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Il cardinale Fernando Filoni Il cardinale Fernando Filoni 

Il cardinale Filoni: la diplomazia vaticana, esempio di sinodalità

Il porporato, per tanti anni al servizio della Santa Sede in diversi Paesi e contesti, si sofferma sull’azione dei rappresentanti del Papa nel mondo e sui valori che ispirano le relazioni con gli Stati, le Chiese locali, le organizzazioni internazionali e quelle regionali presenti in ciascun territorio

Eugenio Bonanata – Città del Vaticano

C’è speranza e attesa riguardo al tema della diplomazia vaticana. Soprattutto nei tanti contesti segnati da guerre e conflitti. Si ripete spesso che tale azione si svolge lontano dai riflettori, nel silenzio e nella discrezione. Ma quali sono i valori che guidano i rappresentanti del Papa nei diversi territori? “Innanzitutto quelli del Vangelo”, risponde il cardinale Fernando Filoni, gran maestro dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, da tanti anni in prima linea sul fronte diplomatico. Il porporato, prima di Papa Leone XIV, ha servito tre pontificati in giro per il mondo: Sri Lanka, Iran, Brasile, Hong Kong, Giordania, Iraq. Oltre ai valori spirituali ci sono anche i valori della realtà nella quale si viene inseriti”, sottolinea riflettendo sul ruolo del diplomatico e del nunzio apostolico, il quale – precisa – non chiede di andare in un determinato Paese, ma viene inviato.

Ascolta l'intervista al cardinale Fernando Filoni

Studiare la realtà locale

Nella recente lettera di Leone XVI alla Pontificia Accademia Ecclesiastica - l’istituzione che forma i diplomatici della Santa Sede - si legge che il compito della diplomazia è quello di ricomporre “legami autentici”. “Concretamente il nostro compito riguarda le relazioni tra gli Stati e la Santa Sede”, afferma il cardinale Filoni, che ha frequentato l’Accademia negli anni successivi alla chiusura del Concilio Vaticano II. Per costruire questi rapporti – con le istituzioni statali, quelle internazionali e regionali presenti in loco - occorre partire dallo studio approfondito della storia del Paese e della Chiesa locale.

Fondamento di unità

“Come insegnava Paolo VI – spiega il cardinale, citando la Sollicitudo omnium ecclesiarum – siamo inviati ad inserirci nelle Chiese locali, non per avere un’attività sostitutiva dei vescovi, ma per aiutare a far conoscere ciò che il Papa desidera dalle Chiese locali e ciò che le Chiese locali si aspettano da noi”. Il terreno elettivo è proprio il sostegno ai vescovi e alle istituzioni ecclesiastiche dei territori, che richiede una straordinaria collaborazione a tanti livelli. E tutto è in capo al nunzio. “Questa è la migliore forma di sinodalità”, dice il cardinale Filoni che si sofferma sull’importanza delle consultazioni per la scelta delle figure maggiormente idonee a tale scopo. “Se manca questo, abbiamo perso la nostra identità”, prosegue il cardinale, che ribadisce come questo approccio sia necessario per “entrare nella dinamica del conoscere perché e in che modo la Chiesa può dire una parola di speranza”.

La scelta di restare in Iraq

Sono stati davvero numerosi i contesti in cui in cardinale ha prestato servizio. “Li ho amati tutti – confida – perché in ciascuno ho trovato caratteristiche che mi hanno arricchito non solo a livello culturale, ma soprattutto a livello spirituale”. Molti osservatori ricordano e riportano la scelta del cardinale Filoni di non abbandonare Bagdad durante la seconda guerra del Golfo, al contrario di tanti altri ambasciatori presenti nella capitale irachena. In seguito a consultazioni con il patriarca caldeo e con gli altri vescovi è arrivata la decisione da parte di questa piccola Chiesa, espressione di una minoranza della popolazione. E il porporato ne rievoca i termini: “Noi rimaniamo qui, siamo pastori. Non possiamo assentarci e non dobbiamo avere paura. La paura che ha la gente è la nostra. Ma anche la speranza che noi abbiamo dobbiamo condividerla”.

Il dramma del calo dei cristiani in Medio Oriente

Guardando all’oggi, è impossibile non rivolgere un pensiero ai cristiani che vivono in tutto il Medio Oriente. “È da cento anni che c'è una continua diminuzione dei cristiani nella regione”, afferma il cardinale. “Questo è il dramma che ci deve preoccupare tutti: amiamo la Terra Santa, ma amiamo anche il Medio Oriente perché è la culla della vita della Chiesa”.

 

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24 gennaio 2026, 12:20