Cerca

Il convegno su santa Rosa da Lima alla Pontificia Università Gregoriana Il convegno su santa Rosa da Lima alla Pontificia Università Gregoriana

Tagle: Rosa da Lima ispiri un nuovo movimento missionario

Alla Pontificia Università Gregoriana un convegno sulla “prima” canonizzata “del Nuovo Mondo” introdotto dal pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione. Suor Petrini: una figura "sempre giovane", capace di suscitare simpatia ed empatia. Il 31 gennaio l'inaugurazione di una statua nei Giardini Vaticani. Tra i relatori, il cardinale Castillo Mattasoglio, arcivescovo della capitale peruviana: nella santa una teologia spirituale centrata sulla dimensione interiore

Edoardo Giribaldi – Roma

"Un giglio tra le spine", un sorriso "sempre giovane". Una testimone, più che una maestra, di impegno etico che si concretizzava in una catena indossata al pari degli indigeni ridotti in schiavitù, simbolo di un misticismo in dialogo continuo con le "tensioni culturali e sociali del suo tempo", che travalica i secoli e parla alle sfide del presente. Ma attraversa anche oceani, aprendosi dal Perù, da Lima, a un mondo "sempre nuovo", e non solo al Nuovo Mondo. Sono questi alcuni dei tratti che caratterizzano la figura di santa Rosa da Lima (1586–1617), protagonista della conferenza svoltasi a Roma nell'aula magna della Pontificia Università Gregoriana nel pomeriggio di oggi, 27 gennaio, e organizzata dall'Ambasciata del Perù presso la Santa Sede, con il sostegno della Pontificia Università Cattolica del Perù (Pucp).

La locandina dell'evento
La locandina dell'evento

I relatori della conferenza

L’evento è stato introdotto dal cardinale Luis Antonio Gokim Tagle, pro-prefetto del Dicastero per l'Evangelizzazione - Sezione per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari, cui hanno fatto seguito i saluti istituzionali di suor Raffaella Petrini, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, monsignor Carlos Enrique García Camader, presidente della Conferenza Episcopale Peruviana, padre Mark Andrew Lewis, rettore della Pontificia Università Gregoriana, Julio Del Valle Ballón, rettore della Pucp; padre Marek Inglot, presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche. I relatori sono stati invece il cardinale Carlos Castillo Mattasoglio, arcivescovo metropolita di Lima e primate del Perù, il professor Martín María Morales, professore emerito della Pontificia Università Gregoriana, Pierantonio Piatti, segretario del Pontificio Comitato di Scienze Storiche; Stephen Malcolm Hart, della University College London. Il convegno è stato chiuso da Jorge Ponce San Román, ambasciatore del Perù presso la Santa Sede, le cui lettere credenziali sono state ricevute da Papa Leone XIV lo scorso 21 gennaio.

Tagle: una missionaria fonte di ispirazione per i giovani 

Aprendo i lavori, il cardinale Tagle ha offerto una riflessione sulla figura di santa Rosa, patrona del Perù e, un tempo, di tutte le colonie spagnole, comprese le Filippine, terra natale del porporato. Una santità che ha attraversato oceani e generazioni, diventando "modello" e "rifugio spirituale" anche per il popolo del Paese del Sudest asiatico: una delle sei facciate della cattedrale della capitale Manila, non a caso, è a lei dedicata, ha spiegato il cardinale. Nel suo intervento anche un ricordo personale, legato agli anni trascorsi al servizio di una parrocchia dedicata alla santa di Lima, la cui devozione si è diffusa nelle Filippine grazie ai missionari domenicani spagnoli. Ancora oggi, ha affermato Tagle, Rosa resta una "missionaria perpetua" a partire dalla canonizzazione voluta da Papa Clemente X nel 1671. In particolare, è fonte di ispirazione per una generazione, quella odierna, che si lascia guidare più dalle testimonianze che dai maestri. Da qui l’auspicio finale che l'appuntamento accademico possa diventare seme fecondo di un nuovo "movimento missionario".

I saluti istituzionali

Nel suo saluto ai presenti, suor Petrini ha descritto la santa di Lima come una figura "sempre giovane", capace di suscitare simpatia ed empatia e di diffondere ovunque, nel tempo e nello spazio, il fascino del suo "esempio" e della sua "fama". Uno stile di santità che troverà una nuova espressione visibile il prossimo 31 gennaio, quando nei Giardini Vaticani saranno inaugurati una statua di Rosa e un mosaico mariano, alla presenza di Papa Leone XIV. Le opere, realizzate con materiali provenienti interamente dal Perù, raffigurano il momento mistico in cui la santa, contemplando la Vergine del Rosario, ebbe l’apparizione di Gesù che le offrì un anello e dei fiori. Una ricca simbologia che comprende un'ancora e la stessa corona del Rosario, ha sottolineato suor Petrini, e che richiama l’intero cammino terreno di santa Rosa e restituisce il volto "luminoso e sorridente" di chi ha scelto di seguire Cristo.

Monsignor García Camader, impossibilitato a partecipare di persona perchè impegnato nella visita ad Limina Apostolorum dei vescovi peruviani a Roma, è intervenuto con un video messaggio in cui ha sottolineato il ruolo della santa di Lima nella storia della Chiesa, anche come patrona dell'America Latina, e ha auspicato che, come in lei, la "ricerca della verità" sia sempre unita alla "carità e al servizio".

Padre Lewis ha invece collegato la figura di Rosa a Papa Francesco, che nel 2017, quarto centenario della morte della santa, aveva ricordato il suo amore per il Creato, e l'aveva definita, citando un passo del Cantico dei Cantici, "un giglio tra le spine". La santa, ha ricordato il rettore della Pontificia Università Gregoriana, è ancora oggi invocata da fioristi e giardinieri, attività a cui Rosa si dedicò per gran parte della sua vita ed "economia" molto rilevante tutt'oggi in America Latina.

