L'arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, alla conferenza a Tallinn (Estonia) sul vescovo martire e beato Eduard Profittlich L'arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, alla conferenza a Tallinn (Estonia) sul vescovo martire e beato Eduard Profittlich

Gallagher: la pace minacciata e ferita. Dio può ricostruire le nazioni dalle ceneri dell'odio

Il segretario per i Rapporti con gli Stati a Tallinn (Estonia) per la conferenza sul vescovo beato Profittlich, martire del regime sovietico, emblema di “diplomazia e santità” e di "servizio alla verità contro ogni oppressione”. Guardando all'attualità, segnata dalla "terza guerra mondiale a pezzi" e dal conflitto in Ucraina che minaccia la pace in Europa, l'arcivescovo esorta ad avere fiducia in Dio", affinché la pace che oggi sembra "impensabile" diventi possibile

Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano

Tempi tragici quelli odierni con un’Europa che "sente più che mai minacciata e ferita la pace dalla tragica guerra nella martoriata terra ucraina", con una "terza guerra mondiale a pezzi" in corso e un momento storico di "eccezionale delicatezza per la pace mondiale, costantemente minacciata da più fronti". Ma, nonostante tutto, Dio ci invita ad "avere fiducia in Lui" perché con Lui "ciò che oggi può sembrare impossibile – cioè la pace - diventi possibile". È un messaggio animato dalla speranza cristiana e illuminato dalla testimonianza del beato Eduard Profittlich, quello che porta a Tallinn monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali. Nella capitale estone, l’arcivescovo partecipa alla conferenza internazionale (20-21 febbraio) dedicata proprio al gesuita di origine tedesca, amministratore apostolico in Estonia durante il regime sovietico, martire della pace e della libertà. Una figura emblematica quella di Profittlich - elevato lo scorso 6 settembre agli onori degli altari a Tallinn - connubio tra "diplomazia e santità".

Il filo rosso tra diplomazia e santità

Proprio questo è il tema sul quale si snoda l’intervento di Gallagher, ovvero il “filo rosso, sottile ma indistruttibile” che lega “l'alta diplomazia” alla “missione dei grandi pastori che hanno segnato la storia della Chiesa anche in queste terre baltiche”. L’arcivescovo Profittlich, morto a 51 anni, nel 1942 nella prigione di Kirov dove era stato rinchiuso in attesa di essere giustiziato per fucilazione con accuse false di spionaggio, “vittima di un sistema che odiava la verità e l’umanità”, è in tal senso un "faro luminoso".  "Il suo sacrificio - sottolinea monsignor Gallagher - ci rivela che la diplomazia, come la intende la Chiesa, e la pastorale, seppur operanti in sfere diverse, condividono una radice comune: il servizio alla verità per amore di Dio e dell’umanità, contro ogni forma di oppressione”.

Profittlich, costruttore di ponti ed eroe della storia

Di origini tedesche, Profittlich divenne estone per “amore ed elezione”. Comprese, cioè, che per compiere la missione in Estonia non poteva rimanere un “estraneo”; scelse quindi deliberatamente di farsi “tutto a tutti” e soprattutto scelse di restare nel momento dell’occupazione sovietica dell'Estonia non rimpatriando in Germania come molti altri “tedeschi del Baltico” ma condividendone il tragico destino. “La sua scelta di restare fu anche il suo più alto atto diplomatico”, afferma Gallagher. E lui stesso, come annotava nei commoventi Diari, ne trasse una “felicità incredibile” e “un senso di pace profonda”.

Come tanti altri santi, anche il vescovo Eduard è stato capace di “spogliarsi della propria identità nazionale, culturale, sociale”. È stato, dunque, più di un pastore ma “un vero pontifex”, “uno straordinario costruttori di ponti e mediatore” in una terra dove, peraltro, la presenza cattolica era una minoranza. “Seppe tessere una rete di relazioni umane e anche diplomatiche che contribuirono ad elevare la dignità di un intero popolo. La sua missione non era politica, eppure ebbe un influsso politico immenso”, evidenzia il segretario per i Rapporti con gli Stati: “Egli diede all’Estonia una voce morale in un momento in cui le grandi ideologie totalitarie cercavano di soffocarne l'identità”. Per questo oggi è considerato “un grande eroe della storia estone”.

L'arcivescovo Gallagher a Tallinn sul beato Profittlich
L'arcivescovo Gallagher a Tallinn sul beato Profittlich

La verità, anima del pensare e agire umano

Mai, neanche durante il brutale interrogatorio e la prigionia, il coraggio del beato Eduard si trasformò in odio: "Egli rimase fedele alla verità suprema: l’amore è l'unica forza capace di vincere il male!”, ricorda monsignor Gallagher. Per questo, in un’epoca di conflitti e minacce, la sua vicenda “ci parla con urgenza” e ci dice che “nella missione dei santi, così come anche nell’alta diplomazia, la verità non è un accessorio, ma diventa l’anima del pensare e dell’agire umano”.

L'azione diplomatica della Chiesa volta a superare le divisioni

Profittlich mai si è tirato indietro nell’affermare la verità in parole e opere, “consapevole che niente è più pericoloso del silenzio quando è in gioco la dignità umana”. Questo è lo spirito che ha animato tanti uomini e donne lo scorso secolo in questa parte dell’Europa, durante il cammino verso la libertà e l'indipendenza: “Questo stesso spirito deve oggi guidare anche ogni azione diplomatica della Chiesa volta a superare le divisioni. I Santi Pastori non negoziano sulla verità dell'uomo. Il loro è un alla vita e un no risoluto alla tirannia”, afferma monsignor Gallagher. E la missione pastorale come quella diplomatica “deve tendere sempre a colmare le distanze per non far aumentare i divari, a fare spazio al dialogo e all’incontro, avendo come beneficiario ultimo sempre il bene della persona umana. Una pace vera deve essere frutto di questa opera virtuosa, nella quale non ci sono né vincitori né vinti”.

L'impossibile diventa possibile

Da qui l’invito ad essere “artigiani di pace”, pronti a testimoniare che “l’amore di Dio è l’unica forza capace di ricostruire le nazioni dalle ceneri dell'odio”. E pure un elogio della “fedeltà” e dell’“azione pastorale” della Chiesa cattolica in Estonia, che, pur essendo una piccola comunità, “ha attraversato innumerevoli e grandi sofferenze”. “La misericordia divina” ha permesso “l’evoluzione degli eventi e ha reso possibile la rinascita della fede proprio lì dove essa era più combattuta, come è avvenuto anche in questa nobile terra”, assicura Gallagher, ricordando la visita di Giovanni Paolo II a Praga un anno dopo la caduta del Muro di Berlino: “Cosa che solo pochi mesi prima tutti avrebbero considerato impossibile”. Questo è il punto: l’impensabile che, con Dio, diventa possibile. Dobbiamo avere fiducia in lui, esorta l’arcivescovo e anche la pace che oggi sembra “impossibile” potrà realizzarsi.

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21 febbraio 2026, 13:30