Un operatore dei media al lavoro (foto d'archivio) Un operatore dei media al lavoro (foto d'archivio)

Il Concilio nei media e l’invito a riscoprire il Vaticano II

In un’epoca di grandi trasformazioni anche mediatiche, questo evento centrale nella storia della Chiesa ha da subito attirato l’attenzione del mondo. Oggi, come ha detto Papa Leone XIV, si può riprendere la via maestra dei padri conciliari accostandosi ai documenti e “riscoprendone la profezia e l’attualità”

Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

Il 21.mo concilio ecumenico,  iniziato nel 1962 da Papa Giovanni XXIII in un tempo segnato da profonde trasformazioni anche nel mondo dell’informazione, riceve sin dai primi momenti un’ampia e capillare eco. L’11 ottobre di quell’anno, il giorno della solenne apertura, la stampa mondiale dedica ampio spazio all’evento che ha cambiato il volto della Chiesa.

L’eco del Concilio sulla stampa mondiale

I mezzi di informazione danno grande risalto ai lavori conciliari. Per il quotidiano francese “Le Figarò” la sua apertura è un “gesto di alto valore storico”. Un “fatto di pace e distensione fra gli Stati”, secondo “Le Monde”. Al titolo del giornale statunitense “New York Times”, che definisce quell’avvenimento un “progetto meraviglioso ed eccezionale per tutto il mondo”, si aggiunge quello della trasmissione della Radio svizzera Srf che utilizza l’espressione “Concilio della speranza”. “È giunto in un momento quanto mai opportuno”, scrive inoltre “Vanguardia española”. Per il “Corriere della Sera” è “l’iniziativa più coraggiosa di un Papa”. “La Chiesa - si legge - su questa testata - vuole presentarsi al mondo, respingendo i tentativi di considerarla sopra o contro o fuori gli interessi dell’uomo; vuole restare viva e possente nella storia, non farsi estromettere”. Tra i protagonisti del Concilio, i media indicano subito anche l’allora arcivescovo di Milano, il cardinale Giovanni Battista Montini che salirà al soglio di Pietro il 21 giugno del 1963 e che porterà a compimento, nel 1965, il Concilio ecumenico Vaticano II. Il quotidiano italiano “Avanti!” mette in rilievo, in particolare, la sua “intonazione pastorale e conciliante”.

Operatori dei media nella Basilica di San Pietro durante i lavori conciliari. (Foto d'archivio)
Operatori dei media nella Basilica di San Pietro durante i lavori conciliari. (Foto d'archivio)

L’apertura del Concilio su “L’Osservatore Romano”

All’indomani della solenne cerimonia di apertura, il quotidiano della Santa Sede, “L’Osservatore Romano”, apre quella storica edizione e in prima pagina sono stampate queste parole: “Luce di verità, santità e pace nella vita della Chiesa”. Il discorso pronunciato da Papa Giovanni XXIII viene riportato in latino e in italiano. “Quando il Vangelo del Concilio spalancato sulle istoriate e luminiscenti pagine è stato recato sul trono papale - si legge in un articolo di quell’edizione del 12 febbraio 1962 – l’onda di luce della Basilica ha tratto dalle cesellature dell’antico Codice riflessi e bagliori come se la Parola di Dio si infiammasse nel momento in cui si inaugurava il Concilio ecumenico Vaticano II”. “Sempre, nei Concili della Chiesa - si legge ancora in un articolo in terza pagina - il Libro di Dio ha occupato il posto d’onore nelle Assemblee dei Padri a confermare la divina secolare missione della Chiesa fondata da Cristo perché amministrasse, propagasse, difendesse e custodisse, nella sua integrità e genuinità quale suo deposito inviolabile, la Parola di Dio contenuta nel Libro Sacro”.

La prima pagina del quotidiano "L'Osservatore Romano" del 12 ottobre 1962.
La prima pagina del quotidiano "L'Osservatore Romano" del 12 ottobre 1962.

