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Monsignor Stanislav Přibyl, nuovo arcivescovo di Praga Monsignor Stanislav Přibyl, nuovo arcivescovo di Praga

Praga, Přibyl è il nuovo arcivescovo: lavoriamo per l’unità della Chiesa

Papa Leone XIV ha accettato oggi la rinuncia al governo della Arcidiocesi ceca di monsignor Jan Graubner e nominato il redentorista Stanislav Přibyl, finora vescovo di Litoměřice e vicepresidente della Conferenza Episcopale: “Dobbiamo lavorare e dialogare per superare le polarizzazioni”

Johana Bronková - Città del Vaticano

Superare le divisioni, evangelizzare le giovani generazioni e costruire relazioni amichevoli con i sacerdoti. Sono queste le priorità del ministero di Stanislav Přibyl che Papa Leone XIV ha nominato oggi, 2 febbraio, nuovo arcivescovo di Praga e primate della Boemia, dopo aver accettato la rinuncia di monsignor Jan Graubner. “Cristo è al di sopra di ogni divisione e solo in Lui possiamo essere veramente uniti”, sottolinea il presule ai media vaticani. Nato il 16 novembre 1971 a Praga, ordinato sacerdote nel 1996 per la Congregazione del Santissimo Redentore-Redentoristi, Přibyl ha svolto diversi incarichi da cappellano e parroco, a superiore provinciale dei redentoristi e presidente della Caritas arcidiocesana. Dal 2009 al 2016 è stato anche segretario generale della Conferenza Episcopale Ceca e vicario generale di Litoměřice, diocesi di cui il 23 novembre 2023 è stato nominato vescovo. Dal 29 aprile 2025 è anche vicepresidente della Conferenza Episcopale ceca.

Monsignor Stanislav Přibyl, cosa le sta particolarmente a cuore riguardo all'arcidiocesi di Praga?

Mi sta particolarmente a cuore la riconciliazione all'interno della Chiesa. Secondo me, il primo passo deve essere proprio quello di cercare di raggiungerla. Non è una questione che riguarda solo la Chiesa e solo l'arcidiocesi di Praga. Spesso sembra che quando ci troviamo davanti a una riflessione o idea, prima esaminiamo chi l'ha detta o scritta e poi ne valutiamo il contenuto. Tutto è troppo ad hominem.

Quali sono le sfide pastorali?

Mi risuona dentro ciò che dice Papa Leone quando si rivolge al cosiddetto “vecchio Continente” o quando riflette sul “vecchio mondo”. Il passaggio della fede da una generazione all'altra ha fallito ed è necessaria una nuova evangelizzazione. Dalla realtà della Diocesi di Litoměřice so che questa strada è praticabile. La mia cura è ovviamente rivolta al “secondo passo”, quando le persone hanno già conosciuto Cristo o lo hanno incontrato da qualche parte o in qualche modo, ad esempio durante varie iniziative di evangelizzazione. Dobbiamo saper cercare modi per continuare a parlare con queste persone, accompagnarle e introdurle alla vita cristiana.

Si tratta allo stesso tempo di uno sforzo per presentare Cristo come una persona che incontriamo e che può e deve influenzare la vita dell'uomo (Benedetto XVI, Deus Caritas est). Allo stesso modo, è necessario presentare il tesoro della fede, il depositum fidei, che è stato affidato alla Chiesa affinché lo custodisca e lo condivida con i fedeli e con tutte le persone di buona volontà. Come ho già detto nella risposta alla prima domanda, non solo nell’arcidiocesi di Praga, ma nella società in generale, vedo grandi divisioni, tensioni e fazioni che sembrano insormontabili. Ciò è dovuto in gran parte al fatto che siamo troppo influenzati dagli algoritmi dei social network e dimentichiamo che gli “amici” sui social network sono un concetto completamente diverso dalla vera amicizia tra persone. Il mio compito, e in questo sono pienamente d'accordo con Papa Leone XIV, è quello di costruire ponti e superare le barriere. Più precisamente, ciò significa collegare quelle “bolle sociali” che non consentono alle persone di incontrare altri che non abbiano opinioni simili o identiche alle loro e che invece si spingono a vicenda verso divisioni e tensioni sempre maggiori. Non dobbiamo mai dimenticare che Cristo è al di sopra di tutte le fazioni e dei gruppi di interesse e che solo in Lui possiamo essere veramente uno, come si evince dal motto del Papa In illo uno unum. Del resto, questo corrisponde anche al mio motto episcopale Pax vobis. Cristo porta la pace e in lui siamo uno. Dio è il nostro Padre comune, siamo tutti sorelle e fratelli. Penso che oggi sia necessario, per noi stessi e per il mondo in cui viviamo, testimoniare ciò che si diceva dei cristiani negli Atti degli Apostoli: che erano persone che stavano saldamente unite.

Come si potrebbe lavorare per unificare o riconciliare una Chiesa polarizzata?

È necessario dialogare e soprattutto ascoltare. Lo sto imparando e il processo sinodale mi aiuta in questo. Inoltre, c'è il servizio della Chiesa nella società civile. Abbiamo scuole, abbiamo la Caritas, abbiamo molte opportunità per contribuire a una vita quotidiana dignitosa del nostro prossimo. Laddove la parola fallisce, perché viviamo un'inflazione di informazioni, può ancora risuonare in un modo molto potente un'azione guidata dall’amore. Confido che la testimonianza cristiana comune e il servizio verso gli altri, insieme alla spiegazione delle ragioni della nostra speranza, come dice l'apostolo Pietro nella sua prima lettera (1 Pietro 3,15), siano qualcosa che può contribuire sia all'unità interna che alla buona reputazione esterna. Praga è legata alla vita e alla morte di San Giovanni Nepomuceno, che viene chiamato “il santo protettore dei ponti”. Anche noi, come lui, dobbiamo essere “costruttori di ponti” e con il nostro atteggiamento di vita collegare le rive che spesso sembrano insuperabilmente lontane.

C'è poi il tema della formazione delle giovani generazioni: non si può non notare un certo rinnovato interesse per la Chiesa cattolica in alcuni Paesi occidentali. Qual è la situazione in Cechia?

La tendenza è molto simile a quella che si nota in alcuni paesi dell’Europa occidentale, solo che per ora non si tratta di un aumento così esplicito come ad esempio in Francia. Lo vedo anche qui nella diocesi di Litoměřice: i battesimi degli adulti sono in aumento, arrivano anche nuove vocazioni. Molto dipende dalla testimonianza personale, dall'autenticità del nostro rapporto con Cristo e, allo stesso tempo, dalla vivacità dell'ambiente nella Chiesa. In tal senso dobbiamo essere veramente fratelli tutti, fratelli e sorelle, vivere in amicizia. Una delle mie priorità è la cura del presbiterato. Se come vescovo vivrò con i sacerdoti e i diaconi in un rapporto basato sulla collaborazione amichevole - e costruirò su questa amicizia umana l'organismo del presbiterato - faremo un grande lavoro. Dimostreremo così che vivere nella Chiesa e servire il popolo di Dio nella Chiesa, vivere nella comunità ecclesiale, è attraente, e in questo modo potremo trasmettere anche ad altre persone il desiderio di servire in questo modo. Si comincia con il battesimo, ma poi si può continuare anche con una vocazione spirituale. Ho avuto questa esperienza nella diocesi di Litoměřice, città dalla quale Praga dista solo un’ora...

 

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02 febbraio 2026, 12:15