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L'arcivescovo Gallagher interviene all'ambasciata d'Italia presso la Santa Sede L'arcivescovo Gallagher interviene all'ambasciata d'Italia presso la Santa Sede

Maternità surrogata, Gallagher: la persona non può essere oggetto di transazione

All’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, il segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali è intervenuto al dialogo "Un fronte comune per la dignità umana: prevenire la mercificazione di donne e bambini nella maternità surrogata" e ha definito la pratica una "nuova forma di colonialismo" che mette al centro l'interesse degli adulti anziché quello dei bambini. Il ministro Roccella: non si può "contrattualizzare" una gravidanza

Edoardo Giribaldi – Roma

Fare fronte comune per arginare la mercificazione di donne e bambini insita nella maternità surrogata, una “nuova forma di colonialismo” che sfrutta i corpi e svuota le relazioni. Una pratica definita da Papa Francesco “deprecabile”, perché riduce la persona a "prodotto", come ha ribadito anche Papa Leone XIV denunciando una logica che mette al centro il desiderio degli adulti e sacrifica l’interesse dei più piccoli. Su questo tema si è svolto il dialogo "Un fronte comune per la dignità umana: prevenire la mercificazione di donne e bambini nella maternità surrogata" tra l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, ed Eugenia Maria Roccella, ministro italiano per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità. L’incontro si è tenuto nel pomeriggio di oggi, 13 gennaio, a Roma, nella sede dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, a Palazzo Borromeo ed è stato introdotto dai saluti istituzionali dell’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, Francesco Di Nitto, e dell’ambasciatore di Cipro presso la Santa Sede e decano del Corpo diplomatico, Georgios Poulides.

Gallagher: conseguenze sulla dignità umana

Nel suo intervento, l’arcivescovo Gallagher ha anzitutto sottolineato che la questione maternità surrogata riguarda “tutta l’umanità” e ha richiamato le parole che Papa Leone XIV ha dedicato all'argomento nel discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede dello scorso 9 gennaio. In quell’occasione, il Pontefice aveva definito la maternità surrogata una pratica che, “trasformando la gestazione in un servizio negoziabile, viola la dignità sia del bambino, ridotto a ‘prodotto’, sia della madre, strumentalizzandone il corpo e il processo generativo e alterando il progetto di relazionalità originaria della famiglia”. L’arcivescovo ha ricordato che non si tratta di una presa di posizione isolata nel magistero recente: già Papa Francesco, rivolgendosi ai diplomatici, aveva definito “deprecabile” la maternità surrogata, fondata “sullo sfruttamento di una situazione di necessità materiale della madre”. Entrando nel merito, Gallagher ha indicato nella “mercificazione della persona” il nodo centrale che rende la maternità surrogata contraria alla dignità umana. La persona, ha spiegato, non può essere ridotta a oggetto di transazione, nemmeno quando la pratica viene presentata come gesto di generosità. Al di là delle formulazioni giuridiche, ha considerato, non si può eludere la realtà: si tratta della vendita di un bambino, affidato agli acquirenti in forza di un contratto che pone al centro gli interessi degli adulti, anziché quelli dei più piccoli. Il segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali ha poi richiamato l’impatto della maternità surrogata sul corpo femminile, ridotto a mero strumento riproduttivo, oscurando la portata esistenziale e non trasferibile della gestazione. Per questo, le conseguenze della maternità surrogata incidono in modo rilevante sulla concezione sociale della maternità e, più in generale, della dignità umana. Non a caso, ha notato Gallagher, anche una parte del mondo femminista denuncia come tale pratica riduca la donna a una semplice “incubatrice”.

