Nella Chiesa sei nuovi venerabili, tra loro il cardinale Altieri
Tiziana Campisi – Città del Vaticano
Leone XIV ha autorizzato il Dicastero delle Cause dei Santi a promulgare i decreti che riconoscono l’offerta della vita del cardinale Ludovico Altieri e le virtù eroiche di Edward Joseph Flanagan, fondatore della Città dei Ragazzi, ed Henri Caffarel, fondatore dell’Associazione “Equipes Notre Dame” e dell’Istituto Secolare “Fraternità di Nostra Signora della Resurrezione”, di Stanisława Samulowska e Maria di Betlemme del Cuore di Gesù Romero Algarín, rispettivamente religiosa della Società delle Figlie di San Vincenzo de’ Paoli e della Congregazione delle Ancelle del Divin Cuore, e infine di Giuseppe Castagnetti, laico. La decisione del Pontefice oggi, 23 marzo, durante l’udienza concessa al cardinale Marcello Semeraro, prefetto del medesimo dicastero.
Ludovico Altieri
Nato a Roma nato il 17 luglio 1805, nel cuore di Roma, da una nobile famiglia, Ludovico Altieri, viene indirizzato dai genitori al servizio diplomatico nella Santa Sede e all’età di 21 anni viene nominato cameriere segreto soprannumerario da Papa Leone XII e incaricato, come ablegato, di recare la berretta cardinalizia all’arcivescovo di Reims, il cardinale Jean-Baptiste de Latil. Matura, poi, il proposito di diventare sacerdote e viene ordinato in privato sacello ad Vaticanum il 24 marzo 1833. Tra gli incarichi ricevuti successivamente quello di Segretario della Sacra Congregazione degli studi e Qualificatore del Sant’Uffizio e di vicario della Chiesa collegiata di Santa Maria in Via Lata. Papa Gregorio XVI lo eleva arcivescovo titolare di Efeso e il 18 luglio 1836 è nominato nunzio apostolico a Vienna, dove rimane per nove anni. Il 14 dicembre 1840 lo stesso Pontefice lo sceglie cardinale in pectore, ne pubblica la creazione il 21 aprile 1845. Ludovico ricopre, fin da subito, svariati incarichi all’interno della Curia. Scelto come Pro-Segretario dei Memoriali, risiede nel Palazzo del Quirinale, dimora del Pontefice. Nel corso degli anni riveste svariati ruoli. Nel Concistoro segreto del 17 dicembre 1860 Papa Pio IX gli assegna la Chiesa di Albano. Quando nell’agosto del 1867 il colera giunge nella cittadina, Ludovico vi si precipita per gestire l’emergenza sanitaria, stare vicino alla gente, amministrare i sacramenti. Contratto il male, muore l’11 agosto 1867. Definito “martire della carità”, per l’instancabile ed amorevole dedizione mostrata nell’assistere e confortare ammalati e moribondi, la sua fama di santità si è diffusa rapidamente. La causa che lo riguarda intende dimostrare che la sua morte prematura nel contesto in cui è avvenuta, è offerta della vita, secondo i criteri del motu proprio Maiorem hac dilectionem di Papa Francesco, è per questo da oggi è venerabile.
Edward Joseph Flanagan
Edward Joseph Flanagan nasce il 13 luglio 1886 a Ballymoe, in Irlanda. Ottavo di 11 figli, all’età di 18 anni si trasferisce negli Stati Uniti, convinto da uno dei suoi fratelli. Conseguita la laurea di primo livello in lettere e filosofia viene ammesso al Saint Joseph’s Seminary a Yonkers (New York), ma durante il primo anno si ammala gravemente e rimane nell’infermeria del seminario per quasi cinque mesi, finché i medici non gli consigliano di sospendere lo studio e tornare a casa. Emerge una debolezza polmonare cronica che lo accompagna per tutta la vita. Appena ristabilito viene mandato a studiare a Roma, alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, ma una ricaduta della malattia lo costringe, durante il primo anno, a fare ritorno negli Stati Uniti. Per un periodo di tempo lavora nel reparto contabilità della Cudahy Packing Company, poi riprende gli studi. Viene ordinato sacerdote a Innsbruck il 26 luglio 1912. Come vice-parroco di Saint Patrick, colpita otto giorni dopo il suo arrivo, da un tornado, padre Flanagan si da da fare per stare vicino alla gente, aiutare le vittime e le loro famiglie, rispondere alle necessità delle persone. Nel 1914, in collaborazione con l’associazione San Vincenzo de Paoli, realizza il progetto di un ostello per lavori disoccupati, il Workingmen’s Hotel, dove si rende conto della necessità di offrire un’adeguata educazione ai ragazzi. Istituisce quindi, il 12 dicembre 1917 a Omaha, la Boys Home, un ambiente in cui accogliere minori abbandonati o vittime di abusi. L’opera cresce ben presto e padre Flanagan acquista Overlook Farm, una fattoria di circa 60 ettari dove poi si sposta la Boys Home. La struttura prende il nome di Boys Town, con 280 ragazzi e un progetto edilizio di nuove costruzioni, per