L’arcivescovo Paul Richard Gallagher presiede la messa nella cattedrale di San Martino a Bratislava, in Slovacchia. L’arcivescovo Paul Richard Gallagher presiede la messa nella cattedrale di San Martino a Bratislava, in Slovacchia. 

Gallagher: ricostruire fiducia e dialogo in un mondo oscurato da guerre e divisioni

Nella Messa celebrata a Bratislava nel 25° anniversario del Trattato Fondamentale tra la Santa Sede e la Slovacchia, il segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali invita a tenere sempre aperte le vie che conducono alla pace

Daniele Piccini – Città del Vaticano

“Il nostro mondo è oscurato da guerre e conflitti, da polarizzazione e profonde divisioni. In un simile clima, la speranza può apparire lontana, persino sfuggente”. Ma questa speranza può essere alimentata solo dalla responsabilità, assunta da ognuno, di “ricostruire la fiducia dove è stata ferita, perseverare nel dialogo quando è lento e faticoso, e tenere aperte vie che conducono alla pace”. Lo ha detto l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali della Santa Sede, nell’omelia della messa che ha presieduto quest’oggi, domenica 1 febbraio, nella cattedrale di San Martino, a Bratislava, in occasione del 25.mo anniversario dell’Accordo base tra Santa Sede e Repubblica Slovacca.

Le Beatitudini e la logica della fiducia

Con il discorso della Montagna- la Lettura di oggi, tratta dal Vangelo di Matteo - Gesù introduce nella storia umana una logica completamente nuova. “Prima di dare comandamenti, prima di chiederci qualcosa, il Signore proclama una benedizione”, ha puntualizzato il presule. Cristo guarda soprattutto ai “poveri in spirito, ai miti, ai misericordiosi, agli operatori di pace, a coloro che hanno fame di giustizia, e dice: beati voi”. Questa torsione di prospettiva rivoluziona i valori e le priorità della storia. “In un mondo abituato a misurare la vita in base al successo – ha detto l’arcivescovo Gallagher - alla sicurezza e al riconoscimento, Cristo ci apre un'altra prospettiva. Rivela uno stile di vita plasmato non dal dominio, ma dalla fiducia; non dall'autoaffermazione, ma dalla comunione; non dalla paura, ma dalla speranza radicata in Dio”.

Le Beatitudini non sono dunque un’utopia, “una poesia distaccata dalla realtà”, ma descrivono “il movimento della grazia nella storia”, codificano le modalità con cui “Dio agisce dove finisce la sufficienza umana”.

“Egli – ha argomentato ancora il diplomatico vaticano - costruisce dove il mondo vede poco su cui costruire. Appartenere a Cristo significa permettere a questa logica di plasmarci, affinché l'umiltà diventi un luogo di libertà, la misericordia una forma di forza, la perseveranza una silenziosa proclamazione di speranza”.

Un momento della messa in occasione del 25.mo anniversario del Trattato Fondamentale tra la Santa Sede e la Slovacchia
Un momento della messa in occasione del 25.mo anniversario del Trattato Fondamentale tra la Santa Sede e la Slovacchia

La vocazione alla speranza

Speranza che non è, dunque, un sentimento, ma una “vocazione da esercitare”, come ha spiegato anche Papa Leone XIV, citato dall’arcivescovo Gallagher, nel suo primo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace. Il Pontefice ci ha ricordato che "dobbiamo incoraggiare e sostenere ogni iniziativa spirituale, culturale e politica che mantenga viva la speranza".

La stessa storia della Slovacchia è testimonianza di questa “speranza perseverante”, ha sottolineato il presule. “La fede della Slovacchia non è nata dalla facilità – ha ricordato monsignor Gallagher - ma da un'evangelizzazione paziente, da una fedeltà incrollabile e da una silenziosa perseveranza, come testimoniato da innumerevoli uomini e donne santi”. A cominciare dai patroni dei popoli slavi, i santi Cirillo e Metodio e da San Gorazd, vescovo e Martire di Praga, che hanno dato testimonianza a questa nuova logica delle Beatitudini e per questo rappresentano “un esempio di questo cammino”, perché “non si sono affidati alla forza, né al privilegio, ma al paziente lavoro della Parola – plasmando il linguaggio, plasmando la cultura e aprendo i cuori al Vangelo”.

I 25 anni del Trattato tra Slovacchia e Santa Sede

Gli stessi rapporti tra Santa Sede e Slovacchia sono conformi a questo atteggiamento di “fiducia”, insegnato dalle Beatitudini. “In questa stessa prospettiva – ha detto il diplomatico vaticano - possiamo collocare i venticinque anni del Trattato Fondamentale tra la Santa Sede e la Slovacchia. Nato dal dialogo e dal riconoscimento reciproco, riflette un impegno condiviso a servire la persona umana in tutta la complessità della vita contemporanea. Rispettando la giusta distinzione tra ordine spirituale e temporale e promuovendo la cooperazione per il bene comune, esso salvaguarda spazi in cui la coscienza è onorata, dove le famiglie e le comunità sono sostenute e dove la libertà religiosa alimenta la vita morale e culturale della società”. Le relazioni tra i due Stati offrono dunque “un quadro in cui la dignità umana può essere sostenuta, il dialogo può prosperare e la speranza – fondata sulla fede, sulla carità e sulla giustizia – può silenziosamente radicarsi e crescere”.

La preghiera per l’Ucraina e tutti i popoli colpiti da conflitti

Ancora una volta le Letture del giorno sulle Beatitudini, ha detto l’arcivescovo Gallagher . “tornano con rinnovata chiarezza”, poiché “ricordano che la pace non si limita mai a negoziare, ma si forma, si coltiva e si vive. Si radica nei cuori capaci di misericordia, nelle comunità disposte a ricercare una giustizia equa, nelle istituzioni che scelgono il dialogo anziché l'esclusione”.

Al termine dell’omelia, il pensiero dell’arcivescovo Gallagher è andato “ai popoli sofferenti di tutte le terre lacerate dalla violenza, in particolare, l’Ucraina”, pregando affinché lo Spirito ci formi “come artigiani di pace, capaci di sostenere la speranza anche quando sembra fragile”.

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01 febbraio 2026, 12:00