Il cardinale Parolin nella chiesa di Nostra Signora d’Arabia di Ahmadi Il cardinale Parolin nella chiesa di Nostra Signora d’Arabia di Ahmadi

Parolin: con Cristo anche il deserto diventa luogo sicuro per chi cerca protezione

Il segretario di Stato vaticano ha presieduto nella Basilica minore di Nostra Signora d’Arabia la celebrazione per l’elevazione a Basilica minore dell’edificio di culto di Ahmadi. Il cardinale ha rivolto un pensiero alle tante persone in tutto il mondo costrette a cercare un luogo di sicurezza a causa di “guerre, povertà, calamità naturali o altre difficoltà”.

Lorena Leonardi - Città del Vaticano

Da quando venne edificata, prima chiesa cattolica in Kuwait e del Golfo Arabico, “innumerevoli cristiani hanno trovato in Maria un manto di protezione”. E ieri come oggi il pensiero corre alle "tante persone che in tutto il mondo sono costrette a cercare un luogo di sicurezza” a causa di “guerre, povertà, calamità naturali o altre difficoltà”. Così ha parlato dell’importanza della chiesa di Nostra Signora d’Arabia  il cardinale Pietro Parolin, presiedendo stamani, venerdì 16 gennaio, la celebrazione per l’elevazione a Basilica minore dell’edificio di culto di Ahmadi. Nella cerimonia, culmine della visita nel Paese, il porporato ha ricordato le origini del tempio costruito sulle sabbie del deserto nel 1984, quando un gruppetto di stranieri giunti per lavorare nell’industria petrolifera edificò una modesta cappella dedicata alla Vergine. 

Rifugio nel deserto

Un titolo mariano la cui devozione “crebbe costantemente”, ha proseguito, finché pochi anni dopo, con la benedizione di Pio XII sulla statua lignea di Nostra Signora d’Arabia - scolpita in cedro del Libano - venne costruita la chiesa. Che ricorda come Maria per prima “trovò un tempo rifugio in quelle stesse terre desertiche”, dove si prese cura di Gesù, conoscendo “momenti di gioia e momenti di prova, momenti di partenza e di fuga, così come momenti di ritorno, serbando tutte queste cose nel suo cuore”. Lei che insegna a quanti sono in cerca di un porto sicuro a “custodire nelle profondità del cuore” il Bambino Gesù, a “difendere la fede” in Lui, qualsiasi siano le circostanze.

Gesù trasforma la vita

Commentando il Vangelo odierno e rispondendo alla domanda “Chi dice la gente che sia il Figlio dell’uomo?”, Parolin ha spiegato che non è possibile “davvero accogliere il Bambino Gesù nelle nostre case e tra le nostre braccia se non riconosciamo la sua vera identità e tutto ciò che essa implica”. Anche perché se Cristo fosse soltanto “un profeta tra molti”, o semplicemente “un uomo buono e un esempio morale”, non potrebbe essere capace di “trasformare le nostre vite” nel loro livello più profondo, come invece avviene. 

Con il cuore e le labbra

Sull’esempio di Pietro, che risponde “Tu sei il Messia, il Figlio del Dio vivente”, si fonda quindi la chiamata a riconoscere e testimoniare che Gesù Cristo è “vero Dio e vero uomo”, mentre lo Spirito Santo rende capaci di “credere con il cuore e di confessare con le labbra” che Gesù è il Signore e che Dio lo ha risuscitato dai morti. 

Sebbene concepiti nel peccato, ha riassunto il porporato, le donne e gli uomini sono “rigenerati” dal Battesimo, diventando “nuove creature”, membri della Chiesa e cittadini del cielo”, in grado di proclamare “con fede e certezza” che Cristo è il Salvatore. Immersi in una secolarizzazione che “sembra avanzare senza rallentare”, si assiste oggi “con dolore” - ha evidenziato il segretario di Stato - “a come molti nel nostro mondo non conoscano Cristo o ne neghino l’identità”, eppure “la Scrittura assicura che a quanti lo accolgono, egli dà il potere di diventare figli di Dio”.

Pietre vive più splendenti delle stelle

Dal porporato dunque l’auspicio che la chiesa di Nostra Signora d’Arabia,  elevata alla dignità di Basilica, possa rafforzare “la fede, la speranza e la carità” di tutti coloro che vi si radunano: “Possiate essere il tempio di Dio, pietre vive più splendenti delle stelle, più magnifiche di qualsiasi edificio di pietra”, ha proseguito, poiché “la vera bellezza non si trova nell’aspetto esteriore, ma nella bellezza dell’anima”. Da qui, l’augurio che la Basilica possa continuare a essere un luogo di pellegrinaggio, “attirando sempre più coloro che cercano in Maria - coronata di dodici stelle - riposo dalle loro fatiche” e l’esortazione a scegliere Gesù e avvicinarsi al suo cuore, “pietra viva dalla quale, anche nell’aridità del deserto, sgorga un fiume di acqua viva”. 

Non temere di testimoniare la fede

Parolin ha poi ribadito l’invito del Signore “a riconoscerlo e a seguirlo, a diventare pietre vive nell’edificazione della sua Chiesa, una casa spirituale, una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una nazione santa, un popolo che appartiene a Dio”. E a proposito della chiesa di Nostra Signora d’Arabia, ne ha ancora sottolineato il forte legame con Roma, Pietro e i suoi successori: “La Chiesa è Pietro, la Chiesa è Maria. La Chiesa è roccia e baluardo, è madre e misericordia, un rifugio per i peccatori”. Infine, l’esortazione a non temere di rendere testimonianza di fede e l’affidamento a Nostra Signora d’Arabia - patrona dell’intera Penisola - per la protezione dello Stato del Kuwait, dei suoi cittadini e di tutti i cristiani.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

16 gennaio 2026, 12:00