Sant'Antonio abate, Gambetti: l’uomo si prenda cura di ogni essere vivente
Daniele Piccini – Città del Vaticano
Ci sono conigli, cavalli, mucche, pecore, tacchini e galli: una visione probabilmente inedita per tanti bambini cresciuti in città, che, incuriositi, allungano le mani per accarezzarli, quasi volendosi sincerare che non siano di peluche, come quelli che abbelliscono le loro camerette o occupano le loro giornate di gioco.
Per un giorno gli animali hanno lasciato le loro stalle nella campagna laziale – Maccarese, Viterbo, Montalto di Castro e Ponzano Romano – per essere benedetti a Roma, in piazza Pio XII, davanti al Palazzo delle Congregazioni, dal cardinale Mauro Gambetti, arciprete della Basilica di San Pietro, in occasione della memoria liturgica di Sant’Antonio Abate, loro protettore. I protagonisti della giornata di oggi, circondati da bandiere e palloncini colorati, non perdono la loro mansuetudine mentre, nelle loro gabbie, ricevono la benedizione del porporato. Intanto su via della Conciliazione sfilano un centinaio di cavalli, una cinquantina delle Forze Armate e di Polizia e altrettanti di allevatori in rappresentanza delle razze italiane di “allevamenti in biodiversità”.
L'uomo, custode del Giardino dell'Eden
Oggi è la loro festa, degli animali e del Creato, che, con l’uomo, condividono lo stesso cielo e sono sotto lo stesso sguardo incoraggiante di Dio. Un concetto sottolineato, nell’omelia, dal cardinale arciprete Gambetti che alle ore 11 ha presieduto la Messa, animata dal coro della Cappella Giulia, presso l’altare della Cattedra della Basilica di San Pietro. “Pensiamo a quante volte la cura degli animali chiede tempo, energie e sacrificio, senza risultati vantaggiosi”, ha detto il porporato ad un’assemblea composta prevalentemente da allevatori e dalle loro associazioni: come Coldiretti, accompagnata dal loro consigliere ecclesiastico, don Nicola Macculi; come l’Associazione Italiana Allevatori; e poi i dirigenti e funzionari del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, del Ministero della Salute, e i rappresentanti di vari Corpi Militari.
“Forse siamo tentati di lasciar perdere, - evidenzia il cardinale Gambetti - di cedere ad altri l’attività, di cercare soluzioni facili. Ricordiamoci dello sguardo di Dio che si è posato su di noi. Come alle origini della creazione, del mondo e dell’uomo, narrata nel Libro della Genesi: ‘Ogni creatura è guardata e vista nella sua bellezza’”. Alla fatica si accompagna però la responsabilità e la gioia di prendersi cura del Creato e del prossimo. “Sotto il cielo, noi stiamo sotto lo sguardo di Dio. E all’uomo è affidato il compito, la responsabilità del giardino dell’Eden, per custodirlo, per offrire ristoro per il corpo e per l’anima agli esseri umani e nutrimento e riparo per tutti gli esseri viventi”. Il porporato ha infine invitato alla solidarietà e alla fratellanza: “Apriamo il cuore per incontrare il Signore e stringere tra noi sempre più patti di amicizia e di alleanza per fare il bene nel mondo”.
Un'economia a misura d'uomo
Il giorno di Sant’Antonio Abate coincide con la 19.ma Giornata dell’Allevatore, promossa dall’AIA, l’Assemblea Italiana Allevatori. All’inizio della liturgia eucaristica, il presidente Roberto Nocentini, ha rivolto al cardinale arciprete Gambetti un discorso di saluto in cui ha assicurato l’impegno degli allevatori a farsi custodi del Creato, sul solco della Lettera enciclica di Papa Francesco Laudato si’, e promotori di un’economia sempre al servizio dell’uomo: “Accogliamo con grande attenzione le parole pronunciate di recente dal Santo Padre Leone XIV: l’economia vale non in sé, ma per quanto tutela dignità umana e Creato. Il successo, ha ricordato il Papa, non si misura unicamente sul guadagno, ma anche sulla sua capacità di generare sviluppo e coesione sociale. Il Mondo, quindi, ha bisogno urgente di imprenditori al servizio del bene comune – ha detto infine Nocentini - e noi allevatori vogliamo confermare la nostra scelta di lavorare per contribuire a realizzare prodotti che costituiscano un cibo giusto e sufficiente per il maggior numero di persone”.
In difesa della biodiversità
“Prima di tutto c’è l’uomo: l’agricoltore e l’allevatore sono i veri custodi del territorio”, commenta da piazza Pio XII, in sintonia con l’omelia del cardinale Gambetti, il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini. “Senza la loro presenza verrebbero abbandonate aree interne, aree collinari e montane, con la perdita irreversibile di paesaggi, biodiversità e presidi umani che rendono unica l'Italia, il nostro Paese”, ha concluso Prandini.
Il sostegno della Chiesa
“Oggi più che mai è importante difendere le tradizioni e dare alle persone alimenti controllati, genuini e sicuri”, spiega, da piazza Pio XII, dove accompagna le sue pecore, Antonio Marongiu, 46 anni, proprietario della società agricola MM a Montalto di Castro, nella quale alleva circa 600 ovini. Il mestiere di allevatore è nel Dna della sua famiglia, da tante generazioni. “La mia passione nasce quando avevo sei anni – prosegue Marongiu – ma oggi il futuro ci spaventa un po’. Produrre con criteri di qualità è molto costoso e non sempre il nostro lavoro è remunerato in proporzione alla nostra fatica. Per fortuna tante associazioni di allevatori ci sostengono e la Chiesa comprende il nostro ruolo e ci accompagna con il suo messaggio, come si vede oggi”.
“La difesa della natura merita di avere un futuro”, argomenta Fulvio Petripaoli, 44 anni, allevatore del “cavallo romano” della Maremma laziale a Ponzano. “Sono qui per la benedizione di due dei miei quindici cavalli. Penso che l’amore che noi proviamo per i nostri animali dovrebbe essere preso ad esempio anche nelle relazioni tra persone. Gli animali sono sinceri: a differenza degli uomini, con i loro occhi e con i loro gesti comunicano solo quello che provano davvero. La Chiesa – conclude - comprende il nostro affetto per i nostri animali e la sua visione del Creato ci supporta ed incoraggia”.
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