Ucraina, sotto i droni a Kherson la cucina sociale sostenuta dal Papa
di Alina Petrauskaite SCM e Svitlana Dukhovych
«А Kherson la base della sopravvivenza è la possibilità di poter contare sugli altri. Senza il sostegno reciproco è molto difficile sopravvivere qui», racconta in un’intervista ai media vaticani il padre domenicano Mykhailo Romaniv, direttore del Centro San Martino de Porres а Fastiv, in Ucraina. Attraverso questo centro vengono portati avanti a Kherson una cucina sociale e diversi progetti umanitari, sostenuti anche da Papa Leone XIV attraverso l’elemosiniere apostolico, il cardinale Konrad Krajewski.
La visita in Ucraina del cardinale Radcliffe
Nei giorni scorsi queste iniziative umanitarie sono state viste da vicino dal cardinale Timothy Radcliffe, in visita in Ucraina. «La sua presenza – racconta padre Mykhailo – è stata per me un segno di speranza. Ha incontrato la gente e, con le lacrime agli occhi, ha detto che anche lui sta imparando molto da queste persone». Per una città come Kherson, gesti di solidarietà come questo sono davvero vitali: è una delle città e regioni ucraine più colpite dai bombardamenti russi. Sia gli abitanti che per diversi motivi rimangono città sia coloro che cercano di aiutarli vivono ogni giorno sotto la minaccia costante dei bombardamenti e con il rischio reale di perdere la vita. All’inizio dell’invasione su larga scala la città e parte della regione furono occupate dalle truppe russe. Nel novembre 2022 l’esercito ucraino ha liberato la riva destra del fiume Dnipro, compreso il capoluogo regionale, mentre la riva sinistra resta ancora sotto occupazione.
Missili, bombe e una città desertificata
La linea del fronte passa oggi lungo il Dnipro, che in questo tratto è largo circa quattro-sei chilometri. Da lì le forze russe colpiscono quotidianamente Kherson e i villaggi vicini con artiglieria, droni, sistemi missilistici e bombe aeree. Secondo l’amministrazione cittadina, nel gennaio 2026 sono stati registrati oltre 2.500 attacchi contro la comunità di Kherson. Nel mese successivo l’intensità dei bombardamenti è aumentata circa tre volte. Il pericolo è aggravato dalla vicinanza del fronte: un proiettile d’artiglieria può raggiungere la città in pochi secondi, rendendo spesso impossibile qualsiasi preavviso efficace. Prima della guerra su larga scala nella comunità di Kherson vivevano circa 323 mila persone, oggi ne rimane appena tra il 10 e il 20 per cento, mentre le evacuazioni e gli spostamenti della popolazione continuano.
Padre Mykhailo Romaniv appartiene alla comunità dei domenicani di Fastiv, vicino a Kyiv, mentre Kherson si trova in tutt’altra parte dell’Ucraina: tra le due città ci sono più di 500 chilometri. Ricordando come nacque l’idea di avviare una cucina sociale a Kherson, il sacerdote torna ai primi mesi dell’invasione su larga scala, quando la loro comunità aiutava a evacuare le persone dalle zone più pericolose, compresa Kherson. «Cercavamo non solo di portare via le persone, ma di accompagnarle davvero: trovare un luogo dove potessero stabilirsi subito e ricevere il sostegno necessario», racconta. Durante l’occupazione della città, i domenicani di Fastiv cercavano in vari modi di far arrivare a Kherson medicine, prodotti per l’igiene e altri beni essenziali. «A volte – ricorda il sacerdote – gli aiuti venivano trasportati persino con le barche, ma non abbiamo mai smesso di inviarli». Allo stesso tempo, aggiunge, nella comunità si ripeteva spesso: «Appena Kherson sarà liberata, andremo lì». E così è stato. Il 18 novembre 2022 i domenicani arrivarono per la prima volta in città, una settimana dopo la liberazione dell’11 novembre. «Da allora abbiamo iniziato a essere presenti qui, accanto alla gente». La comunità domenicana di Fastiv ha così iniziato a portare regolarmente aiuti umanitari nei diversi centri della regione di Kherson. Con il tempo è maturata l’idea di creare in città qualcosa di stabile: un luogo dove le persone potessero venire con continuità per ricevere sostegno.
“Ditemi di cosa avete bisogno”
Padre Romaniv parla della visita fatta a Natale 2022 dal cardinale elemosiniere del Papa Konrad Krajewski al Centro San Martino de Porres a Fastiv. «In quell’occasione mi disse: “Se ci sarà bisogno, chiamatemi e ditemi di cosa avete bisogno”». In seguito, padre Mykhailo scrisse al cardinale spiegando il progetto di aprire una cucina sociale a Kherson. «In realtà – confida il domenicano – non avevamo alcun fondo per avviarla: preparare i locali e acquistare le attrezzature comportava spese enormi, impossibili da sostenere senza un aiuto esterno». La risposta arrivò la sera stessa. «Il cardinale mi scrisse che Papa Francesco desiderava sostenere personalmente la nostra cucina e stava inviando i fondi per aprirla. Aggiunse che nel Vangelo vediamo come le persone rispondano subito alla chiamata di Cristo, senza rimandare. Quelle parole mi hanno profondamente commosso – dice il sacerdote – e abbiamo capito che questo progetto aveva davvero una benedizione speciale». La cucina sociale è attiva ormai da quasi tre anni. In seguito è stata aperta anche una panetteria, dove si preparano pane e dolci per la città e per i villaggi vicini. Nel 2024, inoltre, a Kherson è stata avviata anche una lavanderia sociale, messa a disposizione degli abitanti della città.
