Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, durante la Messa a Santa Maria Maggiore per i 200 anni delle relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Brasile Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, durante la Messa a Santa Maria Maggiore per i 200 anni delle relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Brasile

Parolin: Brasile e Santa Sede, modello di diplomazia a servizio della pace

Il segretario di Stato, oggi pomeriggio, ha presieduto la Messa nella Basilica di Santa Maria Maggiore in occasione del bicentenario delle relazioni tra i due Paesi. Il legame bilaterale è "cammino spirituale" in vista della "dignità umana" e del "bene comune", ha detto il porporato nell'omelia. Oggi "non punto d'arrivo", ma "rinnovato inizio di un impegno condiviso"

Daniele Piccini – Città del Vaticano

Una diplomazia intesa come “servizio alla pace”, la “rinuncia alla violenza” e una “comunione” che nasce “dall’armonia delle differenze orientate a un fine più alto”. Presiedendo la Messa nella Basilica di Santa Maria Maggiore, oggi pomeriggio 23 gennaio, in occasione dei duecento anni delle relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Brasile, il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, individua - nella sua omelia in portoghese - questi ideali come quei “ponti” che hanno tenuto congiunti nei secoli il “cammino spirituale e umano” dei due Paesi. Principi che vanno ben oltre il rapporto bilaterale, per definire, più in generale, il profilo di una diplomazia orientata al servizio della “dignità della persona e al bene comune”.

Le relazioni diplomatiche tra i due Paesi sono iniziate il 23 gennaio 1826, quando la Santa Sede riconobbe l’Impero del Brasile. In duecento anni, ha ricordato il porporato, “in Brasile si sono avvicendati 34 Internunzi e Nunzi Apostolici”. 

Everton Vieira Vargas, ambasciatore del Brasile presso la Santa Sede.
Everton Vieira Vargas, ambasciatore del Brasile presso la Santa Sede.   (@VATICAN MEDIA)

Il rispetto che sostituisce la violenza

In questa Messa di ringraziamento, il cardinale si lascia suggerire, profeticamente, i valori guida della diplomazia proprio dalle letture proposte, anch'esse lette in portoghese, dalla liturgia del giorno. Nella prima, tratta dal Primo libro di Samuele, Davide, perseguitato da Saul, avrebbe l’occasione di ucciderlo all’interno di una caverna, ma non lo fa. Davide “rinuncia alla violenza”, sceglie “la via ardua e nobile, quella della misericordia, del rispetto”. Davide, spiega ancora il cardinale Parolin, stabilisce che Dio è giudice tra lui e Saul, e con ciò mostra di nutrire “un’idea altissima dell’autorità e della giustizia”, non basate sul “dominio dell’uomo sull’uomo, ma la sottomissione di entrambi a una legge più grande, la fedeltà di Dio”: in questo gesto di rinuncia e rispetto, aggiunge il porporato, “il potere non viene abolito, ma purificato”.

Camminare sulla via “silenziosa e umile”

È proprio ciò che ha sempre ispirato l’azione diplomatica della Santa Sede, uno stile ricordato anche da Papa Leone XIV nel suo discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, del maggio 2025, otto giorni dopo la sua elezione a Vescovo di Roma. “La diplomazia della Chiesa – afferma il segretario di Stato Vaticano, ispirato dalla citazione del Pontefice - non nasce dalla ricerca di vantaggi politici, ma da una visione morale e spirituale della storia, in cui il dialogo prevale sul conflitto, la pazienza sulla sopraffazione e la coscienza sull’interesse immediato”. La Chiesa condivide gli stessi valori di Davide: come il futuro re d’Israele “nella caverna, la Santa Sede ha spesso scelto la via silenziosa e umile della parola, anche quando avrebbe potuto rivendicare altro, confidando nel fatto che la verità possiede una forza propria capace di agire nel tempo”, ha argomentato il cardinale Parolin.

