Il patriarca di Venezia, monsignor Moraglia, inaugura la mostra dedicata al beato Luciani Il patriarca di Venezia, monsignor Moraglia, inaugura la mostra dedicata al beato Luciani

Un Papa inatteso e profetico, una mostra a Venezia sul beato Albino Luciani

Inaugurata nella Scuola Grande di San Teodoro l'esposizione itinerante su Giovanni Paolo I che aveva già fatto tappa a Belluno, Vittorio Veneto e Treviso. Il patriarca Moraglia: “Il suo pontificato durò solo trentatré giorni, troppo pochi per lasciare segni istituzionali duraturi, ma sufficienti per imprimere uno stile nuovo”

Alvise Sperandio - Venezia

Un memoriale scandito da immagini, parole, oggetti personali, simbolo della stretta connessione tra pensiero e azione, visibili anche nel periodo trascorso in laguna prima di diventare Papa. È stata inaugurata oggi, sabato 21 febbraio, alla Scuola Grande di San Teodoro a Venezia, la tappa veneziana di Un Papa inatteso – Beato Luciani: uno sguardo profetico sull’uomo di oggi, il progetto itinerante sviluppato dalla scaligera Rivela Aps, in collaborazione, tra gli altri, con Casa Natale Museo Albino Luciani, con i patrocini delle diocesi e dei comuni interessati del Veneto. Dopo l’esordio nella città di Belluno e le tappe di Oderzo, Vittorio Veneto (dove fu vescovo) e Treviso, ora l’esposizione può essere visitata a Venezia da dove, nel 1978, l’allora cardinale patriarca Luciani partì per il Conclave che lo elesse al Soglio pontificio, col nome di Giovanni Paolo I, il primo Papa con due nomi, omaggio ai due successori di Pietro che lo avevano preceduto. Un percorso attraverso le tappe fondamentali dell’infanzia, della formazione e della crescita umana e spirituale di una figura che molto ha da dire anche in questo.

La mostra a Venezia “Un Papa inatteso – Beato Luciani: uno sguardo profetico sull’uomo di oggi”
La mostra a Venezia “Un Papa inatteso – Beato Luciani: uno sguardo profetico sull’uomo di oggi”

Il bambino Albino e quella falce per tagliare i prati

Nato da un’idea di Nicola Panciera, formatore e curatore di mostre didattiche e Milena d’Agostino, che all’Archivio storico del Patriarcato di Venezia ha curato la catalogazione dei volumi appartenuti a Luciani (con loro anche Simone Martuscelli, Rita Piutti e Giovanni Bresadola), il progetto ha un nome particolare: “Un Papa inatteso” non tanto perché non fosse conosciuto, ma perché totalmente diverso da ciò che si poteva prevedere, sin dal suo stile personale, semplice e umano. Anticipando in parte il 50° anniversario della morte del Pontefice beato, che ricorrerà tra due anni, il percorso multimediale si compone di 40 pannelli fotografici e tre racconti video, comprese infografiche e oggetti personali di Luciani: dalla veste papale al saturno e alcuni libri provenienti dal Museo casa Natale. Quattro le sezioni tematiche del percorso: “Elezione a Papa”; “I luoghi di Luciani”; “L’avventura cristiana”; “Il Pontificato”. Tra le cose più curiose, c’è la falce con cui un giovanissimo Albino, come pure altri suoi coetanei adolescenti, d’estate partiva di casa alle due di notte, per andare a tagliare i prati in quota e garantire alle mucche della comunità il miglior sostentamento. Un lavoro faticoso, che Luciani seppe in qualche modo render lieto infilando nella sua gerla diversi libri, che poi leggeva tra una pausa e l’altra dall’attività, in attesa che l’erba tagliata si essiccasse per diventare fieno.

La mostra sul beato Luciani nella Scuola Grande di San Teodoro a Venezia
La mostra sul beato Luciani nella Scuola Grande di San Teodoro a Venezia

Scritto "sulla polvere"

All’inaugurazione era presente il patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia: "Luciani - ha detto - appena nominato patriarca di Venezia, nell’omelia dell’8 febbraio 1970 usa un’immagine molto forte quando dice che Dio ama scrivere le cose grandi non sul bronzo o sul marmo, ma sulla polvere. Il bronzo e il marmo richiamano l’idea di opere durature, monumenti, potere visibile; la polvere invece richiama fragilità e precarietà. Con questa immagine Luciani suggerisce che Dio realizza le cose più importanti attraverso strumenti umili e fragili, non attraverso la grandezza esteriore. Questa frase è stata letta come profetica perché il suo pontificato durò solo trentatré giorni, troppo pochi per lasciare segni istituzionali duraturi, ma sufficienti per imprimere uno stile nuovo: un linguaggio semplice, il 'noi' invece dell’'io', il rifiuto della sedia gestatoria, una vicinanza pastorale che avrebbe influenzato chi venne dopo di lui. È come se Dio avesse davvero scritto qualcosa di decisivo 'nella polvere', ma destinato a durare più del marmo”.

Il patriarca Moraglia inaugura l'esposizione
Il patriarca Moraglia inaugura l'esposizione

La speranza, virtù cara a Luciani

Loris Serafini, direttore della Fondazione e del Museo-Casa Natale di Canale d’Agordo e della Fondazione Giovanni Paolo I, ha ricordato il fortissimo legame di Luciani con Venezia e che il progetto è stato ideato in occasione del Giubileo della speranza: “Il suo programma episcopale, sia a Vittorio Veneto, sia a Venezia che a Roma, contemplava, oltre all’umiltà, le tre virtù teologali, la fede, la speranza e la carità o Amore. Vorrei ricordare la seconda, così necessaria oggi. Virtù che fu una della 'stelle' scelte dal beato Luciani quando, ad esempio, sottolineò: 'La speranza è il sorriso della vita cristiana'; parole ancora più vibranti in questo nostro mondo così pieno di minacce, morte, guerra. L’insegnamento di Giovanni Paolo I, fatto conoscere con questa iniziativa in varie città del Veneto e nel contesto contemporaneo, tanto difficile ma anche pieno di attesa, sia di consolazione per quanti vedranno la mostra".

Alcuni pannelli dell'esposizione
Alcuni pannelli dell'esposizione

Un uomo semplice ma sorprendente, grande intellettuale e innamorato della Chiesa

Giovanni Bresadola ed Ermanno Benetti, di Rivela Aps, hanno illustrato com’è nato il percorso: “Che cosa ha da dire al tempo odierno, a noi, la vita di Albino Luciani? Siamo partiti da queste domande scavando nella sua quotidianità, anche precedente al Pontificato. E abbiamo trovato sì un uomo semplice, ma, aspetto davvero sorprendente, un uomo di teologia, un grande intellettuale, di cultura, ma soprattutto un uomo curioso, che si interessava di ogni cosa. Che ha cercato di comunicare a tutti e in tutti i modi che il senso della realtà è Gesù. Un uomo che ha amato tantissimo la Chiesa e che siamo convinti possa contribuire al bene di tutti, in particolare delle giovani generazioni. Il suo esempio potrà ispirare molti ragazzi che, in quest’epoca complessa, possono trovare in lui un faro lungo sul cammino”.

La mostra è visitabile fino al primo marzo tutti i giorni dalle ore 10.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18, anche con possibilità di visite guidate e previa prenotazione per gruppi organizzati.

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21 febbraio 2026, 14:59