Benedetto XVI, il Concilio e l’occhio dei media

Un ulteriore sguardo sul Concilio è quello di Papa Benedetto XVI. Questo "occhio" ravvicinato si ricava dalle parole pronunciate durante l’incontro con i parroci nel 2013. L’incontro è “una piccola chiacchierata sul Vaticano II”. Il Concilio “come l’ho visto”, ha aggiunto il Pontefice in quell’udienza che si è tenuta appena tre giorni dopo l’annuncio della rinuncia al pontificato. Nel colloquio con i parroci e i sacerdoti della diocesi di Roma, Benedetto XVI ha ripercorso alcuni aspetti del Concilio, un avvenimento al quale ha preso parte prima come consulente teologico del cardinale di Colonia Frings e poi come perito. “C’era un’aspettativa incredibile. Speravamo che tutto si rinnovasse, che venisse veramente una nuova Pentecoste, una nuova era della Chiesa”. Nel suo discorso emergono anche elementi legati al mondo dell’informazione. “C’era il Concilio dei Padri, il vero Concilio, ma c’era anche il Concilio dei media”, ha ricordato Benedetto XVI. “Era quasi un Concilio a sé, e il mondo ha percepito il Concilio tramite questi, tramite i media. Quindi il Concilio immediatamente efficiente arrivato al popolo, è stato quello dei media, non quello dei Padri. E mentre il Concilio dei Padri si realizzava all’interno della fede, “il Concilio dei giornalisti”, ha spiegato il Pontefice tedesco, si è realizzato “all’interno delle categorie dei media di oggi, cioè fuori dalla fede, con un’ermeneutica diversa”.

Papa Giovanni XXIII e tra la folla un operatore dei media.
Papa Giovanni XXIII e tra la folla un operatore dei media.

Far emergere la forza reale del Concilio

Per i media, ha sottolineato inoltre Benedetto XVI nell’incontro nel 2013 con i parroci e il clero di Roma, “il Concilio era una lotta politica, una lotta di potere tra diverse correnti nella Chiesa”. “Era ovvio che i media prendessero posizione per quella parte che a loro appariva quella più confacente con il loro mondo. C’erano quelli che cercavano la decentralizzazione della Chiesa, il potere per i vescovi e poi, tramite la parola ‘Popolo di Dio’, il potere del popolo, dei laici”. C'è un ulteriore elemento. Il Concilio dei media era accessibile a tutti. “Quindi, questo era quello dominante, più efficiente, ed ha creato tante calamità, tanti problemi, realmente tante miserie: seminari chiusi, conventi chiusi, liturgia banalizzata … e il vero Concilio ha avuto difficoltà a concretizzarsi, a realizzarsi; il Concilio virtuale era più forte del Concilio reale”. Una prevalenza che nel tempo, progressivamente, è destinata ad essere ribaltata. “La forza reale del Concilio era presente e, man mano, si realizza sempre più e diventa la vera forza che poi è anche vera riforma, vero rinnovamento della Chiesa. Mi sembra che, 50 anni dopo il Concilio - ha affermato Benedetto XVI - vediamo come questo Concilio virtuale si rompa, si perda, e appare il vero Concilio con tutta la sua forza spirituale”.

I media oggi e i documenti del Concilio

Nella prima udienza generale dell’anno, il 7 gennaio del 2026, Papa Leone XIV ha cominciato un nuovo ciclo di catechesi sul Concilio Vaticano II e ha esortato a conoscere questo evento “nuovamente da vicino”. “Accostandoci ai documenti del Concilio e riscoprendone la profezia e l’attualità - ha detto - accogliamo la ricca tradizione della vita della Chiesa e, allo stesso tempo, ci interroghiamo sul presente e rinnoviamo la gioia di correre incontro al mondo per portarvi il Vangelo del regno di Dio, regno di amore, di giustizia e di pace”. Anche oggi i media possono avere un ruolo importante nel favorire la conoscenza e per riesplorare i contenuti dei documenti conciliari. In questo caso può emergere, rispettando il significato autentico di quei testi, la forza reale del Concilio. Si può e si deve realizzare un’opera, da compiere attraverso la carta stampata e quella digitale, che inviti a rileggerne i documenti. Si tratta di una opportunità con cui ripercorrere la via maestra tracciata dai padri conciliari e per assumere la stessa prospettiva di chi ha vissuto quell’evento. “Coloro ai quali fu dato di partecipare, negli anni 1962-1965, ai lavori del Concilio in questa basilica di San Pietro - ha detto Papa Giovanni Paolo II l'11 ottobre del 1987 - non dimenticheranno mai quale benedizione sia abitare nella casa del Signore”.

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28 gennaio 2026, 11:30