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La locandina del documentario "Nelle tue mani" La locandina del documentario "Nelle tue mani"

Creatività e IA nel documentario “Nelle tue mani”

Presentata in Vaticano l'opera audiovisiva, prodotta dal Dicastero per la Comunicazione e firmata dalla giornalista Fausta Speranza. Il lavoro riflette sul valore della creatività e della manualità umana nell’epoca delle trasformazioni tecnologiche. Il prefetto Ruffini ha sottolineato l'importanza della "lentezza che genera bellezza", mentre Lorenzo Fontana, presidente della Camera, ha ricordato che "se l'uomo preserva l'anima non teme l'intelligenza artificiale"

Sara Costantini - Città del Vaticano

"Allora il Signore Dio plasmò l’uomo dalla polvere della terra e soffiò nelle sue narici il soffio di vita" (Genesi 2,7). Dio prende la materia fragile e, con un atto di cura infinita, la trasforma. La mano divina non solo modella, ma dà dignità, conferisce significato e avvia un dialogo tra il finito e l’infinito.

Proprio nella consapevolezza del valore trascendente di ogni atto creativo, l’8 dicembre 1965, a conclusione del Concilio Vaticano II, Paolo VI rivolse agli artisti uno dei messaggi più intensi del suo pontificato. Papa Montini li invitò a custodire e a rivelare la dimensione spirituale della realtà. Molti risposero restituendo, attraverso il proprio lavoro, la fiducia ricevuta.

Ed è da quelle parole che prende avvio il documentario Nelle tue mani, prodotto dal Dicastero per la Comunicazione e presentato giovedì 12 marzo nella Sala San Pio X di via della Conciliazione a Roma. Il progetto è firmato da Fausta Speranza, giornalista dei media vaticani, con la regia di Stefano Gabriele.

Il presidente della Camera, Roberto Fontana, accanto a Paolo Ruffini, Prefetto del Dicastero per la comunicazione
Il presidente della Camera, Roberto Fontana, accanto a Paolo Ruffini, Prefetto del Dicastero per la comunicazione

Creatività e tempo nell’epoca della velocità

A introdurre la proiezione è stato il prefetto del Dicastero, Paolo Ruffini, che ha invitato a riflettere sul significato della creatività umana in un’epoca segnata da trasformazioni tecnologiche rapidissime. Aprendo l’incontro e salutando, tra gli altri, il presidente della Camera Lorenzo Fontana, Ruffini ha sottolineato come "viviamo in un’epoca che corre velocemente dimenticando che siamo noi il nostro tempo". "L’essenza dell’arte - ha aggiunto -, come quella della comunicazione e della vita, non sta soltanto nel prodotto finale, ma nel processo creativo: nella relazione, nella cura del tempo, nella pazienza dell’artigiano. A volte è proprio la lentezza, e non la velocità fine a sé stessa, a generare bellezza".

Il presidente Fontana ha ricordato, dal canto suo, quanto "siamo fortunati a vivere in contesti che ci hanno donato artisti, bellezza, cultura e saggezza". Nel suo discorso, il presidente della Camera ha evidenziato il ruolo dei sensi e della percezione nel conoscere il mondo. Richiamando Tommaso d’Aquino, ha sottolineato che "Dio ci ha dato i sensi per conoscere il mondo e, attraverso questa conoscenza, arrivare a Lui". Questa attenzione all’esperienza e all’ingegno umano, ha aggiunto, è ciò che permette all’uomo di custodire la creatività e di trasmetterla alle generazioni future, senza lasciarsi dominare dalla tecnologia. "L’IA non ci deve far paura - ha concluso - se l’uomo rimane uomo, con corpo e anima, potrà usarla come strumento per valorizzare il proprio ingegno e la propria creatività".

