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Giubileo, l’ultimo pellegrinaggio dei volontari attraverso la Porta Santa

Il passaggio del personale che per tutto il 2025 ha accompagnato oltre 33 milioni di fedeli chiude simbolicamente l’Anno Santo. Una rappresentanza degli oltre 5mila che hanno messo a disposizione il loro tempo per garantire un servizio svolto “in un clima di sicurezza e fraternità”. L’arcivescovo Fisichella: “È stata una bella avventura. La speranza non delude solo perché si conclude un cammino”

Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano

La Basilica di San Pietro si moltiplica in mille riflessi nelle pozzanghere che puntellano Via della Conciliazione, silenziosa testimone del Giubileo 2025 e dei suoi ultimi, piovosi, giorni. Gli stessi riflessi abitano gli occhi dei volontari — riconoscibili dalle ormai note casacche verde speranza — nei quali si sono depositate le storie, i fardelli e le attese dei pellegrini che, in questo Anno Santo, hanno varcato la Porta Santa della Basilica Vaticana. Un fiume umano di oltre 33 milioni di persone, reso possibile dall’impegno discreto e costante di 5mila volontari dal background altrettanto variegato, chiamati questa sera, 5 gennaio, a condividere l’ultimo pellegrinaggio, insieme ad alcuni membri del Dicastero per l’Evangelizzazione, tra i quali l’arcivescovo pro-prefetto, monsignor Rino Fisichella.

Il pellegrinaggio verso la Porta Santa
Il pellegrinaggio verso la Porta Santa

Riparare sé stessi e gli altri

Il pellegrinaggio, come ognuno che si rispetti, parte canonicamente da Piazza Pia. Qualche residuo di pioggia accompagna il cammino — guidato proprio dall’arcivescovo che per primo solleva la croce lignea del Giubileo — facendo spuntare di tanto in tanto qualche ombrello aperto per riparare non solo sé stessi, ma anche i propri vicini. È lo spirito di solidarietà che accomuna i volontari, che non dissipa una sensazione di malinconia — tipica di ogni esperienza che giunge al termine — ma la unisce all’appagamento per un servizio svolto "in un clima di sicurezza e fraternità", come affermato da Fisichella nella conferenza stampa di bilancio dell’Anno Santo tenutasi questa mattina.

Il silenzio contemplativo

Lungo il percorso si prega, si canta l'inno dell'Anno Santo, ma si rievocano anche esperienze, aneddoti e fuoriprogramma degni di nota. Una volta giunti alle soglie della Porta Santa, però, le parole lasciano spazio a un silenzio contemplativo, rivolto alle imponenti ante che domani Papa Leone XIV chiuderà, in attesa della riapertura prevista nel 2033, in occasione del Giubileo della Redenzione. I volontari le hanno osservate innumerevoli volte, regolando il flusso dei pellegrini, sempre da comprimari. Questa volta, però, diventano protagonisti a pieno titolo: accarezzano le formelle, si fanno il segno della croce, sussurrano una preghiera.

Il pellegrinaggio verso la Porta Santa
Il pellegrinaggio verso la Porta Santa

"È stata una bella avventura"

La processione prosegue lungo la navata della Basilica, per poi concludersi al suo centro. Qui Fisichella fa recitare le preghiere necessarie per l’indulgenza, secondo le intenzioni del Papa, e il Credo. "È stata una bella avventura", spiega ai volontari raccolti, "ma la speranza non deluda solo perché si conclude un cammino", aggiunge, incoraggiando ciascuno a farsi "pietra vivente" della Chiesa. Termina così il pellegrinaggio dei volontari: è finalmente il loro momento di deporre fatiche, fardelli e attese, nella certezza che, anche attraverso un passaggio last minute, nulla resterà inascoltato.

L'arcivescovo Fisichella si rivolge ai volontari del Giubileo
L'arcivescovo Fisichella si rivolge ai volontari del Giubileo

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05 gennaio 2026, 18:00