Santa Sede: tutelare il patrimonio culturale e religioso non è lusso ma priorità
Cecilia Seppia – Città del Vaticano
L’istruzione come primo strumento di pace, il riconoscimento della cultura come anima e futuro di ogni popolo, la comunicazione come un imprescindibile servizio alla verità e non come voce di propaganda e potere. Sono le indicazioni chiave su cui ruota il discorso di monsignor Roberto Campisi, Osservatore permanente della Santa Sede presso l'Unesco, in occasione della 224ª sessione del Consiglio esecutivo dell’organizzazione che, com’è noto, fa capo alle Nazioni Unite e che, attraverso la cooperazione internazionale, mira a costruire un mondo più umano, equo e fraterno.
Una missione più che mai necessaria nell’attuale contesto internazionale, secondo il presule, che ha espresso il proprio sostegno a nome della Santa Sede all’iniziativa Unesco80, definendola “un’importante occasione per rafforzare l’efficienza, la coerenza, l’efficacia e l’impatto dell’organizzazione in linea con l’iniziativa Onu80”. Il plauso va in particolare al sostegno dato a tanti Paesi, nonostante i vincoli finanziari, a docenti e studenti che ancora vivono in contesti di emergenza e che, come ha rimarcato il Papa nel suo Messaggio per la 60.ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, hanno bisogno di “acquisire capacità critiche” e di “crescere in libertà di spirito”, nonostante l’orrore e la paura della guerra.
Favorire un'istruzione di qualità
Rilanciando il Patto Mondiale per l’Educazione, promosso da Papa Francesco e poi da Papa Leone, monsignor Campisi mette l’accento sulla famiglia come primo luogo di comunicazione, sull’apertura di ogni persona alla trascendenza, per promuovere ad ogni latitudine quella “dignità umana inalienabile donata da Dio” e il primato del bene comune. “Si tratta in particolare - dice - di educare all’inclusione ordinata al bene comune, alla solidarietà e alla salvaguardia del creato, incoraggiando un uso umano ed etico del digitale e dell'Intelligenza artificiale e valorizzando la dimensione interiore e spirituale dei giovani. È attraverso un’istruzione di qualità, autentica e integrale che si costruiscono società più giuste, capaci di dialogo e di pace”. La sfida però non è solo tecnologica ma anche antropologica. “La questione - aggiunge - non si limita a ciò che le macchine sono in grado di fare, ma riguarda anche ciò che accade all’essere umano quando vive in ambienti tecnologici che modellano la sua attenzione, le sue emozioni, i suoi pensieri e la sua immaginazione. A questo proposito, la delegazione della Santa Sede segue con interesse la creazione dell’Osservatorio sull’intelligenza artificiale nell’istruzione”.
Tutelare luoghi di cultura e fede in contesti di conflitto
Altro punto fondamentale riguarda il patrimonio culturale, sistematicamente minacciato, in particolare nei contesti di guerra sempre più numerosi, “dove ogni regola e convenzione internazionale sembra essere sistematicamente violata. Le numerose situazioni di conflitto, come in Ucraina e in Medio Oriente, comportano la distruzione di beni materiali e culturali, con il rischio spesso di una perdita di identità e di una cancellazione della memoria collettiva”. Di oggi la notizia che nell’ultimo mese di guerra in Iran, secondo il segretario generale della commissione iraniana dell'Unesco, Hassan Fartousi, 160 siti culturali sono stati colpiti dai raid e in alcuni casi danneggiati in modo irreparabile.
In particolare la Santa Sede, prosegue monsignor Campisi, ricorda l’importanza della tutela dei siti culturali a carattere religioso, che rappresentano luoghi vivi di fede, cultura e vita comunitaria, perciò invoca il diritto internazionale umanitario e “l’obbligo di rispettare e proteggere i beni culturali, compresi i luoghi di culto in quanto espressioni dell’identità dei popoli. Il rispetto di queste norme costituisce una responsabilità giuridica e morale essenziale, in particolare nei contesti di conflitto armato”. L’Osservatore permanente della Santa Sede presso l’Unesco non ha dubbi: “La salvaguardia del patrimonio non è un lusso, è una priorità: contribuisce alla resilienza delle popolazioni e costituisce una base indispensabile per qualsiasi processo di riconciliazione e ricostruzione”. Esso perciò deve essere conservato, ma anche trasmesso per formare coscienze capaci di dimostrare rispetto, di essere aperte all’incontro e di assumersi una responsabilità condivisa, e dunque di promuovere una cultura della pace.
Comunicazione al servizio della verità
Infine, alcune raccomandazioni nel campo della comunicazione e dell’informazione, per promuovere e garantire libertà di espressione, sicurezza dei giornalisti e l’educazione ai media. Ancora una volta nelle sue parole il presule richiama Leone XIV quando, ricevendo in udienza la redazione del TG2, ha detto: “Sempre, ma in modo particolare nelle drammatiche circostanze della guerra, come quelle che stiamo vivendo, l’informazione deve stare attenta a non trasformarsi in propaganda. E la missione dei giornalisti, nel verificare le informazioni per non diventare il megafono del potere, diventa ancora più urgente e delicata, direi essenziale. Spetta a voi mostrare le sofferenze che la guerra infligge sempre alle popolazioni; mostrare il volto della guerra e raccontarla con gli occhi delle vittime, per non trasformarla in un videogioco”. È infatti essenziale, conclude, che la comunicazione rimanga al servizio della verità e del bene comune. Ciò implica oggi una maggiore responsabilità condivisa: lottare contro la disinformazione, promuovere un uso etico delle tecnologie e favorire una cultura dell’incontro, per superare le polarizzazioni e le divisioni.
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