Casina Pio IV, fotogrammi di pietra che parlano al presente
Maria Milvia Morciano – Città del Vaticano
Nel secondo Cinquecento, negli anni della conclusione del Concilio di Trento, la Casina di Pio IV fissa un modo preciso di pensare il rapporto tra arte e Chiesa. Oggi è tornata al centro dell’incontro all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, dove è stato presentato in anteprima il documentario «Casina Pio IV – L’architettura del pensiero», firmato da monsignor Dario Edoardo Viganò, vice cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze e della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali. Prodotto da Morgana Studio con Rai Cultura, sarà messo in onda su Rai 5 l’8 maggio.
Un luogo da restituire
L’iniziativa nasce per rendere accessibile un luogo normalmente non visitabile e restituirlo come oggetto di conoscenza. La Casina, nei Giardini Vaticani, sede delle due Accademie pontificie, è proposta come caso esemplare del rapporto tra arte, sapere e rappresentazione.
È un piccolo edificio progettato da Pirro Ligorio costruito tra il pontificato di Paolo IV Carafa e quello di Pio IV Medici, tra il 1558 e il 1561, come luogo di rappresentanza e di studio. I volumi articolati e interamente rivestiti da rilievi e pitture, costruiscono un racconto continuo in cui l’antico è rielaborato entro un sistema teologico e filosofico. A tenere insieme questi livelli è l’orizzonte cristiano, che struttura l’insieme e orienta il repertorio antico. L’edificio si presenta come un organismo figurativo compatto. I produttori del documentario, Filippo Genovese ed Eleonora Faccio, lo descrivono come un soggetto vivo, capace di generare connessioni. La stessa lettura emerge nel lavoro di Viganò: le superfici «sembrano un fotogramma di pietra». Il passato si rigenera nella relazione tra forme e significati.
L’arte come linguaggio della Chiesa
Su questo punto è intervenuto il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto emerito del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. La Casina Pio IV appare come luogo simbolico e concreto: testimonianza di una Chiesa aperta al confronto, capace di percorrere sentieri culturali nei quali bellezza, rigore e responsabilità etica procedono insieme. L’arte incide così sul modo in cui la Chiesa pensa e comunica sé stessa: un linguaggio capace di organizzare contenuti e orientare una visione.
Il film: costruire uno sguardo
Il documentario di Viganò assume questo principio. La Casina è «un pensiero sviluppato in pietra e stucco». Il progetto nasce dal tentativo di creare legami tra l’architettura e altre intuizioni. Ne deriva una scelta precisa: trovare una forma che esprima il contenuto. La regia costruisce una continuità visiva: la camera scorre tra interviste, testi e immagini senza soluzione di continuità, secondo un ritmo che richiama lo sfogliare di pagine. Il riferimento è l’Enciclopedia del mondo antico di Ligorio. Il documentario ne riprende il dispositivo: forme, immagini e parole si organizzano in un sistema, offrendo allo spettatore strumenti e coordinate per orientarsi.
La visione del documentario
Il film procede per accumulo controllato. Le immagini lavorano per chiarificazione progressiva. La Casina emerge come spazio costruito per essere letto, dove ogni elemento rimanda a un insieme. La struttura segue il metodo di Ligorio: giustapposizione e relazione. Lo spettatore è chiamato a tracciare i collegamenti.
Il contesto storico
Per Daniele Menozzi, professore emerito alla Scuola Normale Superiore di Pisa, le fonti non sono solo scritte: immagini, edifici e monumenti permettono di comprendere gli uomini che li hanno prodotti. Pensando alla Casina, l’architettura diventa una fonte attiva. Il documentario, unendo immagine e suono, amplia la trasmissione dei contenuti e rafforza il legame tra comprensione del passato e orientamento nel presente.
Ligorio, l’antico e la tradizione cristiana
Pirro Ligorio appare come interprete del passato e del presente. Il mondo classico e il Vangelo possono essere compresi insieme. In un’Europa segnata dalla frattura della Riforma, spiega ancora Menozzi, la Casina diventa il luogo in cui questa tensione prende forma visibile.
Comunicare l’arte
Tradurre un patrimonio complesso implica qualità di racconto e responsabilità editoriale. Gianluca Casagrande, per Rai Cultura, ha sottolineato la necessità di costruire una narrazione capace di andare oltre la superficie e avvicinare il pubblico a contenuti complessi. La qualità formale è decisiva: ogni documentario ha una propria drammaturgia, necessaria per agganciare il pubblico. Il nodo resta la densità del contenuto.
Palazzo Borromeo, la stratificazione del presente
L’incontro, aperto dai saluti dell’ambasciatore Francesco Di Nitto e moderato dalla giornalista di Vatican News Cecilia Seppia, è stato accompagnato alla presentazione del volume Contemporanei a Palazzo Borromeo, a cura di Renata Cristina Mazzantini, direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. Il progetto documenta l’inserimento di opere contemporanee negli spazi dell’Ambasciata come stratificazione continua, dall’antico al presente, che rappresenta l’identità del luogo e dell’Italia. Accanto a lei è intervenuta Daria Borghese, docente all’American University of Rome, che richiama la storia di Palazzo Borromeo. I due luoghi si leggono così entro uno stesso orizzonte: spazi in cui l’arte accompagna la storia e continua a produrre significato.
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