Abolire la maternità surrogata

Da qui l’invito a contrastare la narrazione spesso "superficiale" della maternità surrogata, talvolta amplificata da esempi provenienti dal mondo delle celebrità. Lungi dal rappresentare un "progresso", essa costituisce piuttosto, secondo l’arcivescovo, “una nuova forma di colonialismo”, alimentata da meccanismi di mercato che favoriscono lo sfruttamento delle persone più vulnerabili. Il consenso formale della donna non è di per sé "garanzia" contro l’abuso, poiché spesso gli accordi sono sottoscritti sotto "pressione economica", con scarsa autonomia contrattuale e attraverso agenzie intermediarie che riducono ulteriormente il margine decisionale sul proprio corpo. Guardando alle risposte possibili, Gallagher ha ricordato come molti Stati abbiano vietato la maternità surrogata nei propri ordinamenti, pur dovendo affrontare la complessità dei casi in cui la pratica viene realizzata all’estero. In questo contesto si inserisce, ha osservato, il dibattito internazionale che, anche in sede di Conferenza dell’Aia di diritto internazionale privato, tende a prospettare non il divieto, ma una regolamentazione del fenomeno. Una strada che l’Italia ha scelto di non percorrere, opponendosi con fermezza e adottando, dal 2024, l’estensione del reato di maternità surrogata anche a chi vi ricorre all’estero. Secondo l’arcivescovo, l’ipotesi di un quadro normativo internazionale risulta "inadeguata e controproducente", poiché finirebbe per incentivare la domanda. In un mercato, ha specificato, essa condiziona l’offerta: rendere le procedure più semplici e sicure significherebbe indurre un numero crescente di persone a ricorrere alla maternità surrogata e, di conseguenza, "generare più bambini destinati a essere venduti". Per questo, ha concluso, il richiamo al “supremo interesse del minore” non può essere risolto attraverso la regolamentazione: l’unica risposta coerente resta l’abolizione di tale pratica.

Un momento dell'evento
Un momento dell'evento

Lavorare per difendere i diritti dei bambini

Al termine del suo intervento, interrogato dalla giornalista e moderatrice dell’evento Susanna Lemma, il segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali ha fatto notare che, nella storia, si raggiunge una conoscenza più approfondita delle realtà sociali ed etiche progressivamente. Quattro o cinque secoli fa, ha proseguito, si accettavano come normali anche pratiche che oggi non lo sono più. L’arcivescovo ha evidenziato come la maternità surrogata si diffonda spesso nei Paesi più poveri e come il semplice fatto di disporre di possibilità economiche non conferisca a nessuno il diritto di avere un bambino, che rimane "un dono di Dio". Gallagher ha, inoltre, rimarcato l’importanza di un lavoro condiviso a livello internazionale per far sì che questi abusi non si diffondano, rigettando una società in cui le donne "non pensano più". Riferendosi all’impegno della Santa Sede, ha affermato che l'intenzione è quella di continuare a rapportarsi con i Paesi in cui la maternità surrogata è permessa lavorando per difendere i diritti dei bambini, garantendo loro sicurezza e prospettive di tutela. "Si andrà avanti – ha concluso – offrendo questo tipo di messaggio di speranza. La Chiesa rimane sempre con questo impegno".

Roccella: non si può mai parlare di "donazione"

Il ministro Roccella, dal canto suo, ha concentrato l’attenzione sul quadro legislativo italiano in materia di maternità surrogata. "Non abbiamo mai sottratto nessun diritto al bambino", ha asserito, spiegando che l’obiettivo della normativa è stato quello di renderla efficace, prevedendo che il ricorso a tale pratica all'estero da parte del cittadino italiano sia soggetto alle conseguenze del reato. Una scelta, ha chiarito, che risponde all’esigenza di tutelare i minori e di contrastare forme di elusione della legge. Roccella ha quindi messo in rilievo come nessuno Stato possa, da solo, definire un reato di portata universale, rendendo necessaria una convergenza internazionale e un’azione di sensibilizzazione in sedi multilaterali come le Nazioni Unite. Luoghi, ha aggiunto, nei quali promuovere la creazione di gruppi di lavoro capaci di contrastare il progressivo affermarsi della "mercificazione" della maternità e di uno degli elementi centrali che caratterizzano le nuove forme di genitorialità: la "contrattualizzazione". In tale prospettiva, ha terminato Roccella, non vi è nulla di altruistico nella maternità surrogata, né si può parlare di "donazione", come avviene invece in pratiche solidali quali la donazione del sangue o degli organi.

I saluti istituzionali

Aprendo l'evento, l’ambasciatore Di Nitto, ha pure richiamato le parole del Pontefice nel discorso al Corpo Diplomatico, definendole un ammonimento che interpella direttamente la responsabilità della comunità internazionale. Nel suo saluto, invece, soffermandosi sul titolo del dialogo che ha convolto l'arcivescovo Gallagher e il ministro Roccella, l’ambasciatore Poulides, ha rilevato la necessità di "prevenire la mercificazione di donne e bambini nella maternità surrogata", costruendo "un fronte comune per la dignità umana". Un obiettivo che chiama in causa in modo particolare i diplomatici, invitati a rispondere all’appello del Papa a intraprendere un cammino di rispetto della persona umana in ogni circostanza, affinché tali richiami diventino oggetto di un’attenta e condivisa riflessione.

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13 gennaio 2026, 18:00