Il cardinale Victor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede (foto d'archivio) Il cardinale Victor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede (foto d'archivio)

Fernández: oggi troppe condanne "ex cathedra" sul web, serve più umiltà

Il cardinale apre con la sua meditazione la plenaria del Dicastero per la Dottrina della Fede di cui è prefetto: “Mantenere viva la consapevolezza del limite e il bisogno di Dio per non cadere nello stesso inganno che ha portato agli eccessi dell'Inquisizione, alle guerre mondiali, alla Shoah, ai massacri a Gaza”

Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano

La consapevolezza del limite, anzitutto, del bisogno di Dio, così da “non cadere in un terribile inganno, lo stesso che ha portato agli eccessi dell’Inquisizione, alle guerre mondiali, alla Shoah, ai massacri a Gaza”. E anche un “sano realismo”, quello proposto da grandi saggi e mistici, a fronte della tendenza - caratteristica di quest’epoca – di “blog” in cui “chiunque, anche se non ha studiato molta teologia, esprime la propria opinione e condanna come se parlasse ex cathedra”. È un invito alla “umiltà” intellettuale e spirituale la meditazione con cui il cardinale Victor Manuel Fernández apre la sessione plenaria del Dicastero per la Dottrina della Fede di cui è prefetto. L’appuntamento, al via oggi 27 gennaio fino a giovedì 29, vede oltre 70 partecipanti riuniti in Vaticano.

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Analizzare la realtà e ascoltare gli altri

Un momento di preghiera, riflessione e condivisione, sottolinea Fernández nel suo intervento, in cui esorta a “pensare, analizzare la realtà”, ma “ascoltando gli altri, accogliendo le loro prospettive che ci permettono di percepire altri aspetti della realtà stessa, aprirci ad altri punti di vista”. In questo senso, fa bene “prestare attenzione alle ‘periferie’ da dove si vedono le cose in modo diverso”.

E soprattutto fa bene ricordare le recenti parole di Papa Leone sul fatto che “nessuno possiede la verità tutta intera, tutti dobbiamo umilmente cercarla, e cercarla insieme”. “Una Chiesa che non si chiude in sé stessa, ma resta in ascolto di Dio per poter allo stesso modo ascoltare tutti”, è la proposta del Papa che rilancia il prefetto della Dottrina della Fede, rimarcando come queste parole siano ancora più vere rispetto alle verità della fede: “Oggi – afferma - un teologo normalmente possiede conoscenze limitate a una disciplina teologica o a un argomento isolato, mentre i misteri della fede sono intrecciati in una preziosa gerarchia, in cui il tutto è illuminato specialmente da quelle verità centrali che costituiscono il cuore del Vangelo”.

Sano realismo

“Certamente, in un luogo come questo – aggiunge il porporato argentino in riferimento all’ex Sant’Uffizio - dove abbiamo la possibilità di dare risposte con autorità, di scrivere documenti che diventino parte del magistero ordinario, e persino di correggere e condannare, il rischio di perdere l’ampiezza delle prospettive è maggiore”. Ma la questione è più seria: “Oggi in qualsiasi blog, chiunque, anche se non ha studiato molta teologia, esprime la propria opinione e condanna come se parlasse ex cathedra. Ecco perché dobbiamo recuperare in tutta la Chiesa quel sano realismo proposto dai grandi saggi e mistici della Chiesa”.

Una capacità di pensiero universale ma non esaustiva

Dio ha donato all’essere umano “la capacità del pensiero” con una “portata universale”, ma questa capacità “non significa che le persone umane abbiano una capacità di esaustività, di percezione integrale della realtà”, rileva il prefetto. “Anche con l’aiuto delle tecnologie più potenti immaginabili, è impossibile per una mente umana essere consapevole della realtà nella sua totalità e in ogni suo aspetto”. Questo è possibile solo per Dio.

E allora “non possiamo avere una comprensione integrale nemmeno di una piccola parte di questo mondo”, perché quella stessa parte può “essere pienamente compresa solo alla luce della totalità in cui è integrata”, dice il cardinale, citando Tommaso d’Aquino quando spiegava che “la ricchezza inesauribile di Dio si esprime meglio nella ricchezza dell’insieme”. Anche Papa Francesco nella Laudato si’ sottolineava come “abbiamo bisogno di cogliere la varietà delle cose nelle loro molteplici relazioni”.

Terribile inganno

Questa consapevolezza “del limite”, sostiene Fernández, va mantenuta “viva” soprattutto in questo tempo di sviluppo di scienze e tecnologie, in modo da “non cadere in un terribile inganno, lo stesso che ha portato agli eccessi dell’Inquisizione, alle guerre mondiali, alla Shoah, ai massacri a Gaza, tutte situazioni che si giustificano con argomentazioni fallaci”. “Il problema è che lo stesso può accadere nella vita di tutti noi. Infatti, ripetiamo quell’inganno vivendo troppo sicuri di ciò che sappiamo”, annota il porporato.

Fare silenzio per ascoltare Dio

Due, allora, le questioni. In primo luogo, che “per comprendere appieno qualsiasi cosa dobbiamo lasciarci illuminare da Dio, dobbiamo invocarlo, pregare, ascoltarlo, lasciarci guidare da Lui in mezzo alle ombre”. “La fede ci assicura che possiamo davvero farlo, ed è davvero possibile che Egli ci illumini per vedere meglio”. Poi l'invito al silenzio. Il cardinale Fernández cita infatti San Bonaventura, il quale alla luce dei suoi studi sulla scienza di Cristo sosteneva che “le negazioni sono più appropriate delle affermazioni, i superlativi più appropriati delle affermazioni positive” e che “a farne esperienza contribuisce più il silenzio interiore che la parola”. Questa è allora l'esortazione a conclusione della meditazione: raccogliersi nel silenzio, perché “è meglio pregare il Signore, affinché ci doni l’esperienza di cui parliamo”.

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27 gennaio 2026, 12:08