Il racconto di Cortina 1956 nelle cronache vaticane
Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano
Sullo sport sono di nuovo puntati i riflettori del mondo per la 25.ma edizione dei Giochi olimpici invernali. La cerimonia di apertura di Milano Cortina 2026 è in programma venerdì 6 febbraio allo Stadio San Siro e in modo simultaneo con eventi e sfilate degli atleti e delle atlete anche a Predazzo, Livigno e Cortina d’Ampezzo.
La storia delle Olimpiadi invernali ha ufficialmente inizio a Chamonix, in Francia, nel 1924. Più di trent’anni dopo, si apre la prima edizione trasmessa in televisione: è quella organizzata nel 1956 a Cortina d’Ampezzo. Sono passati 70 anni da quell’evento: in un mondo, scosso dalle ferite della Seconda guerra mondiale e dalle minacce della “guerra fredda”, vengono trasmesse per la prima volta in diretta televisiva le Olimpiadi. Lo sport unisce Paesi e nazioni davanti al piccolo schermo. Ripercorriamo alcuni momenti di quei Giochi, attraverso la cronaca del quotidiano della Santa Sede, L’Osservatore Romano. Oggi, come allora, lo sfondo di racconti, non solo sportivi, è incastonato tra i profili montuosi di Cortina. In quel periodo storico il vescovo di Roma è Papa Pio XII che, come ha sottolineato in un discorso rivolto nel 1945 agli sportivi italiani, vede nello sport “una scuola di lealtà, di coraggio, di sopportazione, di risolutezza, di fratellanza universale”.
L’inaugurazione dei Giochi del 1956
Il quotidiano della Santa Sede racconta i Giochi olimpici invernali del 1956 descrivendone i momenti più significativi. La seconda pagina dell’edizione del 27 gennaio riporta, in particolare, la cronaca della cerimonia di apertura in un articolo intitolato Gronchi inaugura a Cortina d’Ampezzo i settimi Giuochi olimpici invernali. “Lo stadio del ghiaccio - si legge - offre un grandioso spettacolo. Le tribune sono piene di pubblico e di personalità della politica e dello sport”. Le bandiere delle nazioni mostrano i loro vividi colori e “da un settore delle tribune si elevano, imponenti, i canti solenni delle canzoni alpine”. L'inno di Mameli, ascoltato in silenzio, “annuncia la sfilata delle rappresentanze” delle varie delegazioni. “Le 24 bandiere con i cinque cerchi olimpici, portati dagli atleti aprono il corteo, mentre echeggiano, lontane, le salve dei cannoni” che salutano l'arrivo a Cortina dell’allora capo dello Stato italiano, Giovanni Gronchi. Al suo arrivo, il presidente della Repubblica è “salutato da grandi applausi”. Nelle tribune laterali hanno preso posto “le delegazioni diplomatiche delle Nazioni partecipanti ai giuochi, i membri del Comitato Olimpico internazionale e del Comitato organizzatore”.
Il viaggio della fiaccola olimpica
Nell’articolo de L’Osservatore Romano si ricordano anche le ultime tappe del viaggio della fiaccola olimpica, prima di essere portata nello stadio del ghiaccio. “Proveniente da Belluno, era giunta a Zuel”, un villaggio nel comune di Cortina. Poi la fiaccola era stata portata “dagli alpini fino ai 2600 metri del rifugio ‘Duca d’Aosta’, ai piedi delle Tofane”, un massiccio montuoso della catena delle Dolomiti orientali. L'arrivo a Zuel “è avvenuto quando calavano le prime ombre della sera”, alla vigilia della cerimonia di apertura. “L'ultimo frazionista giungeva al rifugio e appena arrivato, accendeva con la fiaccola il tripode eretto su un basamento alto quattro metri”. La fiamma, si legge ancora nella cronaca di quei giorni di gennaio del 1956, si levava alta nella notte. “Tutta Cortina, si può dire, ha seguito dal basso la suggestiva arrampicata sciistica degli alpini nella notte illuminata dalla luna”.
La sfilata
Nell’articolo del 27 gennaio, la cronaca del quotidiano L’Osservatore Romano “fotografa” dunque vari momenti della cerimonia di apertura. La sfilata, in particolare, è un tripudio di colori con “le 24 bandiere dai cerchi olimpici”. Apre quella rassegna, come d’uso, “la bandiera della Grecia, quindi quelle dell'altre Nazioni e chiude la bandiera italiana”. Dopo il discorso del presidente dei comitati organizzatori di Cortina 1956, il conte Paolo Ignazio Maria Thaon di Revel, il capo di Stato italiano Gronchi pronuncia le parole di rito: “proclamo aperti i VII Giuochi olimpici di Cortina d'Ampezzo celebranti le XVI Olimpiadi dell’era moderna”. Rimbombano colpi di cannone e “la musica della Guardia di Finanza suona l'inno olimpico ufficiale”. Scrosciano gli applausi, mentre la bandiera olimpica “viene issata lentamente sul pennone maggiore”. Arriva poi “un momento molto atteso, quello “dell'arrivo della fiaccola”. Viene portata da atleti sciatori sino alla porta dello stadio del ghiaccio ed “è consegnata al pattinatore Guido Caroli”: tenendola alta, “percorre sui pattini, fra gli applausi, il recinto esterno dello stadio e poi sale sulla gradinata che porta al palco”. Sono istanti carichi di coinvolgimento emotivo. Il pattinatore “si ferma qualche secondo, con la torcia levata in alto, e quindi la immerge nel cratere. E divampa la fiamma”.
