Terra Santa, Gugerotti: donare per non essere complici di chi incendia il mondo
Stefano Leszczynski – Città del Vaticano
Come ogni anno, il Venerdì Santo avverrà la raccolta delle offerte destinate ai luoghi del “Redentore”, l’importante iniziativa di solidarietà della Chiesa universale in favore delle Chiese e delle comunità cristiane della Terra Santa. Quest’anno la Colletta avviene in un contesto di guerra che sembra estendersi a macchia d’olio e che genera conseguenze drammatiche per tutti i popoli della regione. Nella lettera che il prefetto del Dicastero per le Chiese Orientali, cardinale Claudio Gugerotti ha indirizzato all’intera Chiesa Cattolica per invitare a contribuire alla tradizionale Collecta pro Terra Sancta, il porporato denuncia l’incessante fragore delle armi e invita tutti alla riflessione per non essere complici di chi sta dando fuoco al mondo.
“Ho la percezione che la gran parte del mondo non si renda conto della catastrofe che sta colpendo la nostra civiltà. Chi oggi promuove la guerra sta distruggendo tutto quello che è stato costruito dopo il secondo conflitto mondiale. E non parlo solo degli ideali, ma anche di persone e di cose, perfino di monumenti storici di immenso valore. La smania di controllo fine a sè stessa e la sottomissione dell’altro con l’uso della forza è un progetto suicida per l’umanità. Per noi cristiani tutto questo è una bestemmia. “Amerai il prossimo tuo come te stesso” ci ha detto Gesù”.
In questo contesto come va interpretata la Colletta per la Terra Santa?
È un’assunzione di responsabilità nei confronti dei nostri fratelli e sorelle che continuano a morire colpiti dalla folle violenza che attraversa il mondo e che non hanno nulla da mangiare e nulla per curarsi. Dobbiamo farci carico delle loro sofferenze, perché non sono “altro da noi”, sono la nostra carne.
Eminenza, la guerra alla quale stiamo assistendo cosa significa per le comunità cristiane di Terra Santa?
Le comunità cristiane, che hanno sempre avuto la percezione di essere soltanto tollerate, oggi temono di non esserlo più. E di conseguenza vogliono fuggire. Prendiamo ad esempio quello che è avvenuto in Siria: in pochi anni abbiamo perso l'80% dei Cristiani. Questo vuol dire che la Terra Santa, la terra dove è nato Gesù, dove si è sviluppato il primo cristianesimo, dove sono nate le prime liturgie, dove i primi Padri della Chiesa hanno parlato al mondo e hanno arricchito la dottrina, dove si sono svolti i Concili, stanno per essere totalmente svuotate del fermento cristiano che è testimoniato da uomini e donne concreti e che è sostanzialmente parte della loro identità. Come Chiesa non possiamo rassegnarci a questo e non possiamo abbandonare queste comunità, che sono parte di noi, a questo destino. Oltre tutto, questa discriminazione non colpisce solo loro, ma tutte le “minoranze”, che prima o poi sono o saranno minacciate nello stesso modo. Parliamo di comunità antichissime, che hanno una fede cristiana cristallina, uno spirito di forte solidarietà e sono legatissime alla Chiesa perché è stata la madre di tutti, è stata quella che si è presa cura dei loro figli, che ha cercato delle abitazioni perché potessero resistere, che li ha sostenuti nelle piccole attività commerciali e soprattutto che ha tenuto viva la loro fede, il senso della loro vita. Dove andranno? Chi li accoglierà? Chi preserverà la loro identità, senza la quale anche la Chiesa sarà profondamente ferita?
Normalmente i proventi della colletta vengono utilizzati per progetti sviluppo, di microimpresa, ricostruzione, restauro dei luoghi sacri. Quali sono le priorità oggi?
Oggi si parla di sopravvivenza. Appena si apre uno spiraglio per essere presenti, facciamo di tutto per salvare delle vite, anche se i nostri sforzi vengono spesso vanificati. E non stiamo parlando solo della Terra Santa in senso stretto. La guerra si estende in modo spaventoso e nessuno sembra considerare cosa implichi tutto questo politicamente, oltre che umanamente e religiosamente. Qualcuno ci vuole spiegare che senso ha tutto questo? Cosa significa il proporre nuovamente la rozza categoria di popoli buoni e popoli cattivi? Il nostro primo compito ora è aiutare non solo i cristiani, ma tutti coloro che sono in condizione analoga a sopravvivere e a difendere i loro diritti.
Tra i principali settori di intervento figurano quelli dell’istruzione e dell’educazione giovanile…
Stiamo pensando di proporre al Santo Padre che una parte della colletta venga destinate al pagamento delle rette dei bambini Cristiani che frequentano le nostre scuole nei paesi della Terra Santa e del Medio Oriente. Si tratta di famiglie povere, che arrivano ad impegnare la casa per poter dare un’educazione ai propri figli e fare in modo che la cultura d’origine non vada persa. Aiutare le famiglie cristiane in questo modo significa anche aiutarle a non andarsene e a garantire un futuro ai propri figli nelle loro terre. Le persone sono sempre state generose nel contribuire alla Colletta di Terra Santa e sapere che con le loro donazioni si dà anche la possibilità ai bambini di tornare a scuola è certamente un forte stimolo a questa generosità.
C'è sempre una minore sensibilità nell'opinione pubblica per quello che avviene a livello internazionale. Qual è il messaggio per un risveglio della compassione nella società?
Filosofare non serve. Qui bisogna scendere nei dettagli per capire se questo è il mondo che vogliamo. Dal punto di vista cristiano si lavora per realizzare una società che è il contrario di quello che il Vangelo predica. Nella mente di molti, purtroppo, Dio è stato sostituito dal denaro, e questo tipo di idolo vuole i sacrifici umani. Troppi ormai, anche tra quanti si definiscono cristiani, hanno come unica prospettiva quella della ricerca del proprio successo finanziario, che in realtà è il successo di pochissimi e la miseria di interi popoli. E il Signore l'ha detto chiaro: “non potete servire Dio e il danaro”. Chiediamoci dunque quale sarebbe la nostra reazione se un domani prendessero i nostri figli e li mandassero in guerra, chiediamoci perché i nostri giovani vivono una sensazione di smarrimento e sempre più spesso sono tentati dalla violenza o dall’autodistruzione. In questo senso la colletta di Terra Santa rappresenta una grande forma, tra molte altre, di mobilitazione per dire: c'è gente che soffre, che soffre per quello che avviene nei luoghi in cui si respira Gesù Cristo, si respira quello che Lui ha respirato e quello che Lui ha messo nell'aria. Non lasciamo che la natura sacramentale di quei luoghi e di quelle genti venga cancellata. Si tratta di un simbolo per il mondo intero.
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