Nei Giardini vaticani piantato un ginko biloba, segno di responsabilità verso il Creato
Daniele Piccini – Città del Vaticano
Da oggi, 6 marzo, in un angolo dei Giardini vaticani, un albero di ginko biloba - una delle piante medicinali dell'Estremo Oriente più antiche al mondo - ricorda la responsabilità dell’uomo nei confronti del Creato. L’arbusto è stato piantato in viale della Radio, a pochi metri dalla Grotta di Lourdes, questa mattina, dall’Ordine nazionale dei Dottori agronomi e dei Dottori forestali (Conaf) che ha voluto farne dono a Papa Leone XIV. Il Pontefice li aveva ricevuti lo scorso 5 novembre in udienza in Vaticano e in quell’occasione aveva ribadito la prospettiva giusta con la quale guardare l’agricoltura: "Una forma concreta di carità verso nostra Madre Terra e verso le generazioni che verranno: la Terra non è un possesso, ma un dono! Essa ci precede e ci sarà tolta. È madre che nutre, non materia da sfruttare. Chi la coltiva con rispetto e sapienza partecipa all’opera creatrice di Dio e contribuisce alla pace tra gli uomini".
La miopia degli interessi finanziari che deturba la natura
“Ogni volta che si pianta un albero – ha detto l’arcivescovo Emilio Nappa, segretario generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, intervenendo alla cerimonia di messa a dimora dell'albero, che fiorirà il prossimo anno - soprattutto qui in Vaticano, è segno di un legame. In questo caso tra gli agronomi nazionali e il Santo Padre, il Vaticano e la Chiesa”. Gli alberi che crescono in un giardino, il rispetto per la natura e gli altri esseri umani che vivono in connessione con essa e tra di loro, la responsabilità verso il Creato, richiamano alla memoria per contrasto le tante violazioni alla tutela del territorio commesse in Italia e nel mondo. “Sono molto attaccato alle cose naturali – racconta monsignor Nappa, originario di Napoli - soprattutto perché vengo da una terra devastata dall'egoismo e dalla miopia, per interessi finanziari e economici di coloro che sfruttano la terra e la inquinano. A quelli che verranno dopo, queste persone lasciano, anziché la vita di cui gli alberi sono rappresentazione e incarnazione, morte ed inquinamento, come nella Terra dei Fuochi, in Campania e, come ormai molti studi dimostrano, anche nel nord Italia”, conclude il segretario generale del Governatorato riferendosi alla zona della regione Campania, tra la provincia di Caserta e la provincia di Napoli, dove si recherà in visita il prossimo 23 maggio Papa Leone facendo tappa ad Acerra.
Nel mali del Creato, l'uomo sia soluzione e non problema
“Avete voluto omaggiare il Santo Padre Leone XIV con questo prezioso dono. Piantare un albero è soprattutto lottare contro la deforestazione e la desertificazione”, ha sottolineato da parte sua l'arcivescovo Fernando Chica Arellano, osservatore permanente della Santa Sede presso la Fao, Ifad, Pam, intervenendo anche lui cerimonia di piantumazione. “Mentre tanti rovinano il pianeta – ha proseguito - qui sorge la vita. Dunque l'albero è un polmone di aria pura che invita ognuno di noi ad essere sempre dalla parte della soluzione e mai del problema, sempre dalla parte del bene e mai del male. Piantare un albero - ha concluso monsignor Chica Arellano - adesso spoglio e piccolo come questo, è compiere soprattutto un'iniziativa che valorizza la virtù della pazienza”.
Un impegno per il Creato sostenuto da Leone XIV
“Lo scorso anno – ha ricordato il presidente del Conaf, Mauro Uniformi - l’incontro in Vaticano si è concluso con il nostro impegno a tradurre le parole del Pontefice in azioni concrete di salvaguardia, educazione e sostenibilità, consapevoli che custodire la Terra significa custodire l’uomo. Lungo questa direttrice è nata la Carta di Roma, un documento d'indirizzo espresso negli atti del XIX Congresso nazionale del Conaf, intitolati “Radici nel Futuro”. Il programma indica la direzione futura della professione agronomica e forestale, che dovrà coniugare competenze tecniche e un atteggiamento morale consapevole della propria responsabilità verso il Creato e le future generazioni. “Questa Carta fissa la rotta della professione degli agronomi e dei forestali per i prossimi anni, traducendo – ha aggiunto il presidente Uniformi - in impegni operativi la responsabilità di prendersi cura del capitale naturale, dei sistemi produttivi e dei territori”.
Un programma che la pianta di ginko biloba incarna già con la sua forma: ben radicata nella terra, ma con fusto e chioma che si estendono elegantemente verso l’alto. Una pianta che è un archetipo spirituale, adatta a rappresentare il Creato per uno doppio motivo. Da un lato, le sue origini antiche – lo chiamano “fossile vivente” perché deriva da una specie di piante risalenti a oltre 200 milioni di anni fa – la rendono un legittimo “custode della memoria della Terra”. Dall’altro, la resilienza mostrata sopravvivendo all’esplosione di Hiroshima – esemplari di ginko biloba si rigenerarono dal trauma radioattivo dopo pochi mesi la devastante esplosione – lo rende un ponte ideale tra natura e città, capace di resistere ad inquinamento e scarsità d’acqua, un binomio sempre di più diffuso nei contesti urbani contemporanei. “Simboleggiando equilibrio, memoria, resilienza e trasformazione, il ginko biloba - ha detto infine il presidente Uniformi - è l’immagine di un’anima che attraversa i secoli senza spezzarsi, che integra le polarità e che, anche dopo la distruzione, trova la forza di rifiorire”.
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