Il "non sapere" che lascia aperta la via della conversione

"La Pasqua di Gesù ci fa pre-gustare, in questo tempo colmo ancora di sofferenze e di prove, la pienezza di ciò che accadrà dopo la morte". Con lo sguardo al Risorto, come esortano a fare queste parole di Leone XIV, prosegue la collaborazione tra Vatican News e la Biblioteca Apostolica Vaticana per vivere la Quaresima: ogni settimana un capolavoro delle collezioni pontificie accompagnato dei Papi

Paolo Ondarza – Città del Vaticano

Anche questa settimana, nel nostro cammino quaresimale, continuiamo a sfogliare il Libro d’ore, Ott. Lat. 2919, custodito nella Biblioteca Apostolica Vaticana: un testimone esemplare, di piccolo formato come è consueto per questa tipologia libraria, realizzato nel XV secolo e riccamente decorato dal «Maestro di Guillebert de Metz», che al contenuto degli uffici ha dedicato numerose miniature.

Crocifissione, Libro d’ore Biblioteca Apostolica Vaticana, Ott. lat. 2919 Fiandre, sec. XV, f.25v
Crocifissione, Libro d’ore Biblioteca Apostolica Vaticana, Ott. lat. 2919 Fiandre, sec. XV, f.25v   (©Biblioteca Apostolica Vaticana)

Il costato trafitto

Dall’Ufficio della Croce, che occupa i fogli dal 13 al 33 ed è inserito subito dopo il calendario posto in apertura del codice, è tratta la scena della Crocifissione. Dominata dalla figura di Gesù appeso sulla croce, coronato di spine e nimbato, cioè con l’aureola, la composizione ritrae l’istante in cui la lancia trafigge il costato di Cristo. Colpiscono l’attenzione i corpi contorti dei due ladroni, appesi nelle croci laterali. A terra è raccolta una grande folla. Nella concitazione generale si riconosce la figura della Vergine Maria che, vestita di un manto blu, sviene, sorretta dalle braccia dell’evangelista Giovanni.

Crocifissione, Libro d’ore Biblioteca Apostolica Vaticana, Ott. lat. 2919 Fiandre, sec. XV, f.25v
Crocifissione, Libro d’ore Biblioteca Apostolica Vaticana, Ott. lat. 2919 Fiandre, sec. XV, f.25v   (©Biblioteca Apostolica Vaticana)

Davvero era il Figlio di Dio!

Dalla parte opposta un uomo punta l’indice verso Gesù e al di sopra del dito campeggiano in un cartiglio le parole pronunciate in latino dal centurione:  Vere filius Dei erat iste. Il Figlio di Dio ha consegnato lo spirito. Narra l’evangelista Matteo: «Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: Davvero costui era Figlio di Dio!» (Mt 27, 51-54).

Crocifissione, Libro d’ore Biblioteca Apostolica Vaticana, Ott. lat. 2919 Fiandre, sec. XV, f.25v
Crocifissione, Libro d’ore Biblioteca Apostolica Vaticana, Ott. lat. 2919 Fiandre, sec. XV, f.25v   (©Biblioteca Apostolica Vaticana)

Le tunica divisa e tirata a sorte

Poco prima del supplizio, san Matteo precisa: «Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte» (Mt 27,35). Nel bas-de-page, la parte inferiore del foglio, all’interno della decorazione marginale fitomorfa con foglie d’edera dorate e fiori si distinguono le figure dei soldati che giocano a dadi la veste di Cristo. Agli angoli invece sono presenti quattro angeli variamente colorati. Splendida la figura femminile inginocchiata e con un libro aperto, posta in basso a sinistra del riquadro: prega e contempla davanti alla Crocifissione. Quella donna è il lettore del Libro d’ore, quindi ognuno di noi, che osservando la miniatura è invitato al raccoglimento.

Le parole di Benedetto XVI

“Gesù sulla croce si rivolge al Padre e non solo chiede il perdono per i suoi crocifissori, ma offre anche una lettura di quanto sta accadendo. Secondo le sue parole, infatti, gli uomini che lo crocifiggono «non sanno quello che fanno» (Lc 23,34). Egli pone cioè l’ignoranza, il «non sapere», come motivo della richiesta di perdono al Padre, perché questa ignoranza lascia aperta la via verso la conversione, come del resto avviene nelle parole che pronuncerà il centurione alla morte di Gesù: «Veramente, quest’uomo era giusto» (v. 47), era il Figlio di Dio. Rimane una consolazione per tutti i tempi e per tutti gli uomini il fatto che il Signore, sia a riguardo di coloro che veramente non sapevano – i carnefici – sia di coloro che sapevano e lo avevano condannato, pone l'ignoranza quale motivo della richiesta di perdono – la vede come porta che può aprirci alla conversione.”

(Benedetto XVI – Udienza Generale del 15 febbraio 2012)

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24 marzo 2026, 14:10