Intervenuto anch'egli in videocollegamento, Del Valle Ballón ha invitato a rileggere la vita di santa Rosa come una testimonianza capace di illuminare le sfide del tempo presente. Una fede, ha sottolineato, che "non si ripiega su sé stessa", ma si china sui più deboli e si apre "all’azione di Dio nella storia", offrendo criteri di orientamento per l’umanità di oggi.

La “densità di santità” del Perù, individuata ancora da Papa Francesco, è stata invece rilevata da padre Inglot, nel suo messaggio preparato in occasione dell'evento e letto dal presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche. Plaudendo quanti lo hanno reso possibile, Piatti ha auspicato che la stessa Rosa continui a vegliare sul "fedele e generoso servizio" portato dall'ente guidato da padre Inglot a beneficio della Chiesa e della comunità scientifica internazionale.

Una statua di Santa Rosa da Lima
Una statua di Santa Rosa da Lima

Castillo Mattasoglio: la "grazia" nell'impegno quotidiano

Il cardinale Castillo Mattasoglio ha focalizzato il suo intervento sulla “teologia spirituale” di Rosa: laica, ha ricordato il porporato, ma centrata nella sua dimensione interiore. “Mio amato sposo, aiutami a lavorare” era una frase che la santa rivolgeva a Gesù. L’impiego quotidiano, quindi, si faceva grazia. “Il problema principale”, ha osservato il porporato, risiede nel contrario di tale virtù, quando la “grazia” non è dono, ma "conquista", a causa della mancanza di una "base spirituale" che, invece, ha caratterizzato la vita di Rosa. “Allora, non è più grazia, ma disgrazia”. Al tema del lavoro, quello forzato e della schiavitù, “essenziale” per l’epoca, la santa dedicava, poi, un gesto caratteristico: indossava una catena, al pari degli schiavi provenienti dall’Africa, dall’Angola nello specifico, e degli indigeni dell’America Latina. Segno concreto di un “misticismo centrato sulle esperienze” dolorose e drammatiche del tempo, comprese le “schifose malattie”, come definiva le piaghe dell’epoca.

Santa Rosa da Lima
Santa Rosa da Lima

Gli interventi su santa Rosa da Lima

Il professor Morales, nella sua relazione, ha riportato la "trasformazione del modo di comprendere la santità" acquisita attraverso l'elaborazione della biografia di santa Rosa, non più limitata a modelli esclusivamente "monastici o clericali", ma aperta a nuove forme di esperienza religiosa nel mondo. "La questione fondamentale", ha detto il docente, "non è ciò che si dice di Rosa, ma come e perché la sua testimonianza continui ad essere utile e significativa anche al giorno d’oggi", per il suo essersi dimostrata, tra le altre cose, "punto di sutura" tra la vita politica del suo tempo e quella ecclesiastica. Essa emerge quindi come simbolo di un cristianesimo vissuto con intensità, con "radicalità spirituale e profondo impegno etico", in dialogo con le tensioni culturali e sociali del suo tempo. Un punto di vista che consente di leggere la sua esperienza non solo come un "fenomeno devozionale", ma anche come prospettiva privilegiata per discernere i cosiddetti "processi di differenziazione tra religione, società e cultura nella prima modernità".

Piatti si è invece soffermato sulla dimensione ascetica e mistica che ha caratterizzato la figura e l’epoca in cui visse Rosa: una sorta di "compimento" di secoli di "sperimentazione esistenziale" che ha unito l’Europa e più in generale un "mondo sempre nuovo", con il Nuovo Mondo, come recita il sottotitolo della conferenza stessa. Una dimensione che la santa iniziò a coltivare nel 1606, quando, allora ventenne, venne ammessa, "come da sua fervente richiesta", al Terz’Ordine Domenicano, desiderando seguire la sua "eroina e maestra", santa Caterina da Siena. Un legame che Piatti ha arricchito accomunando le due sante alla beata Colomba da Rieti, basandosi su tre elementi: "la potenza del nome", il "desiderio di solitudine e di ritiro nella penitenza" e la "via della contemplazione apostolica".

L'intervento del professor Hart ha passato in rassegna i nove miracoli attribuiti a santa Rosa, presentati nel 1671 all'allora Sacra Congregazione dei Riti per dimostrare la sua santità. Se ne contavano molti di più, ma a causa di un’epistemologia voluta da Papa Urbano VIII, basata sulla necessità di avere testimonianze corroborate da pareri legali e prove mediche in tema di miracoli, molte dichiarazioni furono scartate. Ad esempio, i temibili mosquitos locali, che tormentavano e facevano ammalare di malaria gli abitanti, non avevano mai punto la santa di Lima, la quale, ha raccontato il professore, dormiva persino tra di loro. I miracoli non avvennero solo in Perù, ma anche, attraverso la sua intercessione, nel sud Italia.

La chiusura dell’ambasciatore

Concludendo il convegno, l’ambasciatore Ponce San Román ha ringraziato i presenti e le istituzioni che hanno reso possibile l'evento, ricordando la proiezione che l'ha preceduto presso la Filmoteca Vaticana, il documentario incentrato su santa Rosa, Una rosa per il mondo, opera del regista peruviano Luis Enrique Cam. Un modo per diffondere l'esempio di una santa molto attuale e influente, tanto che, in un'epoca in cui "non esisteva internet", i tre quarti della popolazione di Lima partecipavano alla processione del suo feretro.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

27 gennaio 2026, 18:00