Con la manutenzione il Giudizio Universale torna a splendere

Questa mattina, 28 febbraio, ai Musei Vaticani il punto stampa sulla manutenzione straordinaria in corso sul capolavoro michelangiolesco. I restauratori stanno rimuovendo un sottile velo di deposito biancastro che iniziava ad attenuare i colori di Michelangelo. Per la Settimana Santa il termine previsto delle operazioni. Nel frattempo la Cappella Sistina resta aperta. Barbara Jatta: «I Musei Vaticani per volere dei Papi sono una casa aperta. Nostra missione è preservare e condividere»

Paolo Ondarza – Città del Vaticano

È un’emozione che si rinnova, con lo stesso vigore di trent’anni fa, quella vissuta dai restauratori dei Musei Vaticani che nelle ultime settimane sono impegnati nella manutenzione straordinaria del Giudizio Universale di Michelangelo. Dalle pareti infatti sta riemergendo la tavolozza brillante che il “restauro del secolo”, eseguito negli anni Novanta da Gianluigi Colalucci, sotto la direzione di Carlo Pietrangeli, ha svelato, lasciando tutti senza fiato.

La manutenzione straordinaria del Giudizio Universale
La manutenzione straordinaria del Giudizio Universale   (© Musei Vaticani)

Se la ricordano bene sia il direttore dei Musei Vaticani Barbara Jatta che l’attuale capo restauratore del Laboratorio dipinti e materiali lignei Paolo Violini. Lei allora era una stagista, lui un “garzone” appena entrato al servizio delle collezioni pontificie. Questa mattina, insieme alle altre professionalità coinvolte nelle operazioni, hanno condiviso con circa centoventi giornalisti quanto in questi giorni sta avvenendo sui sette piani di impalcature poste a ridosso dei 180 metri quadri dell’affresco più famoso del mondo.

Il direttore dei Musei Vaticani Barbara Jatta
Il direttore dei Musei Vaticani Barbara Jatta

Un lavoro di squadra

«Quello in corso – tiene a precisare Barbara Jatta – non è un restauro, ma una manutenzione straordinaria molto semplice e rapida: si tratta solo di levare uno strato superficiale di lattato di calcio che quasi non vedevamo ad occhio nudo, attraverso un impacco di acqua distillata e carta giapponese. I nostri restauratori lavorano sui ponteggi, insieme ai tecnici del Gabinetto di ricerche scientifiche, all’Ufficio del Conservatore».

Ascolta l'intervista a Barbara Jatta

A trent’anni dal restauro del secolo

Mentre si salgono i gradini della struttura metallica che, suddivisa in sette piani, copre l’intera parete d’altare dipinta tra il 1536 e il 1541, si entra in un contatto vivo, intimo, con le monumentali figure scaturite dalla spiritualità e dall’interiorità di un gigante dell’arte. Si partecipa inoltre al lavoro di chi in queste settimane sta operando sulla superficie dell’affresco. Appesi a montanti tubolari di acciaio notiamo fogli che riproducono schematicamente l’intera composizione in sezioni secondo l’originaria successione dei 450 "brani di intonaco" eseguiti nel XVI secolo: quello schema di lavoro è valido anche oggi per le maestranze impiegate in questa operazione straordinaria. Le osserviamo mentre rimuovono dal muro il sottilissimo strato di carta inumidita: la differenza cromatica con la superficie non ancora trattata è impressionante.

Gianluigi Colalucci e il restauro del secolo degli anni Novanta
Gianluigi Colalucci e il restauro del secolo degli anni Novanta   (Foto Copyright Musei Vaticani)

«Ero presente quando tre decenni fa i colori di Michelangelo uscivano fuori da una coltre indistinta di bruno, quasi nero», ricorda Paolo Violini, che oggi dirige una squadra dei circa trenta restauratori. «Nessuno poteva realmente immaginare quello che pian piano sarebbe uscito fuori. Sono stati quattro anni di emozioni che si rinnovavano giorno per giorno… una cosa entusiasmante! Ricordo benissimo l’impatto emotivo che quel colore ebbe in me, ma ultimamente non riuscivo più a ritrovarlo nel Giudizio Universale e non ne capivo il perché. L'ho capito – prosegue – quando abbiamo fatto i primi saggi di rimozione di questo velo bianco che, per quanto impalpabile, solubilissimo e facile da rimuovere, attutiva in maniera determinante il chiaroscuro Michelangiolesco, privandolo di quella forza, di quell'intensità espressiva che gli sono propri».

Ascolta l'intervista a Paolo Violini

Il colore ritrovato

L’impacco di carta giapponese viene applicato due volte, per circa un minuto ciascuna, sul muro tramite acqua ionizzata. Nell’osservare da vicino i restauratori compiere con incredibile disinvoltura e professionalità quest’operazione sulle potenti figure michelangiolesche, saltano all’occhio dettagli della composizione mai notati prima. Si è quasi sopraffatti da tanta bellezza: l’occhio è rapito dalle forme, dagli sguardi penetranti e dai gesti plastici dei numerosi corpi che popolano la parete. Emozionante cogliere le incisioni sull’intonaco e i segni che definiscono le singole giornate di esecuzione dell’affresco.