Le mani che creano: arte, conoscenza, coscienza

Il documentario propone uno sguardo sulla manualità e sulla creatività umane e sulle loro implicazioni culturali e spirituali. L’immersione nel laboratorio artistico Arte Poli di Verona - dove sopravvivono tecniche rinascimentali rare e preziose - diventa un paradigma del lavoro artistico come luogo di collaborazione e di sintesi tra saperi diversi.

Alla luce delle sfide poste dalle nuove tecnologie emerge anche il confronto con l’intelligenza artificiale. Come ha ricordato Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, attraverso un videomessaggio registrato per l'occasione: "Di fronte alle trasformazioni tecnologiche, la scelta non è tra l'uomo o la macchina, ma custodire la centralità della persona".

Il documentario raccoglie gli appelli di cinque Pontefici - da Paolo VI fino a Papa Leone XIV - insieme alle riflessioni di studiosi provenienti da ambiti diversi. Tra questi, le analisi dello psichiatra Tonino Cantelmi, presidente dell’Istituto di Terapia Cognitivo Interpersonale; le considerazioni della teologa Linda Pocher delle Figlie della Chiesa; e i contributi dello storico Gabriele Rigano, autore del volume Combattere in un museo.

Attraverso immagini esclusive provenienti dagli archivi dei Musei Vaticani, il racconto mostra come la manualità non sia soltanto abilità tecnica ma anche forma di pensiero. La scienza stessa dimostra che la rappresentazione della mano nel cervello umano è molto più ampia della sua dimensione reale: attraverso le mani comprendiamo, impariamo, creiamo.

Un momento della presentazione del documentario
Un momento della presentazione del documentario

Un umanesimo delle mani

Un algoritmo può analizzare dati, una macchina può formulare diagnosi. Ma la cura autentica richiede ancora il gesto umano: il tocco che calibra, sostiene e riconosce la fragilità dell’altro. L’intelligenza artificiale può simulare processi e produrre risultati plausibili, ma resta priva di una reale intenzione originaria, di passione e di esperienza vissuta.

La storia stessa ricorda quanto la bellezza, creazione che prende forma attraverso le mani, sia parte essenziale della dignità umana. Durante gli anni drammatici della guerra, tra il 1943 e il 1945, Pio XII volle salvare non soltanto vite umane, ma anche il patrimonio artistico. Nei palazzi vaticani trovarono rifugio sia persone in fuga sia opere d’arte provenienti da diverse città: due forme diverse della stessa difesa della vita.

La tavola rotonda che ha seguito la proiezione
La tavola rotonda che ha seguito la proiezione

Dopo la proiezione del documentario si è svolta la tavola rotonda Rivelazione digitale, con la partecipazione di Federico Eichberg, capo gabinetto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, del fotoreporter Roberto Salomone e di Giovanni Tridente, docente di Analisi dell’Informazione alla Pontificia Università della Santa Croce. Eichberg ha posto l'accento sull’importanza del passaggio di testimone tra generazioni: le mani degli artigiani trasmettono competenze e saperi in modo unico, rivelando qualità che l’intelligenza artificiale non potrà replicare, come la scelta artistica, il libero arbitrio e la sensibilità che anima le opere. "Di solito concentriamo l’attenzione sul sostantivo: 'intelligenza'. Forse invece dovremmo guardare di più all’aggettivo: 'artificiale'", ha sottolineato il prof. Tridente. "Artificiale - ha aggiunto - significa fatto con arte, prodotto dall’uomo attraverso tecnica, ingegno, creatività. In questo senso, l’IA ci costringe a chiederci cosa sia davvero l’intelligenza, che cosa significhi comprendere, creare, vedere, immaginare".

 Il documentario di Fausta Speranza sembra suggerire così un nuovo umanesimo: un umanesimo delle mani, in cui la bellezza diventa ponte tra culture, generazioni e fragilità. Ma il titolo — Nelle sue mani — può anche essere letto, ha ricordato l'autrice,  come un atto di affidamento nella prospettiva della fede: da credenti, siamo consapevoli che il nostro ingegno non ci appartiene.

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12 marzo 2026, 17:11