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Un corso per le donne nel Centro di accoglienza e di amicizia delle suore agostiniane missionarie a Bab El Oued, ad Algeri Un corso per le donne nel Centro di accoglienza e di amicizia delle suore agostiniane missionarie a Bab El Oued, ad Algeri 

Tra storia, fratellanza e martirio: nella casa delle agostiniane di Algeri

Nel comune di Bab El Oued, il Centro di accoglienza e di amicizia dove oggi viene offerto sostegno scolastico, si svolgono corsi di lingue e le donne imparano a cucire, lavorare la maglia, dipingere e realizzare monili, era, fino al 1994, la piccola comunità in cui vivevano tre religiose, dedite ad attività sociali. Qui si recherà Leone XIV il 13 aprile per rendere omaggio alla memoria di due di loro, uccise durante la guerra civile. Sono tra i 19 martiri beatificati 8 maggio 2018 a Orano

Tiziana Campisi – inviata ad Algeri

Rue Larbi Madi è una piccola strada stretta. In fondo, tra le basse palazzine fatiscenti, dove sporgono, arrugginite, tante antenne satellitari, si vede il mare azzurro. Al civico 13 si trova il Centro di accoglienza e di amicizia delle suore agostiniane missionarie che Papa Leone XIV incontrerà nel pomeriggio del 13 aprile, primo giorno del suo viaggio apostolico in Africa, con l’Algeria come prima tappa.

Il Centro delle agostiniane missionarie a Bab El Oued, ad Algeri
Il Centro delle agostiniane missionarie a Bab El Oued, ad Algeri

Nella quotidianità degli algerini

Qui, a Bab El Oued, popolare comune della provincia di Algeri che tutti chiamano quartiere, le religiose sono arrivate nel 1978. La casa era una delle loro tre comunità, non lontana da quella di Notre Dame d’Afrique, ma distante più di un’ora da quella di Dar El Beïda, la prima aperta, nel 1933, vicino all’aeroporto della capitale. Una presenza tra la gente semplicemente per offrire aiuto nelle più disparate necessità. Perché questo è il tratto che contraddistingue la Congregazione delle agostiniane missionarie, nata in Spagna nel 1890: vivere la sequela di Cristo sperimentando il cammino dell'interiorità di sant’Agostino come percorso di crescita e aprendosi alla comunione. Tutto ciò nell’ambito dell’educazione, della promozione umana e dell’assistenza sociale e sanitaria. E così che le agostiniane missionarie hanno intessuto legami di fratellanza e amicizia, imparando ad accettare le differenze e a condividere con gli algerini semplicemente la quotidianità. Sempre al fianco di anziani, bambini disabili e famiglie bisognose, Esther Paniagua, Caridad Álvarez Martín Alonso, per tutti Cari, e Lourdes Miguélez, di nazionalità spagnola, le conoscevano tutti a Bab El Oued. Suor Esther con tenerezza si prendeva cura di malati e minori disabili e aveva anche voluto approfondire la conoscenza della cultura araba e della fede musulmana. Cari, dal carattere aperto e sempre disponibile, si dedicava soprattutto alle persone anziane e ai poveri; Lourdes, dopo aver studiato per diventare infermiera, lavorava negli ospedali.

Il sostegno scolastico per i bambini
Il sostegno scolastico per i bambini

Gli anni bui del terrorismo

Quando nel 1992 esplode la guerra civile, che oppone fazioni islamiche e governo - al potere dopo un colpo di stato -, e gli islamisti si organizzano nel Gruppo islamico armato allo scopo di terrorizzare e punire chiunque avesse sostenuto il nuovo governo, le religiose affrontano un discernimento difficile. Si contano migliaia di vittime tra la popolazione civile, tra cui imam, intellettuali, artisti, giornalisti, medici, avvocati, giudici e insegnanti, ma anche donne e bambini. Il 30 ottobre 1993 l’organizzazione terroristica intima agli stranieri di lasciare il Paese nell’arco di un mese. Integrati da anni fra la gente per testimoniare il loro amore gratuito, religiosi e religiose sono costretti a prendere una decisione: restare o partire? Diversi di loro vogliono continuare ad essere semplicemente cristiani fra i musulmani, proseguire la loro vita quotidiana al fianco di famiglie, giovani, anziani, bisognosi, coltivare il dialogo e offrire un segno di convivenza pacifica. Ma il Gruppo islamico armato li considera nemici dell’islam e li uccide.

Un corso per adulti
Un corso per adulti

La testimonianza delle agostiniane missionarie

Decidono di restare anche le agostiniane missionarie. “In questo momento, per me, il modello perfetto è Gesù: ha sofferto, ha dovuto superare difficoltà ed è giunto alla sconfitta sulla croce, dalla quale scaturisce la fonte della vita - dice suor Esther alle consorelle -. Nessuno può toglierci la vita perché gliel'abbiamo già data. Non ci accadrà nulla perché siamo nelle mani di Dio... e se anche ci dovesse accadere qualcosa, resteremo nelle Sue mani”. Le fa eco suor Cari: “Sono aperta a ciò che Dio e i miei superiori vorranno da me. Maria è rimasta aperta alla volontà di Dio, in questo momento voglio restare con questa attitudine davanti a Dio”. E suor Lourdes non ha dubbi: “Voglio restare fedele a Cristo e al popolo algerino, che mi ha aiutato a vivere la mia vocazione con maggiore impegno e pienezza. Sono missionaria e agostiniana nella terra del nostro padre sant'Agostino e voglio rimanergli fedele adesso e sempre. Voglio vivere come me lo chiede Cristo: amare i miei nemici e fare del bene a coloro che ci maledicono". Il 23 ottobre 1994, poco dopo essere uscite di casa per recarsi a Messa nella vicina cappella di San Giuseppe delle Piccole Sorelle di Gesù, Esther, 45 anni, e Cari, 61 anni, vengono uccise. Sono fra i 19 martiri d’Algeria, beatificati ad Orano, nel santuario di Notre-Dame di Santa Cruz, l’8 maggio del 2018, e tra le oltre 150 mila persone assassinate nel “decennio nero”, che ha insanguinato l’Algeria fino al 2002.

