Il Museo Gregoriano Etrusco, una lezione di metodo

Questo pomeriggio ai Musei Vaticani la conferenza di Francesco Roncalli, curatore tra gli anni Settanta e Ottanta del Novecento del Gregoriano Etrusco. Un’occasione per mettere in luce storia, specificità, vitalità e vocazione scientifica del museo fondato da Gregorio XVI

Paolo Ondarza – Città del Vaticano

Non un semplice contenitore di oggetti antichi, ma un vero e proprio laboratorio culturale. È questa l’identità dei Musei Vaticani. Una realtà composita, declinata al plurale perché contenente varie collezioni relative ad epoche e culture diverse.

Cratere a colonnette corinzio. - Museo Gregoriano Etrusco - Musei Vaticani
Cratere a colonnette corinzio. - Museo Gregoriano Etrusco - Musei Vaticani

Una continuità storica

Una speciale attenzione viene dedicata nella giornata odierna al Museo Gregoriano Etrusco, fondato e inaugurato da Gregorio XVI il 2 febbraio 1837. Da circa trent’anni è guidato da Maurizio Sannibale, curatore del Reparto Antichità Etrusco-Italiche, che in una linea di grande continuità ha proseguito l’opera dei suoi predecessori. Prima di lui Francesco Buranelli, ma risalendo alle origini si distingue sicuramente la figura di Bartolomeo Nogara. Il futuro direttore delle collezioni pontificie, pioniere dell’etruscologia, ad inizio Novecento avviò la tradizione di cura scientifica del Reparto, proseguita poi da Filippo Magi e, dalla metà degli anni Settanta ai primi Ottanta, da Francesco Roncalli.

Ascolta l'intervista a Maurizio Sannibale

La conferenza di Francesco Roncalli

A quest’ultimo, che del Gregoriano Etrusco è stato direttore tra la metà degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta, è affidata la conferenza «Il Museo Gregoriano Etrusco. Una lezione di metodo» che questo pomeriggio si svolge nella sala conferenze dei Musei Vaticani. 

Statua bronzea votiva di guerriero: "Marte di Todi". - Museo Gregoriano Etrusco - Musei Vaticani
Statua bronzea votiva di guerriero: "Marte di Todi". - Museo Gregoriano Etrusco - Musei Vaticani

Un grande ritorno

Allievo di Giovanni Becatti all’ateneo di Milano e di Massimo Pallottino alla Sapienza, Roncalli, è stato docente di Etruscologia e Antichità italiche nelle Università di Salerno, di Perugia e all’Università Federico II di Napoli di cui è Professore Emerito. «È un grande ritorno, è un bel momento per il Museo», commenta Maurizio Sannibale a Vatican News.  «Roncalli qui ha mosso i suoi primi passi, come studioso e curatore di museo: il suo ricordo è legato a lavori come la ristrutturazione delle sale espositive o l'importante acquisizione della collezione Astarita», prestigiosa raccolta di ceramica greca ed etrusca.

Copia al vero di Carlo Ruspi della Tomba del Triclinio di Tarquinia (470 a.C.) - Museo Gregoriano Etrusco - Musei Vaticani
Copia al vero di Carlo Ruspi della Tomba del Triclinio di Tarquinia (470 a.C.) - Museo Gregoriano Etrusco - Musei Vaticani

Il metodo del Gregoriano Etrusco

Alle peculiarità e all’impostazione stessa del Gregoriano Etrusco è legato l’approccio del metodo di studio e ricerca di Francesco Roncalli.

Ai Musei Vaticani una conferenza sul Museo Gregoriano Etrusco

«Oltre ad essere stato il primo museo dedicato intenzionalmente alle antichità etrusche, se si escludono i precedenti delle accademie del Settecento, il nostro ha la caratteristica di non essere un museo topografico, dove vengono rappresentati contesti unitari provenienti da campagne di scavo sistematiche. È un museo tematico. Chi ha selezionato le opere – chiarisce – lo ha fatto in base a criteri estetici, di interesse artistico, culturale, di unicità e di pregio. Sono oggetti che hanno sollecitato un approccio individuale, quindi privilegiando la lettura storico-artistica».

Sarcofago in marmo a rilievo policromo. -  Museo Gregoriano Etrusco - Musei Vaticani
Sarcofago in marmo a rilievo policromo. - Museo Gregoriano Etrusco - Musei Vaticani

Oggetti unici

L’unicità degli oggetti esposti è la cifra della collezione vaticana. Rimandano «agli albori della civiltà etrusca, all'età del ferro, alle origini della civiltà laziale e della civiltà latina». Tra tutti Maurizio Sannibale cita i «grandi corredi orientalizzanti di Cerveteri; la Tomba Regolini Galassi», che «resta uno dei monumenti principi per quella fase culturale nel VII secolo a.C. che vede l'interrelazione di diverse civiltà, movimenti di popoli e scambi culturali in tutto il bacino del Mediterraneo». E ancora: «la fioritura arcaica, la grande bronzistica di Vulci, monumenti come il Marte di Todi», testimonianza della «ricezione del classico in Etruria e della sua interpretazione».

Specchio inciso in bronzo raffigurante un aruspice  etrusco in atto di esaminare il fegato di una pecora. - - Museo Gregoriano Etrusco - Musei Vaticani
Specchio inciso in bronzo raffigurante un aruspice etrusco in atto di esaminare il fegato di una pecora. - - Museo Gregoriano Etrusco - Musei Vaticani

Una peculiarità, quella del Museo Gregoriano Etrusco, che è stata terreno di confronto per generazioni di studiosi che in vario modo hanno segnato la storia della ricerca etruscologica e degli studi classici.

La conferenza ai Musei Vaticani: "Il Museo Gregoriano Etrusco. Una lezione di metodo"

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

27 gennaio 2026, 16:10