Mantenere spazi di speranza
Raccontando la situazione in città, padre Romaniv sottolinea che dal 2022, quando ha iniziato a recarsi regolarmente a Kherson, ha constatato quanto sia aumentato il pericolo. Una minaccia particolarmente seria sono i droni, che attaccano la città in continuazione. «Un mese fa, il 6 febbraio, un razzo “Grad” è piombato sulla nostra cucina sociale ed ha perforato lo spesso tetto di cemento. Alcuni mesi prima c’era stato un attacco di artiglieria, e allora erano volati in frantumi tutti i vetri. Questa è la realtà costante in cui vivono le persone». Nonostante tutto, per il sacerdote l’importanza sta nel mantenere vivo uno spazio di speranza. «Gestiamo anche un punto di riscaldamento. Recentemente, durante una visita, ho incontrato lì alcune donne anziane che bevevano il tè, mangiavano i nostri dolci, aspettavano il pranzo e guardavano la televisione. C’è un senso di casa, la percezione di essere ricordati e di avere qualcuno vicino. In queste condizioni questo ha un grande valore». In quasi tre anni di attività, la cucina sociale ha distribuito circa 450 mila pasti.
La lavanderia sociale gestita dai domenicani rappresenta un aiuto prezioso, soprattutto per gli abitanti del quartiere Ostriv, che da circa otto mesi vivono senza luce, acqua e gas, in appartamenti freddi. «Possiamo almeno offrire loro la possibilità di lavare i vestiti. Accanto alla lavanderia c’è una sala di accoglienza dove le persone possono scaldarsi e lavarsi. Sono cose semplici, ma in esse si manifesta la normale umanità», – spiega il domenicano.
L’aiuto costante dei Papi, da Francesco a Leone
Padre Mykhailo sottolinea che il sostegno del Papa, veicolato attraverso il cardinale Krajewski, non è arrivato solo all’inizio della cucina sociale, ma continua ancora oggi. «Il cardinale Konrad Krajewski si ricorda di noi e ci aiuta regolarmente. Possiamo dire che circa il 50% del mantenimento dei nostri progetti è possibile grazie al suo sostegno. Siamo profondamente grati a lui e al Santo Padre». Oltre a questo aiuto, la comunità riceve sostegno anche da altri fondi: organizzazioni polacche e alcuni partner degli Stati Uniti. «Cerchiamo di distribuire le risorse in modo equilibrato tra tutte le nostre iniziative. Oltre alla cucina sociale di Kherson, gestiamo una cucina a Fastiv, abbiamo aperto un punto di riscaldamento a Borodianka, nella regione di Kyiv, e inviamo aiuti anche in altre città come Kharkiv, Dnipro, Odessa, Chernihiv e altre. Le necessità sono ovunque, quindi cerchiamo di sostenere diverse regioni».
Nella regione di Kherson i padri domenicani aiutano anche a portare pane e acqua potabile in alcuni villaggi, dove gli abitanti non possono allontanarsi a causa della continua minaccia dei droni. In città, invece, partecipano a un progetto di trasporto sociale che offre spostamenti gratuiti verso l’ospedale e ritorno, o che organizza l’evacuazione delle persone dalle zone più pericolose. Assieme a volontari e servizi sociali, si impegnano anche perché i pasti arrivino a chi è allettato o con mobilità ridotta. «Spesso – rivela il sacerdote – sono gli stessi abitanti ad aiutare. Chi viene a prendere il pasto porta una porzione anche per i vicini. Questa è una forma importante di solidarietà e di auto-organizzazione della comunità. Credo che a Kherson questa capacità di contare gli uni sugli altri sia la vera base per sopravvivere. Senza il sostegno reciproco è molto difficile vivere qui».
Forza incredbile
Rispondendo alla domanda su cosa lo aiuti a coltivare la speranza in queste difficili circostanze, con il ronzio costante dei droni sopra le teste, padre Mykhailo racconta: «Per me un segno speciale di speranza è stato il cardinale Timothy Radcliffe. Nei giorni scorsi è stato qui con noi, ha visitato la cucina sociale, la lavanderia e i luoghi dove i volontari preparano i pacchi umanitari. Ha incontrato la gente e, con le lacrime agli occhi, ha detto che sta imparando molto da loro. Mi ha profondamente commosso il fatto che lui stesso abbia chiesto alle persone di benedirlo. Diceva di vedere in loro Cristo, perché quello che fanno è per Dio. Non tutti i nostri operatori sono profondamente credenti, ma quando hanno abbracciato il cardinale, che compirà 81 anni tra pochi mesi, tutti hanno pianto. Per me questi sono segni molto forti della presenza di Dio. Ascoltare le sue parole sulla speranza, sulla pace e sulla vittoria dell’Ucraina dà una forza incredibile per andare avanti».
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