"Dei Verbum", don Girolami: il Papa ricorda che Dio si rivela nella storia
Eugenio Bonanata – Città del Vaticano
Il primato della storia, la lettura dei testi sacri, la relazione di amicizia con il Signore, la preghiera. Sono numerosi gli argomenti toccati dalla costituzione dogmatica Dei Verbum che Papa Leone XIV ha messo al centro della catechesi dell'udienza generale di mercoledì scorso, in Aula Paolo VI, nell’ambito del nuovo ciclo dedicato alla riscoperta dei documenti del Concilio Vaticano II. “La Dei Verbum chiarisce qual è il significato e la modalità con la quale Dio si rivela agli uomini”, afferma don Maurizio Girolami, presidente dell’Associazione Biblica Italiana. Ed "è significativo – aggiunge – che il Papa abbia voluto cominciare proprio dal cappello introduttivo di questo documento, dove si definisce il dialogo tra Dio e gli uomini come un dialogo che avviene in una relazione di amicizia".
Una lunga gestazione
“Dio si rivela innanzitutto attraverso parole autentiche”, aggiunge don Girolami, ricordando come a tal proposito il Papa ha rimarcato "la differenza" tra la parola e le chiacchiere, nonché l’importanza di dedicarsi alla preghiera. “Dio si rivela anche attraverso eventi intimamente connessi”, sottolinea il sacerdote che invita a considerare la lunga gestazione che ha avuto la Dei Verbum, testo approvato il 18 novembre 1965, poche settimane prima della chiusura dell'assise l’8 dicembre. "Di fatto, però, fu uno dei primi testi a essere presentati dalla commissione preparatoria”.
Il contesto storico culturale
Qual è il motivo di questo lungo iter? “I padri conciliari – spiega il sacerdote – avevano bisogno di intendersi su come bisognava capire la rivelazione cristiana: se solo come parole, delle verità rivelate, oppure se, come insegna la Sacra Scrittura, c’era una storia da accogliere che è fatta sia di parole sia di eventi”. Il contesto culturale, teologico e filosofico dell’epoca, segnato ancora dall’illuminismo e dal positivismo, nonché dalla grande controversia con la riforma protestate, aveva stimolato questa riflessione che ha portato a mettere la storia al centro del mistero della rivelazione divina. “Non si tratta solo di avere dei testi – afferma don Girolami – il cristianesimo non è la religione del libro ma, come ci ha detto anche Papa Benedetto XVI, è innanzitutto l'incontro con il vivente, di cui certamente la Sacra Scrittura è la testimone privilegiata, ma non senza l’alveo che la porta, cioè la tradizione e la vita della Chiesa”.
Lo sguardo sulla realtà
Don Girolami cita anche la recente lettera apostolica di Papa Leone Una fedeltà che genera futuro, diffusa il 22 dicembre scorso, in occasione del sessantesimo anniversario dei decreti conciliari Optatam totius e Presbyterorum Ordinis. I due documenti sulla formazione sacerdotale sono in piena sintonia con lo spirito della Dei Verbum. “I padri conciliari – spiega – chiedevano una revisione profonda degli studi della teologia, perché ovviamente non si trattava più di studiare le verità rivelate, come se Dio avesse voluto rivelare qualcosa di sé in forma astratta, come se fosse una filosofia da imparare, ma bisognava rimettersi dentro il contesto della storia, sapendo ascoltare la storia”
“La Bibbia – prosegue don Girolami – ci dice che è attraverso volti, incontri e persone che Dio rivela il suo piano di salvezza”. Ed è proprio qui che risiede la potenza della costituzione dogmatica, che invita tutti i credenti – non solo gli specialisti – a leggere la Sacra Scrittura e ad alimentare la familiarità con i Testi Sacri. “È grazie alla Dei Verbum – sottolinea ancora il presidente dell’Associazione Biblica Italiana – che oggi possiamo dire che il Signore continua ad accompagnare la sua Chiesa e a rivelare il suo volto attraverso la vita della Chiesa. La nostra catechesi, il nostro insegnamento teologico non è più una ripetizione di formule già confezionate, per quanto corrette, che però rischiano di non comunicare nulla. Invece, è la Chiesa che si interroga continuamente su come annunciare il Vangelo eterno di Gesù Cristo nella storia, nell’oggi, con il linguaggio dell’uomo contemporaneo”.
Il processo di rinnovamento
Il documento, dunque, ha offerto la struttura teologica a tutto il Concilio Vaticano II. “La Dei Verbum ci permette di comprendere qual è stato lo spirito, e la prospettiva corretta con la quale la Chiesa ha ripensato sè stessa, la sua missione nel mondo, il senso della Sacra Scrittura e della tradizione, e come vivere l’esperienza cristiana oggi, dando primato e valore alla storia e a questo mondo amato da Dio”. Secondo don Maurizio Girolami, inoltre, l’intuizione teologica della costituzione dogmatica è alla base dell’intero processo di rinnovamento stabilito dal Concilio: dalla liturgia al linguaggio fino alle strutture e alle istituzioni. “Probabilmente - conclude - se non ci fosse stata Dei Verbum, tutta la vita della Chiesa, la nuova evangelizzazione di tutti gli ultimi Pontefici, non avrebbe avuto quello spessore teologico che invece ha avuto”.
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