Parolin sull’Iran: una immane tragedia che rischia di allargarsi
Vatican News
Un dialogo aperto con tutti per evitare che “questa immane tragedia che si sta consumando” si allarghi “sempre di più invece di contenersi”. Il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin ha risposto così su quanto sta avvenendo in Iran, ieri sera 9 marzo a Roma, rispondendo alle domande dei giornalisti a margine della seconda edizione de “Il Tavolo del Ramadan–Iftar”, iniziativa interreligiosa dedicata in particolare all’incontro tra esponenti cristiani, ebraici e musulmani.
“La Santa Sede – ha affermato il porporato - parla con tutti e quando c'è bisogno parla anche con gli americani, parla con gli israeliani e fa presente loro quelle che secondo noi sono le soluzioni”. Si tratta infatti ha precisato Parolin, di “una delle caratteristiche della Santa Sede: il fatto di tenere aperti i canali con tutti gli interlocutori”.
In Libano anche la Chiesa soffre per la violenza
Il cardinale si è soffermato anche sull’uccisione ieri in Libano di padre Pierre El Raii, parroco maronita di Qlayaa, accorso a soccorrere un parrocchiano e poi morto in un successivo bombardamento. Il Papa, sempre ieri, ha espresso il suo “profondo dolore” per la scomparsa del religioso e “per tutte le vittime dei bombardamenti di questi giorni in Medio Oriente, per i tanti innocenti, tra cui molti bambini”. “Purtroppo – ha evidenziato Parolin - anche la Chiesa è vittima di questa situazione, non siamo esenti, non siamo immuni da questa situazione e delle sofferenze della popolazione”.
Gli strumenti della saggezza
Il segretario di Stato ha ribadito poi l’importanza degli strumenti della diplomazia, “che sono gli strumenti della parola, che sono gli strumenti della ragione, che sono gli strumenti della saggezza” ma ha ammesso che non sempre questa via viene accolta. “Non abbiamo strumenti coercitivi – ha proseguito - per imporre la nostra visione delle cose. Continuiamo ad insistere su quelli che sono i principi fondamentali che devono reggere la convivenza civile e pacifica tra i popoli”. È necessario continuare a “seminare” parole di pace “sperando che facciano presa nei cuori”.
La presenza cristiana in Medio Oriente
Sul rischio di non avere più una presenza cristiana in Terra Santa e nel Medio Oriente in genere, il porporato ha affermato che è un rischio sempre denunciato dalla Santa Sede. “Certamente il fatto della guerra, il fatto della destabilizzazione, il fatto dei conflitti, l'odio che aumenta, certamente non favorisce – ha evidenziato il cardinale - una presenza dei cristiani, quindi questo è il motivo ancora di più di preoccupazione”.
Dialogo per Cuba
Anche su quanto sta avvenendo a Cuba, il cardinale Parolin ha sottolineato che è stato fatto tutto quello che andava fatto. “Abbiamo visto il Ministro degli Esteri – ha spiegato - e abbiamo fatto i passi necessari sempre in vista di una soluzione dialogata dei problemi che esistono”.
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