John Allen, il giornalista che ha spiegato il Vaticano con competenza e humor
Andrea Tornielli
È morto dopo aver combattuto per quattro anni con il cancro, senza mai arrendersi, continuando a lavorare fino a quando le forze glielo hanno permesso. John Allen jr., 61 anni, era il fondatore e direttore di Crux, sito web specializzato a raccontare la Santa Sede e la Chiesa nel mondo ai lettori di lingua inglese, in particolare negli Stati Uniti. Ho conosciuto John quando è arrivato a Roma 26 anni fa, come corrispondente del National Catholic Reporter dedicandosi all’informazione sul Papa e la Santa Sede, e seguendo i pellegrinaggi apostolici di Giovanni Paolo II. Di lui ricordo innanzitutto il sorriso e il modo aperto e cordiale di entrare in contatto con le persone.
Nel 2000 Papa Wojtyla, già colpito dalla malattia, viveva il grande Giubileo, una meta significativa del pontificato, e realizzava dei viaggi destinati ad entrare nella storia. Già da anni si rincorrevano voci e speculazioni sui “papabili” del futuro Conclave (alcuni dei quali peraltro chiamati alla Casa del Padre prima del Pontefice polacco), il nuovo millennio iniziava con grandi speranze ed aperture nell’illusione della “fine della storia” dopo la caduta del comunismo: la doccia fredda rappresentata dagli attentati dell’11 settembre 2001 e delle successive guerre in Afghanistan e Iraq aveva bruscamente cambiato quella prospettiva.
John ha saputo raccontare e interpretare sia le vicende interne al Vaticano e alla Chiesa (penso ad esempio all’emergere dello scandalo degli abusi sui minori), sia il ruolo della Santa Sede e della sua diplomazia nelle vicende internazionali, in particolare quelle che vedevano gli Stati Uniti protagonisti. In ogni suo articolo John univa rigore e attenzione alle fonti uniti a chiavi di lettura, analisi, contesti, e insisteva nell’usare virgolettati “in chiaro” sempre accompagnati da nomi e cognomi. Un altro aspetto che ha sempre caratterizzato il suo lavoro è stato quello di dare mai nulla per scontato e dunque di non scrivere per persone già esperte della materia: sapeva parlare al suo pubblico, non di soli cattolici, non ai soli credenti. Anche quando non eri d’accordo con le conclusioni delle sue analisi, valeva comunque sempre la pena leggerle, perché John ha spiegato la realtà complessa della Santa Sede senza banalizzarla.
Nel 2014 John lasciava il National Catholic Reporter per fondare Crux, dapprima emanazione del Boston Globe e poi testata a sé stante. In un tempo di informazione massificata e semplificata aveva compreso che l’informazione professionale e specializzata era un valore perché i lettori – bombardati da news spesso approssimative – avevano voglia e bisogno di capire. John Allen ha raccontato le dinamiche dei conclavi, aveva dedicato a Joseph Ratzinger una biografia (Cardinal Ratzinger: The Vatican's Enforcer of the Faith) cinque anni prima che diventasse Benedetto XVI, ha seguito il suo pontificato e l’elezione di Francesco. Ha avuto la gioia di vedere eletto Successore di Pietro il primo statunitense nella storia della Chiesa cattolica, che lui conosceva e frequentava anche grazie a Elise, vaticanista, sposata sei anni fa e autrice di una biografia di Leone XIV, che si è presa cura di lui in questo difficile periodo della malattia.
Di lui, amante della cucina romana e grande tifoso della Roma, vorrei ricordare ancora quattro caratteristiche: la sua capacità di creare relazioni e contatti con tante persone ad ogni livello nella Chiesa, la sua voglia di non fermarsi mai alle prime impressioni cercando di comprendere le ragioni dell’altro, il suo senso dell’umorismo, la sua straordinaria capacità di conferenziere in grado di tenere col fiato sospeso qualsiasi uditorio alternando analisi sofisticate ad aneddoti e battute.
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