La manutenzione straordinaria del Giudizio Universale
La manutenzione straordinaria del Giudizio Universale   (© Musei Vaticani)

La maturità di Michelangelo

«Dal punto di vista della tecnica esecutiva», fa notare Fabrizio Biferali, curatore del Reparto per l'arte dei secoli XV-XVI, «sul Giudizio Universale, a differenza degli affreschi della volta, emerge un artista ormai completamente maturo che padroneggia completamente la tecnica e spesso realizza le figure direttamente sull'intonaco, dipingendo a mano libera con una pennellata quasi impressionistica, grassa, rapida. Ci sono pentimenti, correzioni e capiamo che Michelangelo reinterveniva, dopo aver osservato da sotto l’opera l’effetto che producevano gli scorci, i chiaroscuri».

Ascolta l'intervista a Fabrizio Biferali

A distanza ravvicinata

Essere sui ponteggi è un’esperienza dirompente anche per chi di storia dell’arte è esperto: «un conto è leggere sui libri, magari attraverso foto ad altissima risoluzione. Altro è vedere a distanza di pochi centimetri, avere un contatto fisico con l'opera d'arte, osservare fisicamente gli interventi dell'artista. Ad esempio – rileva Biferali – spesso lascia l'intonaco a vista: il colore dello stesso intonaco è luce. Non ha bisogno di ulteriore pigmento. Osserviamo figure completamente definite ed altre appena abbozzate. Un po’ come accade nelle sculture michelangiolesche, se pensiamo alla Pietà Vaticana e alla Pietà Rondanini: sembrano opere di artisti ed epoche diverse, eppure sono entrambe di Michelangelo».

La manutenzione straordinaria del Giudizio Universale
La manutenzione straordinaria del Giudizio Universale   (© Musei Vaticani)

I due autoritratti di Michelangelo

Con il curatore ci soffermiamo anche sui tanti volti, molti dei quali sono ritratti. «Michelangelo, come tanti artisti dell'epoca, ha inserito nelle sue opere ritratti di contemporanei: personaggi a lui particolarmente cari o invisi. Nel Giudizio Universale se ne riconoscono diversi. Uno tra i primi a criticare l’affresco per la quantità smodata dei nudi fu il cerimoniere papale, Biagio Martinelli da Cesena. Aveva espresso le sue riserve con il ponteggio ancora montato. Michelangelo lo rappresenta nelle sembianze del giudice infernale Minosse: con le orecchie d'asino! Ci sono poi uno o due autoritratti di Buonarroti. Il primo è nella pelle di San Bartolomeo. L’altro si trova plausibilmente nella  zona della resurrezione dei morti, quasi nascosto nei lembi della veste della straordinaria allegoria della morte, che guarda con un po' di ironia verso l'osservatore. Questo autoritratto è probabilmente legato al momento in cui Michelangelo cade dal ponteggio: in un certo senso si sente miracolato e salvato e si rappresenta ironicamente quindi nella zona della resurrezione dei morti. Tra l'altro il tema della morte è cruciale in Michelangelo».  

La manutenzione straordinaria del Giudizio Universale
La manutenzione straordinaria del Giudizio Universale   (© Musei Vaticani)

Conservazione e condivisione

Mentre proseguiamo il giro sul ponteggio, al di là del telo che cela l’affresco, si sentono le voci dei numerosissimi visitatori in ammirazione della volta e delle pareti della Cappella Magna. Sì, perché la Sistina rimane aperta anche durante l’intervento conservativo il cui termine è previsto per la Settimana Santa. «Non c'è dubbio: le indagini ci dimostrano come ciò che stiamo rimuovendo sia originato dalla presenza antropica», afferma Barbara Jatta. «Abbiamo cercato di diluire, di ridurre il numero dei nostri visitatori, ma non possiamo chiudere. I Musei Vaticani per volere dei Papi sono una casa aperta. Il 99 per cento dei nostri visitatori viene per la Cappella Sistina. Quindi cerchiamo di accontentare tutti. La nostra missione è preservare questo patrimonio, valorizzarlo, studiarlo per condividerlo. Si tratta della condivisione dei valori cristiani ed è parte della nostra missione di evangelizzazione. Nella nostra organizzazione prevediamo numeri contingentati, monitoraggio 24 ore su 24, manutenzione ordinaria e straordinaria».  

Ascolta l'intervista a Marco Maggi

Conservazione preventiva

A tenere costantemente sott’occhio i parametri ambientali e climatici della Cappella Sistina è l’Ufficio del Conservatore, coordinato da Marco Maggi: «La manutenzione ordinaria è stata sviluppata a partire dal 2010, un lavoro d’equipe con tanti colleghi che va avanti da più di quindici anni». La rimozione del velo biancastro che si sta compiendo è parte integrante di un programma di conservazione preventiva che i Musei del Papa perseguono con lo scopo di assicurare anche alle future generazioni la fruizione della bellezza universale delle collezioni pontificie. «Possiamo tranquillizzare tutti», rassicura Maggi: «il Giudizio Universale sta bene e gode di buona salute».

La manutenzione straordinaria del Giudizio Uniiversale
La manutenzione straordinaria del Giudizio Uniiversale   (© Musei Vaticani)

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28 febbraio 2026, 11:50