La cerimonia di chiusura
Il 7 febbraio, in un articolo a pagina 5, L’Osservatore Romano riporta un’altra istantanea di quell’evento. “Ancora una volta gremitissimo di pubblico, lo stadio del ghiaccio è stato il magnifico scenario dell’ultimo atto dei settimi Giochi olimpici invernali di Cortina d'Ampezzo”. Non mancano riferimenti alla cronaca sportiva: “sono state consegnate - si legge - le ultime delle medaglie d'oro, d’argento e di bronzo conquistate, in questi II giorni di gare, dagli atleti degli sport invernali”. Prima che fosse spenta" la fiamma olimpica, che ardeva dal 26 gennaio, “sul podio sono salite le squadre di hockey sovietica, americana e canadese”. In quel giorno di febbraio del 1956, ultimo atto dei giochi a Cortina, sono stati premiati “anche i finlandesi Hyvarinen e Kallakorpi e il tedesco Glass, vincitori della prova di salto speciale disputata al trampolino Italia”. Le premiazioni si sono alternate “con esibizioni di pattinaggio artistico”. Poi gli squilli di tromba “hanno fatto tacere il grande stadio, annunciando l’inizio della cerimonia ufficiale di chiusura dei settimi giochi olimpici invernali”. E sono entrate “lentamente nello stadio 24 bandiere olimpiche” portate dagli alpini. Dietro di loro, “hanno fatto ingresso i sei campioni Italiani del bob a due e a quattro, recanti la bandiera dei Giochi invernali che fu offerta nel 1952 dalla città di Oslo”.
Gli ultimi istanti dei Giochi del 1956
La cronaca de L’Osservatore Romano sulla chiusura dei Giochi invernali del 1956 è densa di dettagli. Un profondo silenzio, si legge, è sceso sullo stadio e ha accompagnato “gli attimi più solenni della cerimonia”. Al suono dell’inno greco, “sale sul pennone la bandiera della nazione ellenica”; poi, accompagnato dalle note dell’Inno di Mameli, viene elevato il tricolore italiano. L’ultima immagine sancisce un passaggio di testimone: “mentre risuona l’inno nazionale americano, sale sul pennone di sinistra la bandiera degli Stati Uniti, organizzatori degli ottavi Giochi olimpici invernali a Squaw Valley”. Le ultime parole, incentrate su quelle olimpiadi invernali che si sono poi tenute nel 1960, sono pronunciate dall’allora presidente del Comitato olimpico internazionale, Avery Brundage: “Possano svolgersi nella gioia e nella concordia affinché la fiamma olimpica continui la sua corsa attraverso i secoli per il bene di una umanità sempre più ardente, più coraggiosa e più leale”. Le ultime istantanee di quella cerimonia sono infine così descritte: “ad un tratto si spengono le luci e rimane illuminata soltanto la bandiera olimpica”. Nel grande tripode “la fiamma olimpica, che ardeva ininterrottamente dall’inizio di questi Giochi d’inverno, si spegne”.
Da Cortina a Cortina
Nell’edizione dei Giochi del 2026 si scriverà una nuova pagina, non solo di sport. Ed ancora una volta Cortina, per la seconda volta nella sua storia, ospita i Giochi Olimpici invernali. Dopo la preghiera mariana dell’Angelus, lo scorso primo febbraio, Papa Leone XIV ha fatto riferimento a questo evento: “Rivolgo i miei auguri agli organizzatori e a tutti gli atleti. Queste grandi manifestazioni sportive costituiscono un forte messaggio di fratellanza e ravvivano la speranza in un mondo in pace. È questo anche il senso della tregua olimpica, antichissima usanza che accompagna lo svolgimento dei Giochi. Auspico che quanti hanno a cuore la pace tra i popoli, e sono posti in autorità, sappiano compiere in questa occasione gesti concreti di distensione e di dialogo”. L’auspicio, come espresso dal Pontefice in un telegramma al vescovo di Como lo scorso 30 gennaio, è che i Giochi olimpici siano una "occasione propizia per favorire i valori autentici dello sport: la lealtà, il rispetto, lo spirito di squadra e di sacrificio, come pure l’inclusione sociale e la gioia dell’incontro”.
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