il quale parte un’ingente raccolta fondi. Nel 1934 diviene una cittadella fondata su una forma di autogoverno. Padre Flanagan ricopre un ruolo paterno per centinaia e centinaia di ragazzi e si impegna per far conoscere l’opera. Nel settembre 1945, terminata la Seconda Guerra Mondiale, lavora per accogliere a Boys Town un gran numero di ragazzi orfani o con le famiglie di origine disintegrate. Nel 1947 si reca in Giappone e Corea, dove per altro già esisteva un movimento per la costruzione di una Città dei ragazzi e il grande successo di questo viaggio lo porta poi a Vienna per aiutare la pianificazione del sistema di assistenza agli orfani di guerra. Il 15 maggio 1948, mentre si trovava a Berlino, muore in seguito a un improvviso attacco cardiaco. Non appena rimpatriata, sono circa 30mla le persone che rendono omaggio alla sua salma. La sua idea ha portato alla costituzione di 89 Boys Town in tutto il mondo. La sua fama si è diffusa in particolar modo attraverso un lungometraggio uscito nel 1938 e distribuito in Italia, a partire dal 1946, con il titolo La città dei ragazzi.
Henri Caffarel
Di nazionalità francesce, Henri Caffarel nasce a Lione il 30 luglio 1903. Nel 1923, leggendo il libro Vademecum proposé aux âmes religieuses della suora italiana Benigna Consolata Ferrero, intuisce la propria vocazione alla vita consacrata. Frequenta l’abbazia di Auberive (Grand-Est) ma problemi di salute gli impediscono di seguire il percorso abituale dei seminaristi, tuttavia il superiore del séminaire des Carmes di Parigi lo iscrive come libero uditore all’Institut Catholique. Ordinato sacerdote il 19 aprile 1930, lavora nel segretariato generale della JOC (Jeunesse Ouverière Chrétienne) poi in quello dell’Azione Cattolica come segretario generale della Centrale catholique du cinéma et de la radio, e inseguito dirige la rivista Choisir, il settimanale creato nel 1932 per informare ed educare il pubblico all’uso del cinema e la radio, nonché per promuoverne il miglioramento. Nel 1936 lascia tutti suoi incarichi, per dedicarsi alla predicazione di ritiri spirituali ed animare raduni, soprattutto di giovani, e nel 1939 da inizio ad una nuova forma di apostolato, un ministero dedicato all’accompagnamento delle coppie di sposi. Ben presto i gruppi crescono e così, successivamente nascono le èquipes Notre Dame. L’8 settembre 1943 nella grotta di Lourdes insieme a sette vedove, chiede l’intercessione della Vergine Maria per comprendere la volontà di Dio sulla fondazione di un nuovo gruppo dedicato alle donne in stato di vedovanza. Nel 1977 questo nuovo gruppo viene chiamato “Fraternità Notre Dame de la Résurrection”. Negli anni 50 padre Caffarel compie numerosi viaggi, per far nascere ed accompagnare nuovi centri delle èquipes: Belgio, Egitto, Spagna, Canada, Brasile, Colombia, Polonia e Stati Uniti, sono solo alcuni dei Paesi che raggiunge. Negli anni sessanta gestisce una grande casa a Troussures e organizza settimane di preghiera aperte a tutti, laici, sacerdoti, celibi e sposati. Muore il 18 settembre 1996 a Beauvais.
Stanisława Samulowska
Da oggi pure venerabile, Stanisława Samulowska nasce il 30 gennaio 1865, da una famiglia di agricoltori di Woryty, nella diocesi di Warmia (Prussia Orientale). Ancora dodicenne, mentre si prepara alla Prima Comunione ha, insieme ad alcune compagne, alcune apparizioni della Vergine Maria. Per evitare l’arresto da parte delle autorità prussiane, ostili verso il cattolicesimo e verso i Polacchi, per interessamento del parroco viene ospitata da un amico della sua famiglia, e poi dalle Suore Figlie della Carità di S. Vincenzo de’ Paoli, dove poi decide di entrare. Dopo gli anni della formazione, il 2 febbraio 1889 emette i voti a Parigi, dove resta per circa 12 anni e si dedica all’assistenza dei bambini e a un rifugio presso la casa delle Figlie della Carità di Belleville. Il 9 agosto 1895 viene inviata in Guatemala dove rimane per il resto della sua vita spendendosi secondo il carisma vincenziano. Ricopre vari incarichi, tra i quali quello di Superiora del Noviziato e poi di Superiora dell’ospedale provinciale di Antigua e di altri Ospedali Provinciali, carica che mantiene fino al 1917 e dove si distingue per una particolare sollecitudine verso i malati. Grande il suo impegno per l’ospedale, nel quale fa costruire una cappella e poi una basilica. Suor Stanisława muore all'età di 85 anni l’8 dicembre 1950, dopo una grave malattia di cancro insorta duramente l’ultimo anno della vita. Ai suoi funerali grande la partecipazione della gente e numerose le autorità civili ed ecclesiastiche.
