Ordinariati personali, una identità condivisa nella sequela di Cristo
Vatican News
L’ethos ecclesiale distintivo, la bellezza nell’evangelizzazione, l’impegno per i poveri, una cultura pastorale quotidiana e la famiglia come Chiesa domestica. Ancora, la predicazione fondata sulla Scrittura e il ruolo della direzione spirituale e del sacramento della Penitenza. Sono questi i tratti caratteristici degli Ordinariati personali che concorrono a formare una identità “fondamentale” e “condivisa”, nel “cammino comune di sequela di Cristo” in piena comunione con la Chiesa cattolica, individuati dai vescovi delle strutture istituite con la Costituzione apostolica Anglicanorum Coetibus nel corso dell’assemblea plenaria svoltasi al Dicastero per la Dottrina della Fede dal 1º al 3 marzo scorso. A darne notizia è lo stesso organismo guidato dal cardinale prefetto Víctor Manuel Fernández, che ha pubblicato sul sito una relazione intitolata “Caratteristiche dell’eredità anglicana così come viene vissuta negli Ordinariati istituiti con la Costituzione Apostolica Anglicanorum Coetibus”, nella quale i vescovi descrivono l’esperienza vissuta nei loro Ordinariati e specialmente come gli elementi provenienti dalla tradizione anglicana sono stati recepiti e integrati.
L’eredità anglicana
È emerso, ad esempio, che, nonostante le vaste distanze geografiche degli Ordinariati – da Inverness a Devon, da Edmonton a Orlando, da Perth a Sydney a Guam – è diffuso il sentimento di identità comune nato dalla condivisione di quel “degno patrimonio di pietà e di uso” al quale Paolo VI si riferiva parlando dell’eredità anglicana. Quella stessa eredità che si intendeva preservare quando Giovanni Paolo II approvò la Pastoral Provision nel 1980, e, successivamente, quando Benedetto XVI promulgò la Costituzione Apostolica Anglicanorum Coetibus, nel 2009. Riflettendo su tale “dono prezioso”, i vescovi hanno richiamato l’omelia tenuta dal prefetto Fernández all’ordinazione episcopale del vescovo David A. Waller nella cattedrale di Westminster il 22 giugno 2024 e in particolare la riflessione sull’inculturazione della fede cattolica tra persone che hanno vissuto il Vangelo nel contesto della comunione anglicana e il “nuovo volto” della Chiesa che in tale processo “non solo dona ma è anche arricchita”.
La famiglia primo luogo di fede
In risposta all’invito a descrivere l’esperienza vissuta, i vescovi hanno individuato sette tratti che considerano caratteristici dell’eredità spirituale e pastorale degli Ordinariati: prima di tutto, un distintivo “ethos ecclesiale” contraddistinto dall’ampia partecipazione di clero e laici alla vita e al governo della Chiesa; poi, “l’evangelizzazione attraverso la bellezza”, non fine a se stessa, ma per il potere di condurre a Dio, e “l’impegno diretto verso i poveri” nelle realtà concrete del quartiere. Ancora, i vescovi hanno indicato come tipici una “cultura pastorale” di profonda interconnessione tra culto divino e vita quotidiana secondo il ritmo liturgico, “quasi monastico, tratto dalla tradizione spirituale inglese”, nonché la famiglia come Chiesa domestica e primo luogo di fede appresa e vissuta. Infine, è stato posto l’accento sulla forte tradizione di predicazione fondata sulla Scrittura e l’importanza della direzione spirituale e del sacramento della Penitenza.
Lo stile dell’accoglienza di comunità e individui
Tutti questi elementi, per i vescovi, riconducono alla centralità del mistero dell’Incarnazione nel patrimonio preservato negli Ordinariati in questi anni, nello stile dell’accoglienza di comunità e individui in piena comunione e della partecipazione alla missione della Chiesa. In tal modo, hanno concluso i vescovi, gli Ordinariati crescono organicamente offrendo un riflesso unico del volto della Chiesa e un contributo distintivo alla ricchezza viva della sua identità come “una, santa, cattolica e apostolica.”
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