Parolin alla società "Sette Pani": contrastare il declino della sanità cattolica
Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano
“Non si poteva continuare a restare inermi”, limitandosi a lamentare e deplorare l’erosione “di un importante patrimonio non soltanto economico”, ma innanzitutto spirituale, umano, professionale e sociale. Serviva un’inversione di rotta, incarnata nella costituzione della società consortile Sette Pani, che, riunendo le principali strutture sanitarie e sociosanitarie cattoliche italiane, intende dare nuovo impulso alla loro “sostenibilità carismatica ed economica”, attraverso rinnovate sinergie e collaborazioni. È questo l’auspicio espresso dal cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, in un messaggio per la sottoscrizione dell’ente, avvenuta il 30 marzo presso la sede della Pontificia Commissione per le Attività del Settore Sanitario delle Persone Giuridiche Pubbliche della Chiesa, di cui il porporato è presidente, a Palazzo San Callisto a Roma.
La crisi della sanità cattolica
L’istituzione della Pontificia Commissione, ricorda Parolin nel testo, risale a più di dieci anni fa, quando si avevano “davanti agli occhi le gravi condizioni di difficoltà” in cui versavano numerose strutture sanitarie cattoliche in Italia, osservando come questioni di questo tipo si siano spesso risolte “con l’alienazione delle stesse”. In questo contesto si inserisce il lavoro svolto dalla Pontificia Commissione, che ha preso in esame sia la rilevanza delle strutture a livello “sociale” e “nazionale”, sia “i problemi all’origine delle crisi”.
Un comparto da oltre 10 mila posti letto
Il comparto della sanità cattolica, secondo i dati raccolti, conta quasi 300 strutture, oltre 50 mila addetti e 11.669 posti letto accreditati, pari al 5,3% del totale nazionale. In tale quadro si colloca la costituzione di “Sette Pani”, con l’obiettivo di contribuire “alla più efficace gestione delle attività e alla conservazione dei beni, mantenendo e promuovendo il carisma dei fondatori”. Ciò sarà possibile, nella visione del cardinale, sia attraverso il coinvolgimento delle strutture lungo tutta la penisola, da Bolzano alla Sicilia, sia grazie alla scelta della forma consortile, che rispetta l’autonomia di ciascuna realtà promuovendo al contempo un’“integrazione identitaria”.
Oltre gli ostacoli, favorendo "fecondità e abbondanza"
Il cammino che ha portato alla costituzione di “Sette Pani”, riconosce il segretario di Stato, ha conosciuto “resistenze, ostacoli e contrasti dentro e fuori la Chiesa”, rendendo l’ente consapevole dei propri limiti, ma anche di quella che definisce “premessa di una incipiente e quanto mai sorprendente e inimmaginabile fecondità e abbondanza”, richiamata anche nel nome scelto per la società.
Sostenibilità e sviluppo
Raggiunto dai media vaticani, il direttore della Pontificia Commissione, don Marco Belladelli, ha ribadito i due temi cardine su cui opererà Sette Pani: sostenibilità e sviluppo. L’iniziativa si propone inoltre come punto di riferimento per le relazioni istituzionali nel settore sanitario, a partire dal Ministero della Salute fino alle altre realtà coinvolte in questo ambito. Le principali criticità che la società intende affrontare riguardano soprattutto gli aspetti gestionali: la maggior parte delle strutture, infatti, è di dimensioni medio-piccole e spesso non dispone di professionalità pienamente adeguate alle sfide che la sanità oggi richiede.
"Fare rete"
D’altra parte, ha riconosciuto il sacerdote, emerge anche la necessità di imparare a “fare rete”, sviluppando un maggiore spirito di mutuo soccorso, solidarietà e collaborazione. Don Belladelli ha infine elencato la composizione del CdA dell'ente, composto dalla Congregazione dei Poveri Figli della Provvidenza - Opera don Calabria; Fondazione Poliambulanza BS; Fondazione Villa Salus di Mestre delle Suore Mantellate Serve di Maria di Pistoia; Istituto Serafico di Assisi; Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo; clinica San Francesco di BG della Suore Cappuccine di Madre Rubatto.
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