il cardinale Parolin ha pronunciato l'omelia della Mesa in portoghese brasiliano.
il cardinale Parolin ha pronunciato l'omelia della Mesa in portoghese brasiliano.   (@VATICAN MEDIA)

Chiesa e Brasile, uniti in “umiltà e speranza”

Il Salmo 56 celebra “la fragilità della condizione umana, ma anche l’incrollabile solidità della misericordia divina”, una “tensione tra umiltà e speranza” che “ha caratterizzato anche il cammino del popolo brasiliano – ricorda il cardinale - profondamente segnato dalla fede cristiana, dalla devozione mariana e dalla capacità di affrontare le prove storiche senza perdere il senso della gioia e della solidarietà”. La Santa Sede, ha ricordato il porporato, è stata “in due secoli di relazioni”, “una compagna di viaggio” per il Brasile, sempre “attenta alle ferite sociali, alle sfide educative e alla promozione della giustizia e della pace”.

Il segretario di Stato Vaticano, cardinale Parolin, ha presieduto, questo pomeriggio, 23 gennaio, una Messa in occasione dei duecento anni di relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Brasile.
Il segretario di Stato Vaticano, cardinale Parolin, ha presieduto, questo pomeriggio, 23 gennaio, una Messa in occasione dei duecento anni di relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Brasile.   (@VATICAN MEDIA)

Un’armonia fatta di differenze

Nel Vangelo secondo Marco, proclamato durante la liturgia della parola, Gesù, salito su un monte, chiama a sé gli apostoli. Il suo, spiega il porporato, è soprattutto un invito alla “vicinanza”. Un incoraggiamento alla prossimità con Dio, che la Chiesa accoglie e trasforma nella “fonte più autentica” della sua azione diplomatica, che consiste essenzialmente “nello stare con Cristo, nella preghiera, nel discernimento e nella fedeltà al Vangelo”.

I dodici uomini che Gesù sceglie sono “diversi per origine”: nel gruppo ci sono pescatori, un esattore delle tasse, uomini di carattere “ardente”, altri più “timorosi”. Proprio questa “diversità” è una “lezione preziosa anche per il consesso delle Nazioni: la comunione non nasce dall’uniformità, ma dall’armonia delle differenze orientate a un fine più alto”, commenta il cardinale Parolin. Una comunione che ha caratterizzato anche le relazioni tra la Santa Sede e il Brasile, nel corso di duecento anni. I due Paesi, ha aggiunto il segretario di Stato Vaticano, “hanno attraversato mutamenti politici, trasformazioni sociali, crisi e rinnovamenti, rimanendo tuttavia ancorati a un principio essenziale: la centralità della persona umana, creata a immagine di Dio e chiamata a una vita di dignità, libertà e responsabilità”.

Le Scritture tracciano dunque la rotta della missione della Chiesa e al contempo della diplomazia che, “in un mondo segnato da tensioni, conflitti e nuove forme di povertà, non possono prescindere dalla ricerca sincera della pace, dono di Dio e frutto della giustizia”.

Un momento dell'omelia del cardinale Parolin, nella Basilica di Santa Maria Maggiore.
Un momento dell'omelia del cardinale Parolin, nella Basilica di Santa Maria Maggiore.   (@VATICAN MEDIA)

Non un traguardo, ma un rinnovato impegno

Dal cardinale Parolin, a conclusione dell'omelia, l’augurio che i duecento anni di relazioni tra Santa Sede e Brasile “non siano dunque un punto d’arrivo, ma una soglia, l’inizio rinnovato di un impegno condiviso a favore dell’uomo e della sua vocazione trascendente”. Un futuro di comunione e collaborazione che il porporato affida alla preghiera e all’intercessione della “Vergine Santa, Salus Populi Romani e Nossa Senhora Aparecida”, affinché “custodisca nel suo cuore materno la Santa Sede e il popolo brasiliano”.

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23 gennaio 2026, 17:15