma un accompagnamento che coinvolge l’intera persona. E i risultati iniziano a rendere concreta questa speranza. "Nel neuroblastoma, il tumore solido più frequente in età pediatrica, oggi riusciamo a curare circa il 50% dei pazienti con malattia resistente o recidiva", spiega il professore. "Prima dell’introduzione delle CAR-T eravamo intorno al 15%. E nelle malattie autoimmuni abbiamo bambini che, a distanza di oltre due anni, sono completamente liberi dai sintomi e senza bisogno di terapie". Numeri che raccontano non solo un progresso scientifico, ma una trasformazione reale della vita.

Presentazione di risultati del Centro Nazionale RNA e Gene Therapy
Presentazione di risultati del Centro Nazionale RNA e Gene Therapy   (©Riccardo Capobianco)

Infrastrutture e futuro

Accanto ai risultati clinici, il progetto ha permesso di costruire infrastrutture strategiche su tutto il territorio nazionale: laboratori avanzati, centri per sperimentazioni cliniche, piattaforme tecnologiche per la produzione di farmaci innovativi. "Avere a disposizione infrastrutture così avanzate ci consente un salto tecnologico senza precedenti", sottolinea ancora Locatelli. "Significa poter sviluppare e produrre queste terapie direttamente nel nostro Paese, rendendo più rapido ed efficace il passaggio dalla ricerca alla cura". Un passaggio decisivo, che apre anche alla sfida del futuro. Garantire continuità a questo modello oltre il PNRR, mantenendo al centro il bene comune e l’accesso alle cure.

Una scienza al servizio della persona

L’evento “Il futuro è adesso” segna la conclusione di una fase, ma anche l’inizio di una nuova responsabilità. Quella di custodire e sviluppare quanto costruito, senza perdere di vista il senso profondo della ricerca. In un tempo in cui la medicina conosce progressi straordinari, la sfida resta quella di coniugare innovazione e umanità. Di fare in modo che ogni scoperta si traduca in una possibilità concreta di vita, soprattutto per chi è più fragile .Come ricordano le parole del professor Locatelli, "il vero traguardo non è solo tecnologico ma è la capacità di trasformare la scienza in cura, e la cura in speranza". 

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02 aprile 2026, 14:59