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Il cardinale Kurt Koch, prefetto del Dicastero per la Promozione dell'Unità dei Cristiani Il cardinale Kurt Koch, prefetto del Dicastero per la Promozione dell'Unità dei Cristiani

Koch: “L’ecumenismo, strumento di pace per il mondo”

Il prefetto del Dicastero per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, in un colloquio con i media vaticani in occasione della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, si sofferma sulle indicazioni di Papa Leone riguardo l’ecumenismo, sull’eredità della Riforma e sul cammino ecumenico verso l'anno giubilare 2030

Mario Galgano - Città del Vaticano

All’indomani dell’inizio della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che si concluderà domenica prossima, 25 gennaio, con la celebrazione dei secondi Vespri nella Basilica di San Paolo fuori le mura presieduta dal Papa, il cardinale Kurt Koch, in un’intervista ai media vaticani, richiama l'esortazione di Leone XIV ad andare “di pari passo” nella ricerca dell'unità e nell'impegno per la pace nel mondo. Il porporato sottolinea la funzione esemplare delle Chiese perché “l’ecumenismo può essere un aiuto per la società, se non riflette la frammentazione della società stessa, ma si pone come un segno di unità”. In un mondo attraversato da correnti contrastanti, la sfida consiste nel vivere “in un solo spirito” nonostante la diversità. “Se la cristianità stessa è un gruppo diviso e litigioso, - afferma il cardinale - non può offrire molto alla società".

L'appassionato appello dall'Oriente

I testi della Settimana di preghiera di quest'anno, preparati dalla Chiesa apostolica armena, si basano sulla Lettera agli Efesini - Un solo corpo e un solo spirito – “una scelta – evidenzia Koch - altamente simbolica”. Si tratta infatti di “un appassionato appello di San Paolo all'unità, se si considera che Paolo scrive questa lettera dal carcere, si comprende quanto la questione gli stia a cuore. In prigione non ci si occupa di banalità".


2033: Non una scadenza, ma un momento di riflessione

Guardando al 500.mo anniversario della Confessio Augustana nel 2030, il cardinale ridimensiona le aspettative. “Nell'ecumenismo – afferma - non stabilisco date. Le scadenze le detta lo Spirito Santo, non noi”. L'anno 2030 rappresenta tuttavia un importante “momento di riflessione” per ripensare il superamento delle divisioni. Koch ha citato il teologo Wolfhart Pannenberg, per il quale la scissione delle Chiese ha rappresentato un “fallimento” della Riforma, poiché Martin Lutero mirava al rinnovamento dell'intera cristianità. “Gesù ha voluto una Chiesa, - evidenzia il cardinale - non una molteplicità di Chiese”.

Gli ostacoli al riconoscimento

Riguardo all'idea di Joseph Ratzinger di riconoscere la Confessio Augustana come “cattolica”, il problema risiede tuttavia nell'accettazione da parte della totalità delle Chiese evangeliche, mentre la Chiesa luterana (VLKD) si riconosce pienamente in questo solco, lo stesso non può dirsi per la EKD (Chiesa Evangelica in Germania) nel suo complesso.

Prospettive: Da Nicea a Gerusalemme

In conclusione, il prefetto del Dicastero per Promozione dell'Unità dei Cristiani sottolinea l’importanza del Concilio di Nicea, di cui è stato recentemente celebrato il 1700.mo anniversario. L'unità può essere trovata solo nella fede comune. “La sfida di Nicea resta attuale”, ha detto Koch.

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19 gennaio 2026, 16:44