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L'omelia del Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, durante la Messa nella Basilica di San Paolo, in occasione delle celebrazioni per il centenario dell'Ordinariato militare per l’Italia L'omelia del Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, durante la Messa nella Basilica di San Paolo, in occasione delle celebrazioni per il centenario dell'Ordinariato militare per l’Italia  (@Vatican Media)

Parolin: il Signore faccia tacere le armi e gli uomini si riconcilino

Il segretario di Stato ha presieduto oggi una Messa nella Basilica di San Paolo fuori le Mura in occasione dei cento anni dell’Ordinariato militare, nato nel 1926 per prendersi cura della vita religiosa dei soldati. "La Chiesa non smette di promuovere una cultura della pace, intesa non come ingenuità disarmata, ma come costruzione paziente di giustizia, dialogo e tutela dei diritti fondamentali"

Daniele Piccini – Roma

“In questo momento che tutti conosciamo chiediamo al Signore che faccia tacere le armi e gli uomini si riconcilino”. È stata la preghiera accorata del cardinale segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, durante la Messa che ha presieduto questa mattina, 3 marzo alle ore 10, nella Basilica di San Paolo nell'ambito delle celebrazioni del centenario dell’Ordinariato Militare per l’Italia, nato nel 1926 per occuparsi dell’assistenza spirituale e religiosa dei militari italiani e delle loro famiglie. Carabinieri, militari dell’Esercito Italiano, Guardia di Finanza, Aeronautica militare, Marina rappresentano stamane l’assemblea, con i colori delle loro divise abbinati ai blu e ai verdi dei mosaici della Basilica papale.

Un militare dell'Esercito sul sagrato della Basilica di San Paolo.
Un militare dell'Esercito sul sagrato della Basilica di San Paolo.

La logica del servizio e della Croce

La dettagliata analisi di Gesù del comportamento dei Farisei, letta durante la liturgia della Parola tratta dal Vangelo di Matteo, deve essere di ispirazione - ha spiegato il porporato durante l’omelia - per il ministero dei cappellani impegnati nei contesti militari. “La parola severa del Vangelo – ha aggiunto il segretario di Stato - non resta una requisitoria contro ‘altri’, ma diventa criterio di comportamento per ciascuno di noi. Ci invita a una coerenza umile, a un'autorità che si esprime nel servizio, a una presenza che non opprime né si esibisce, ma accompagna e orienta”.

“La Croce”, ha sottolineato ancora il cardinale Parolin, deve essere “il paradigma di ogni autorità cristiana”. “Dentro questa logica – ha aggiunto - si comprende anche la missione dell'Ordinariato nel contesto internazionale odierno, segnato da confitti persistenti e tensioni geopolitiche che rendono più complesso il discernimento etico. La Chiesa non smette di promuovere una cultura della pace, intesa non come ingenuità disarmata, ma come costruzione paziente di condizioni di giustizia, dialogo e tutela dei diritti”.

Militari attendono l'inizio della Messa nella Basilica di San Paolo fuori le Mura.
Militari attendono l'inizio della Messa nella Basilica di San Paolo fuori le Mura.

La coerenza silenziosa dell'ascolto

La prima “frattura” nell’atteggiamento dei Farisei, è la “coerenza”, ha puntualizzato il cardinale Parolin. La missione dei cappellani militari consisterà dunque nel mantenere “una coerenza silenziosa, la capacità di ascoltare senza giudicare, di sostenere senza invadere, di parlare di Dio senza moralismo”. La seconda “frattura” riguarda il modo di intendere la norma: i Farisei, dice Gesù nel passaggio di Vangelo citato dal cardinale Parolin, “legano pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente”.

“Nel contesto militare, già segnato da disciplina e responsabilità gravose – ha rilevato ancora il cardinale nell’omelia - la presenza ecclesiale non può aggiungere fardelli ai fardelli. Il cappellano è chiamato a essere spazio di respiro, luogo di discernimento, compagno che illumina la coscienza perché l'obbedienza non diventi deresponsabilizzazione e la disciplina non si trasformi in automatismo morale”.

Sul sagrato della Basilica di San Paolo militari attendono l'inizio della Messa del cardinale Parolin.
Sul sagrato della Basilica di San Paolo militari attendono l'inizio della Messa del cardinale Parolin.

Custodire la coscienza, lo spazio più sacro dell'uomo

La “coscienza”, come insegna il Concilio Vaticano II nella costituzione pastorale Gaudium et spes, richiamata da Parolin, “è il nucleo più segreto e il sacrario dell'uomo, dove egli è solo con Dio”. Compito della Chiesa è dunque “custodire e illuminare questo spazio inviolabile della persona”. Da qui si evince anche il compito dei cappellani che vivono accanto ai militari e devono pertanto “educare alla responsabilità e alla libertà interiore”. Nella “fatica dell'assenza”, nella “paura del pericolo”, nella “ferita del sacrificio” che caratterizzano i doveri dei militari nei difficili contesti in cui sono chiamati ad operare, “la presenza discreta e fedele del cappellano”, ha evidenziato il cardinale Parolin, “diventa un segno concreto della maternità della Chiesa”.

L'ingresso in processione del cardinale Parolin nella Basilica di San Paolo.
L'ingresso in processione del cardinale Parolin nella Basilica di San Paolo.

Il rispetto della dignità di ogni persona

La terza “frattura” nella vita pubblica dei Farisei consiste nella loro “ostentazione”: tutto ciò che fanno, ammonisce Gesù, è per “essere ammirati dalla gente”. Questa, ha sottolineato Parolin, può essere la tentazione anche per i cappellani militari: “La ricerca di visibilità, la cura dell'immagine, il bisogno di apparire”. Il cardinale ricorda poi l’insegnamento di Cristo che deve valere anche per l’Ordinariato: “il più grande tra voi sia vostro servo”. Questo è approccio che deve ispirare l'Ordinariato che “sarà fedele alla sua vocazione non tanto nel rafforzare assetti o cercare visibilità, quanto nel generare un discernimento maturo, capace di coniugare forza e responsabilità, fedeltà allo Stato e rispetto della dignità inviolabile di ogni persona”.

Negli scenari di guerra, ha aggiunto infine il cardinale, è particolarmente importante preservare e “curare” la “coscienza militare”, poiché questo è “il luogo decisivo nel quale si gioca il rispetto della dignità umana, anche nel cuore del conflitto”.

Un momento dell'omelia del segretario di Stato Vaticano, cardinale Pietro Parolin.
Un momento dell'omelia del segretario di Stato Vaticano, cardinale Pietro Parolin.

La vittoria sulla violenza

Al termine dell’omelia la preghiera di pace del segretario di Stato è al contempo un augurio: “Il Signore, che nella Pasqua ha vinto ogni violenza e ha riconciliato il mondo a sé, renda il vostro servizio segno credibile di giustizia e di pace”.

Parole cui si è aggiunta la preghiera dell’arcivescovo Gian Franco Saba, Ordinario Militare per l’Italia dall’aprile del 2025, che salutando il cardinale Parolin ha dedicato un pensiero ai soldati impegnati negli scenari internazionali: “Mentre assistiamo ai conflitti del mondo la nostra voce diventa preghiera per i feriti, per i militari impegnati nelle missioni all’estero, per le loro famiglie e per i capi delle nazioni”.

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03 marzo 2026, 12:35