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Il cardinale Sako Il cardinale Sako  (AFP or licensors)

Il cardinale Sako rinuncia all’ufficio di Patriarca di Baghdad dei Caldei

Il porporato ha presentato al Papa le sue dimissioni, accettate oggi 10 marzo, e in una lettera ripercorre gli anni del suo ministero in Iraq. “Ho guidato la Chiesa caldea in circostanze estremamente difficili e in mezzo a grandi sfide. Ho preservato l'unità delle sue istituzioni e non ho risparmiato sforzi per difenderla”, scrive, auspicando che “in questi tempi difficili” a succedergli sia “qualcuno che creda nel rinnovamento, nell'apertura e nel dialogo”

Vatican News

Papa Leone XIV ha accettato oggi, 10 marzo, la rinuncia all’ufficio di Patriarca di Baghdad dei Caldei, presentata da Sua Beatitudine il cardinale Louis Raphaël Sako, a norma del canone 126 §2 del Codice dei canoni delle Chiese orientali (CCEO).

La lettera del cardinale Sako

In una lettera diffusa questa mattina, il porporato spiega di aver pensato alle dimissioni già due anni fa, non appena compiuti 75 anni, di averne parlato, allora, con Papa Francesco e di essere stato da lui incoraggiato a rimanere. La decisione di presentare la propria rinuncia a Leone XIV, per potersi “dedicare in silenzio alla preghiera, alla scrittura e al semplice servizio”, e di spiegarla in una missiva “per evitare qualsiasi equivoco”, confermando di non essere stato costretto da nessuno a farlo e di avere chiesto le dimissioni spontaneamente. “Ho guidato la Chiesa caldea in circostanze estremamente difficili e in mezzo a grandi sfide - scrive Sako -. Ho preservato l'unità delle sue istituzioni e non ho risparmiato sforzi per difenderla”. Altrettanto il porporato dichiara di avere fatto per “i diritti degli iracheni e dei cristiani, prendendo posizione e mantenendo una presenza sia all'interno che all'esterno del Paese”.

Un nuovo patriarca che creda nel rinnovamento

Il cardinale racconta che i suoi 13 anni di servizio a Baghdad “sono stati anni di amorevole cura pastorale, di accompagnamento e di crescita”, ringrazia Dio “per la grazia d'amore” concessagli, la sua famiglia, quanti hanno vissuto con lui negli anni in cui è stato sacerdote a Mosul, vescovo a Kirkuk e patriarca a Baghdad, e i suoi assistenti. “In questi tempi difficili, spero che la guida della Chiesa cattolica caldea sia affidata a un patriarca che possieda una solida cultura teologica, coraggio e saggezza” auspica Sako, che nella sede di Baghdad dei Caldei ritiene necessario “qualcuno che creda nel rinnovamento, nell'apertura e nel dialogo e che abbia anche il senso dell'umorismo”.

Il testamento

Infine, nella lettera, il porporato rivela di avere scritto il suo testamento quando era ancora sacerdote e di averlo rinnovato più volte, di possedere “circa quaranta milioni di dinari iracheni, cinquemila dollari americani e cinquemila euro” raccolti dagli “stipendi in 52 anni di servizio sacerdotale, oltre a quanto ricavato dalla vendita della casa di famiglia a Mosul. Sako dichiara infine di non possedere una casa o un'auto, e che la sua “vera ricchezza” è il suo “servizio devoto e i 45 libri e i numerosi articoli” pubblicati.

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10 marzo 2026, 13:21