Un collage che illustra le attività del Centro delle agostiniane missionarie
Un collage che illustra le attività del Centro delle agostiniane missionarie

Un luogo di incontro aperto a tutti

Suor Lourdes quel giorno era poco distante, insieme alla superiora provinciale, Maria-Jesús Rodríguez venuta ad Algeri, insieme alla madre generale, per valutare insieme alle consorelle cosa fare. La casa di Bab El Oued viene chiusa poco dopo. Per una decina d’anni le sue porte sono rimaste serrate. Poi nel 2005 sono state riaperte per ospitare il Centro di accoglienza e di amicizia dove oggi c’è un via vai di bambini - tutti musulmani, algerini, in gran parte, e subsahariani - ai quali viene offerto sostegno scolastico; giovani e adulti, che vogliono imparare il francese e lo spagnolo; donne, che seguono corsi di cucito, uncinetto, pittura e realizzano monili. Circa 150 gli assidui frequentatori del Centro, che le agostiniane missionarie, aprono tutti i giorni, tranne il venerdì, dalle 8.30 alle 17, per proporre tante attività con l’ausilio di insegnanti di diverse nazionalità, pure loro per lo più algerini.

I monili realizzati dalle donne dell'"atelier di bijoux"
I monili realizzati dalle donne dell'"atelier di bijoux"

Suor Lourdes, da 53 anni in Algeria

E suor Lourdes è ancora qui, a Bab El Oued. Gestisce il Centro insieme alla consorella Julie Loudusamy, indiana, da 22 anni in Algeria, e con lei e suor Joyce Mukangala, keniana, arrivata 2 anni fa, vive a Notre Dame d’Afrique. Ma fa anche volontariato nel reparto di pediatria dell'ospedale Maillot. I suoi vividi occhi azzurri, come il mare che si intravede giù in fondo a Rue Larbi Madi, lasciano trasparire l’entusiasmo di continuare a essere tra la gente di Algeri. Dei suoi 77 anni, 53 li ha vissuti qui, con una parentesi di alcuni anni a Madrid, dopo la morte delle due consorelle. Le sue rughe non raccontano fatiche, ma la gioia di avere costruito legami con la gente, a poco a poco, di avere istaurato amicizie nella quotidianità.

Suor Lourdes tra due donne algerine
Suor Lourdes tra due donne algerine

Il ricordo di suor Esther e di suor Cari

Lì dove un tempo c’era paura e mancanza di senso, oggi c’è fratellanza e solidarietà, uno spazio di pace, accoglienza, incontro, ascolto e aiuto per molte persone con problemi familiari, di salute, solitudine, povertà. Un piccolo ingresso - con una scrivania, un pc e delle sedie - introduce alla casa. In una bacheca una foto delle suore con padre Robert Prevost, che è stato qui nel 2004 e nel 2009, quando era priore generale dell’Ordine di sant’Agostino. Nella stessa parete, in alto, in una cornice, i volti di Cari ed Esther, che hanno abitato qui. Nelle loro camere, adesso, ingombri della quotidianità. Le loro vite, donate, hanno “generato” questo luogo dove si studia, ci si incontra, si dialoga, si creano manufatti. Una decina le stanze, tutte adibite come aule o laboratori. Ma la cappella, dove le suore negli anni bui del terrorismo trascorrevano molto ore a pregare, in adorazione e contemplando il crocifisso, è rimasta la stessa: l’altare, a sinistra la “Parola di Dio”, a destra l’Epifania, la manifestazione di Dio a tutti i popoli. E qui pregherà Leone XIV, insieme alle religiose agostiniane, per ricordare le loro consorelle Cari ed Esther.

La cappella del Centro delle agostiniane missionarie
La cappella del Centro delle agostiniane missionarie

I doni per il Papa

Per l’arrivo del Papa tanti i preparativi. Due collage di istantanee illustreranno tutto quello che si fa al Centro e un gruppo di donne dell’“atelier” di bijoux si intratterrà con il Pontefice. Gli saranno donati un piccolo Rosario, con la medaglietta che ritrae suor Esther e suor Cari, e una stola, con l’emblema agostiniano - il libro e il cuore trafitto da una freccia che sintetizza l’esperienza della conversione di sant’Agostino - da una parte e dall’altra la scritta in arabo “Dio è amore”, per sottolineare il messaggio di fraternità che Leone XIV vuole rilanciare dall'Algeria.

Robert Prevost durante una delle sue visite alle suore agostiniane d Bal El Oued
Robert Prevost durante una delle sue visite alle suore agostiniane d Bal El Oued

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12 aprile 2026, 08:00