Maria di Betlemme del Cuore di Gesù Romero Algarín
È di Siviglia Maria Dolores Romero Algarín, vi nasce il 6 ottobre 1916. Resta orfana ancora bambina e in seguito insieme ad alcune amiche, inizia a sviluppare una serie di attività apostoliche e caritatevoli e si dedica particolarmente ai bambini bisognosi e ai braccianti più poveri. Successivamente si innamora, ricambiata, di un giovane, che poi, feritosi a una gamba in un incidente in moto, una volta guarito, attribuisce quanto accadutogli alla Madonna. Maria Dolores ritiene il tutto un segno della chiamata a seguire Gesù Cristo nella vita consacrata. Così, il 19 marzo 1938, all'età di 21 anni, entra nella Congregazione delle Ancelle del Divin Cuore, iniziando il suo postulato a Moguer (Huelva). Adottando il nome di Maria Belén del Corazón de Jesús e viene assegnata al Collegio di Aracena (Huelva), dove lavora come insegnante ed è responsabile del collegio per gli studenti. Svolge le stesse attività in altre case e intanto matura la vocazione missionaria. Il 16 gennaio 1953 viene inviata come superiora e fondatrice alla missione di Dianópólis (Tocantins), nel cuore del Brasile. Qui, oltre a prendersi cura dei poveri e degli ammalati, estende il suo apostolato ai villaggi circostanti. Nel 1962, nominata superiora della comunità e direttrice del Collegio Volta Redonda (Rio de Janeiro), affronta un cambiamento difficile ma si spende per le attività scolastiche, la formazione delle giovani religiose e la promozione di numerose opere di apostolato e di carità, come la visita alle carceri e la fondazione dell’“Associazione Servir” per l'assistenza ai poveri. Negli anni successivi le vengono affidati nuovi incarichi che svolge con spirito di servizio, persino quando nella comunità di Valdezorras soffre una “notte oscura”. Nel 1977 le viene diagnosticato un cancro ai polmoni con metastasi ossee, muore il 12 novembre.
Giuseppe Castagnetti
Proviene da una famiglia di solida tradizione cristiana Giuseppe Castagnetti, che nasce in provincia di Modena, nella borgata di Ringola, presso Montebaranzone, frazione del Comune di Prignano sulla Secchia il 15 marzo 1909, quartultimo di almeno 13 figli. Giuseppe si forma nell’Azione Cattolica e ha circa vent’anni quando stringe un rapporto personale con San Pio da Pietrelcina, di cui si ritiene figlio spirituale. Nel 1928 subentrò al fratello Adolfo nella conduzione di un caseificio a Sterpatelli. Il lavoro lo impegna moltissimo, ma riserva un adeguato tempo alla vita spirituale. L’11 febbraio 1939 sposa Giovannina Seghedoni, con la quale fra il 1940 e il 1958 ha 12 figli. Anni dopo diviene il proprietario unico del caseificio, affrontando al contempo le problematiche della moglie cui viene diagnosticata una patologia psichiatrica. Per questo Giuseppe si assume il compito di educare moralmente e cristianamente i figli. Eletto sindaco di Prignano sulla Secchia, all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, si dedica, anzitutto, alla cura delle fasce più deboli, e si impegna per fare ricostruire le strade comunali, i collegamenti idrici, elettrici e telefonici, la rete fognaria. Si preoccupa pure del piano di edilizia popolare, dell’edilizia scolastica e della cura del verde pubblico e fa aprire un consultorio pediatrico e un ambulatorio permettendo ai lavoratori più bisognosi di usufruire di visite mediche gratuite. Per i meriti acquisiti nella ricostruzione, il 2 giugno 1954 viene nominato Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana. Continua ad impegnarsi per la sua cittadina anche quando termina il suo incarico e successivamente si adatta a fare piccoli lavori manuali. Diventato vulnerabile perché privo del suo ruolo istituzionale, diventa oggetto di atteggiamenti e gesti meschini e di umiliazioni morali. Muore il 22 giugno 1965, chiedendo perdono e perdonando tutti quelli che gli avevano fatto del male. Il 26 giugno 2005, a 40 anni dalla morte, il sindaco di Prignano sulla Secchia ha inaugurato, di fronte al municipio, un busto in bronzo in suo onore.
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