Parolin: il nunzio, costruttore di ponti e portatore di pace e unità tra le divisioni
Isabella Piro - Città del Vaticano
Gratitudine, fiducia e incoraggiamento: sono i sentimenti che hanno animato l’ordinazione episcopale dell’arcivescovo Relwendé Kisito Ouédraogo, nunzio apostolico nella Repubblica del Congo e in Gabon, svoltasi stamani, sabato 7 marzo, nella Basilica minore di Notre-Dame di Yagma, in Burkina Faso, Paese d’origine del presule. A presiedere il rito è stato il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, del quale monsignor Ouédraogo è stato a lungo segretario particolare. Nel gennaio 2010, infatti, Kisito ha iniziato il suo servizio presso la Sezione per gli Affari generali della Segreteria di Stato, dove è rimasto fino al 28 gennaio scorso, quando Leone XIV lo ha nominato nunzio apostolico a Brazzaville, elevandolo alla sede titolare di Ilta, con dignità di arcivescovo. Il 10 febbraio, poi, la nomina come rappresentante pontificio a Libreville.
I tanti anni di servizio in Segretaria di Stato
Introdotta da un saluto di monsignor Prospet Kontiebo, arcivescovo metropolita di Ouagadougou, nel cui territorio rientra il santuario mariano di Yagma, la Messa è stata concelebrata da vescovi, e sacerdoti di Burkina Faso, Repubblica del Congo e Gabon. Partecipata da numerosi fedeli, la celebrazione eucaristica è stata animata da canti e danze tradizionali. All’omelia, il cardinale Parolin ha ricordato con affetto il lungo periodo di permanenza di monsignor Ouédraogo a Roma: "Abbiamo potuto condividere il lavoro, sempre molto intenso – ha detto -, le fatiche che esso comporta, ma anche le gioie e le soddisfazioni di essere collaboratori del ministero universale del Papa". Ma questi lunghi anni, ha aggiunto, sono serviti a preparare il rappresentante pontificio "alla nuova missione alla quale il Signore, attraverso il Papa, lo ha chiamato". Ora dunque, l’arcivescovo "ritorna nel continente africano e da cui è partito", ha proseguito il segretario di Stato, "continente al quale è sempre rimasto legato e che ha ben rappresentato a Roma".
Il motto episcopale ispirato dalle parole della Vergine Maria
Il porporato ha quindi espresso profonda gratitudine a monsignor Ouédraogo, ringraziandolo "per tutto l’aiuto e la collaborazione" offerti "non senza sacrificio". Allo stesso tempo, lo ha esortato ad affrontare il "nuovo e inatteso incarico con molta serenità e fiducia", le stesse racchiuse nel motto episcopale scelto dal nunzio: "Qualsiasi cosa vi dica, fatela" (Gv 2, 5). Tali parole, pronunciate dalla Vergine Maria alle nozze di Cana, saranno essere d’ispirazione nel cammino futuro di monsignor Ouédraogo, ha spiegato il cardinale. Certo, non mancheranno momenti di difficoltà, ha aggiunto; tuttavia cercare di fare sempre e solo la volontà di Dio suscita "serenità e pace nel cuore".
Portare pace, unità e verità tra divisioni e falsi profeti
La missione del nunzio apostolico, ha detto ancora il segretario di Stato, consiste nel "portare la verità e la luce, la pace e l’unità, in mezzo alle tenebre del peccato, della divisione e della menzogna". Non mancano, infatti, "falsi profeti" che, "guidati solo dall’orgoglio, contribuiscono a dividere o a smarrire il gregge di Gesù Cristo con falsi insegnamenti". Di qui, l’esortazione ad essere "predicatore della verità, pastore secondo il cuore di Gesù", pronto a dare la vita, come Cristo, per il suo gregge.
Annunciare senza sosta il Vangelo
Il cardinale Parolin si è quindi soffermato sulla parole "nunzio" che racchiude il senso della missione. "Il nuntius — ha spiegato — è il portatore della parola di un altro: quella di Cristo, per quanto riguarda il ministero di vescovo, e quella del Santo Padre, per quanto riguarda la missione diplomatica". Di qui, l’invito a monsignor Ouédraogo ad annunciare "con fedeltà e senza sosta" a tutti gli uomini il Vangelo, vivendolo "nella quotidianità", sia in privato che negli incontri ufficiali.
Costruire sempre ponti e relazioni
Inviato a "guarire e consolare", il presule dovrà esprimere "l’amore misericordioso di Dio per tutta l’umanità" e, "nell’esercizio della sua missione diplomatica", dovrà portare "parole di guarigione e di consolazione a nome del Santo Padre, esprimendo così la sua sollecitudine" per tutti affinché ognuno sappia che "la Chiesa è sempre pronta a tutto per amore". Inoltre, chiamato al compito di "vigilare sull’unità", monsignor Ouédraogo non sarà mai solo perché agirà "sempre sub umbra Petri", ovvero in comunione con il Papa che di Pietro è il successore. E facendosi "promotore della fraternità tra i popoli", il nuovo arcivescovo dovrà cercare di costruire sempre "relazioni e ponti, là dove è più difficile".
La preghiera incessante e la pratica della carità
Centrale, nell’omelia del segretario di Stato, il richiamo alla preghiera, così che il nunzio possa "intercedere senza sosta presso Dio e di presentarGli l’offerta del popolo", facendosi questa volta "messaggero del gregge presso il Padre". In questo senso, monsingor Kisito dovrà vegliare sui fedeli "affinché la loro fede cresca, la loro fedeltà si rafforzi e il loro amore per Dio fiorisca". Al contempo, configurandosi al Buon Pastore che non dimentica chi si perde o si smarrisce, il nuovo nunzio dovrà restare sempre pronto a manifestare la carità di Cristo per l’umanità. Infine, il cardinale Parolin ha affidato il nuovo vescovo alla Vergine Maria e ai santi martiri dell’Uganda, di uno dei quali - il più piccolo, morto a soli 14 anni di età - monsignor Ouédraogo porta il nome.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui