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2025.03.07 foto mostra carceri minorili

A Verona un convegno sulle carceri, il Papa: "Dalla sofferenza sbocciano fiori"

In occasione dell'evento “Esodo, impronte dalla reclusione alla libertà", il Pontefice ricorda come sensibilità, attenzione ai bisogni degli altri e rispetto siano essenziali per curare le ferite di chi è recluso. In 15 anni di attività della Fondazione Esodo, organizzatrice dell'incontro, quasi 5.000 persone sono state accompagnate attraverso percorsi che integrano accoglienza, formazione, lavoro e interventi educativi

Vatican News

“Quando si custodiscono, pur in condizioni difficili, la bellezza dei sentimenti, la sensibilità, l’attenzione ai bisogni degli altri, il rispetto, la capacità di misericordia e di perdono, allora dal terreno duro della sofferenza e del peccato sbocciano fiori meravigliosi e anche tra le mura delle prigioni maturano gesti, progetti e incontri unici nella loro umanità”. Lo scrive Leone XIV in un messaggio di saluto ed incoraggiamento, a firma del cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, inviato agli organizzatori del convegno dal titolo “Esodo, impronte dalla reclusione alla libertà”, organizzato oggi, 26 marzo, presso il Teatro Ristori di Verona. L’evento, patrocinato dal Dicastero della Comunicazione della Santa Sede e poi da Ministero della Giustizia, Regione del Veneto, Comune di Verona, Città di Vicenza e Comune di Belluno, sostenuto dalla Fondazione Cariverona, è stata l’occasione per esporre il bilancio di 15 anni di attività della Fondazione Esodo Onlus, nata per sostenere detenuti, ex detenuti e persone in esecuzione penale esterna nel passaggio dalla detenzione alla piena autonomia. 

Amore e accoglienza

In quindici anni di attività della Fondazione, i cui progetti sono stati sostenuti anche dalla diocesi di Vicenza attraverso l’ufficio Caritas, nel veneto quasi 5.000 persone sono state accompagnate attraverso percorsi personalizzati che integrano accoglienza, formazione, lavoro e interventi educativi. “Uno dei pilastri del modello Esodo – hanno spiegato gli organizzatori del convegno - è l’accoglienza residenziale esterna al carcere, tra gli interventi di maggiore intensità educativa. Nel periodo 2011–2025 sono state realizzate 1.384 accoglienze residenziali, per un totale di 193.581 giornate di accoglienza. L’impatto del progetto emerge anche dai dati sulla recidiva. Fondazione Esodo ha effettuato due rilevazioni sul campione delle persone dimesse dal percorso. Il tasso di recidiva a cinque anni dalla dimissione risulta pari al 13,8% nella rilevazione del 2018 e al 14,4% nella rilevazione del 2022, dati significativamente più bassi rispetto alle medie nazionali del sistema penitenziario”. “Quindici anni di lavoro ci dicono che il reinserimento non è solo una questione sociale ma una responsabilità di tutta la comunità – ha affermato don Enrico Pajarin, presidente della Fondazione Esodo –. Dietro ad ogni numero ci sono persone che hanno avuto la possibilità di ricostruire la propria vita grazie a una rete di enti, operatori e volontari che hanno scelto di accompagnarle. Investire nel reinserimento significa costruire comunità più giuste e più sicure”.

I partecipanti al convegno di Verona
I partecipanti al convegno di Verona

Importanti risultati

Di risultato importante ha parlato anche Margherita Forestan, vice presidente vicario di Fondazione Cariverona: “Soprattutto , raccontano un’idea di comunità. Accompagnare una persona dal carcere alla libertà non significa soltanto offrire un sostegno in un momento difficile: significa riconoscere che il reinserimento è una responsabilità collettiva, che chiama in causa istituzioni, terzo settore, volontariato e comunità locali”. "Dal punto di vista dell’esecuzione penale, l’Italia si sta allineando alla maggior parte dei Paesi europei che, da decenni, applicano le misure di libertà vigilata come risposta prioritaria nel contrasto alla criminalità” ha spiegato nel suo intervento Annamaria Raciti, direttore dell’Ufficio interdistrettuale di esecuzione penale esterna per il veneto, il Friuli Venezia Giulia e le province autonome di Trento e Bolzano. “Va così delineandosi, anche nel nostro Paese, un sistema di ‘giustizia di comunità’, ovvero una forma di penalizzazione non più fondata sull’esclusione e sulla limitazione, ma sull’integrazione e la restituzione, con obblighi di ‘fare’ prevalenti sugli obblighi di ‘non fare’' ".

Giustizia di prossimità

La  giustizia di comunità è stata al centro anche dell'intervento di Paola Ziccone, dirigente del Centro per la giustizia minorile di Venezia, sostenendo che l’ evoluzione verso questo modello, “inteso come superamento della logica puramente contenitiva e afflittiva in favore di percorsi di riparazione territoriale, rappresenta un obiettivo strategico per il sistema della giustizia minorile.  Per consolidare tale modello, è imprescindibile rafforzare la rete di sussidiarietà tra istituzioni pubbliche, terzo settore e cittadinanza attiva, promuovendo una sinergia virtuosa tra i diversi attori coinvolti.  In particolare, la misura della messa alla prova richiede investimenti strutturali in risorse umane qualificate e l’implementazione di programmi di Giustizia riparativa diffusi sul territorio”.

I partecipanti

Il convegno, moderato dal giornalista dei media vaticani Davide Dionisi, ha visto la partecipazione di Irma Conti, Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà; don Enrico Pajarin e Alessandro Ongaro, rispettivamente presidente e segretario della Fondazione Esodo; Enrico Farina del Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria del Triveneto; Annamaria Raciti dell’Ufficio interdistrettuale esecuzione penale esterna di Venezia; Paola Ziccone del Centro giustizia minorile di Venezia; Carla Midena della Direzione Servizi Regionali del Veneto; Francesca Rapanà dell’Università degli Studi di Verona; Margherita Forestan della Fondazione Cariverona.

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26 marzo 2026, 12:15