"Giubilei mediatici", un libro, una rassegna e una docuserie sugli Anni Santi e i media
Martina Accettola - Città del Vaticano
Come sono stati raccontati gli Anni Santi nel corso del Novecento? Tra cinema, stampa, radio e televisione, la giornata di studi e la rassegna cinematografica Giubilei mediatici hanno restituito l’immaginario pubblico del papato e dei giubilei nella loro trasformazione attraverso linguaggi diversi. L’evento si è svolto oggi, 26 febbraio, all’Auditorium dell’Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi (ICBSA), nella cornice di Palazzo Mattei di Giove. Promossa dalla Fondazione MAC - Memorie Audiovisive del Cattolicesimo insieme a ICBSA e al CAST – Catholicism and Audiovisual Studies dell’Università Telematica Internazionale Uninettuno, l’iniziativa ha messo in dialogo mondi non sempre vicini, come quello accademico e quello archivistico. Al centro, una riflessione su oltre un secolo di rappresentazioni giubilari, frutto di due anni di ricerca storica intrecciata a divulgazione e tutela del patrimonio audiovisivo, articolata in tre momenti: i due volumi - History of the Holy Years through Mass Media (1900–2015): Media Jubilees e Giubilei mediatici. Storia degli Anni Santi attraverso i mass media (1900–2015) –, il documentario e la rassegna cinematografica.
L’attività di ricerca e la storia degli Anni Santi
Protagonista della mattinata, moderata dalla giornalista dei media vaticani Cecilia Seppia, è stata la presentazione dei due libri, pubblicati nel 2025. L’edizione italiana, Giubilei mediatici. Storia degli anni santi attraverso i mass media (1900–2015), pubblicata da Il Mulino, è firmata da Gianluca della Maggiore, Raffaella Perin, Federico Ruozzi e monsignor Dario Edoardo Viganò. La versione inglese, precedente a quella italiana, testimonia fin dall’origine l’importanza internazionale del progetto. Nel corso dell’incontro sono intervenuti anche i docenti Raffaella Perin e Stephen Gundle, offrendo ulteriori chiavi di lettura sul rapporto tra Chiesa, comunicazione e cultura mediale. Le opere ricostruiscono, in prospettiva storico-mediale, il modo in cui i Giubilei sono stati narrati dal 1900 al 2015, intrecciando fonti vaticane, materiali d’archivio e strumenti dei media studies.
“Il racconto del Giubileo nei media – ha spiegato monsignor Viganò – permette di comprendere le prassi della Chiesa, il modo in cui pensa se stessa e l’annuncio giubilare nel mondo. Inoltre, i Giubilei si collocano spesso in momenti di grandi snodi e trasformazioni tecnologiche. È uno sguardo sulla Chiesa, dalla Chiesa sul mondo e sullo sviluppo dei media”. I volumi attraversano così le diverse stagioni mediali. L’Anno Santo diventa una vera e propria “cartina di tornasole” dei mutamenti di linguaggio e di tecnologia, ma anche dello sguardo della Chiesa nel mondo contemporaneo.
Dal cinematografo alla televisione globale
Il percorso ricostruito nei volumi attraversa oltre un secolo di trasformazioni. Dal Giubileo del 1900, segnato dalla “contesa” cinematografica tra la Biograph e i Lumière, all’impatto della stampa nel 1925 e della radio nel 1933, fino al ruolo decisivo della televisione. Significativo il 1950, con quello che viene considerato il primo Giubileo ripreso dal media televisivo, quando la Rai ancora però non esisteva. “Era una tecnologia offerta dall'episcopato francese – svela il professor Federico Ruozzi - che regalò un sistema televisivo al pontefice capendo l'importanza dell'evento. Quindi il Vaticano ha avuto una televisione prima dell'Italia. Non era un'operazione propriamente religiosa, ma politica e tecnologica perché la Francia voleva imporre uno standard rispetto alla concorrenza di altri paesi”.
Da quel momento il rapporto tra rito e ripresa si fa sempre più stretto. Con il tempo la Santa Sede chiamerà registi come Franco Zeffirelli e Ermanno Olmi, impegnandosi in un racconto dell’evento anche dal punto di vista registico. La Chiesa ha studiato, infatti, come la regia potesse mettersi al servizio della celebrazione, costruendo un clima capace di coinvolgere il telespettatore. Emblematico l’episodio del piviale indossato da Papa Giovanni Paolo II la sera del 24 dicembre 1999, realizzato in lurex per evitare effetti problematici nelle riprese televisive: un dettaglio che mostra come i media possano incidere persino su un rito millenario.
Dal centro al mondo e viceversa
Se il Giubileo del 2000 ha segnato l’irruzione della televisione globale e quello straordinario della Misericordia del 2016 ha sperimentato una comunicazione “diffusa”, oggi lo scenario è ulteriormente cambiato. “C’è stata un’operazione di convergenza tra audio, video, testo e realtà delle reti sociali", ha spiegato il vicedirettore editoriale dei media vaticani Massimiliano Menichetti. "I contributi non sono venuti soltanto dal centro, dal Vaticano, ma da tutto il mondo. Il mondo è arrivato a Roma, ha fotografato, diffuso, commentato. Si sono fusi piani comunicativi e mezzi di comunicazione”.
Nel Giubileo straordinario la comunicazione si muoveva in modo centripeto, dal mondo verso il centro. Oggi, con l’avvento dei social e soprattutto con il sempre più diffuso utilizzo dell’intelligenza artificiale, si sviluppa un dialogo continuo: dal centro verso il mondo e dal mondo verso il centro, aprendo scenari che nei prossimi anni potrebbero ridefinire ulteriormente il racconto degli eventi religiosi.
Un laboratorio tra docuserie e rassegna cinematografica
Dal Novecento in poi, il Giubileo è diventato anche un banco di prova per i media di massa. I diversi strumenti di comunicazione sono quindi diventati uno specchio per osservare come la Chiesa pensa se stessa e il proprio annuncio in un mondo in costante movimento. L’evento, infatti, racconta anche una teoria dello sguardo, a partire da quello dello spettatore-pellegrino.
Alla ricerca scientifica si aggiunge anche una dimensione divulgativa con la proiezione speciale, in forma unitaria, della docuserie “Giubilei mediatici”, prodotta da Officina della Comunicazione per la regia di Omar Pesenti, con la collaborazione di Cinecittà–Luce. La serie è stata presentata come un unico film di 52 minuti, costruito a partire da materiali d’archivio italiani e internazionali e da interviste a studiosi. Nel pomeriggio, spazio invece alla rassegna cinematografica come luogo di restituzione del cattolicesimo attraverso le immagini, con la proiezione di copie rare e di titoli recuperati e digitalizzati per l’occasione.
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