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Un momento dell'Atto accademico a Bratislava. A destra nella foto Vincenzo Buonomo, accanto a lui monsignor Gallagher Un momento dell'Atto accademico a Bratislava. A destra nella foto Vincenzo Buonomo, accanto a lui monsignor Gallagher 

A Bratislava l'Atto accademico per i 25 anni dei rapporti tra Slovacchia e Santa Sede

Nell'occasione di questo anniversario sono intervenuti all'Università "Komenského" di Bratislava l'arcivescovo Paul Gallagher e il prof. Vincenzo Buonomo, ordinario di diritto internazionale alla Pontificia Università Lateranense . Il segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali ha definito i trattati come ponti per la pace, soprattutto in un periodo di crisi del multilateralismo

Alessandro De Carolis - Città del Vaticano

Venticinque anni di rapporti bilaterali all’interno di trentatré anni di indipendenza. La Repubblica Slovacca, nata nel ’93 dopo la separazione dalla Repubblica Ceca, e la Santa Sede hanno celebrato oggi, 31 gennaio, con un solenne Atto accademico alla Univerzita Komenského di Bratislava, l’anniversario dell’Accordo di Base che i due Stati siglarono il 24 novembre del Duemila. La delegazione vaticana era rappresentata tra gli altri dall’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, dall’arcivescovo-vescovo di Košice dei Bizantini Cyril Vasiľ e da Vincenzo Buonomo, ordinario di diritto internazionale alla Pontificia Università Lateranense e direttore scientifico della Pontificia Accademia Ecclesiastica. 

Gallagher: i trattati come ponti al servizio della pace 

Inaugurando la cerimonia monsignor Gallagher ha ribadito il valore dei trattati come “ponti” al servizio della pace. Ha ricordato che “Papa Leone XIV ha recentemente osservato che l'indebolimento del multilateralismo e della diplomazia basata sul dialogo è motivo di seria preoccupazione nella vita internazionale. Una logica di confronto e di forza rischia sempre più di sostituire una cultura del dialogo, della negoziazione e del consenso”.

Ed è proprio in tale contesto - ha aggiunto - che la Santa Sede concepisce il suo impegno diplomatico: “Pur essendo profondamente radicata nella missione della Chiesa, la Santa Sede esercita la sua diplomazia al servizio della dignità umana e del bene comune” ponendo “particolare enfasi sul riconoscimento dei “diritti umani fondamentali, primo fra tutti la libertà di pensiero, di coscienza e di religione”.

Vincenzo Buonomo durante il suo intervento
Vincenzo Buonomo durante il suo intervento

L'intervento di Buonomo

Da parte sua il prof. Buonomo ha offerto una lettura, sia storica che attuale, dell'Accordo fondato essenzialmente sui due pilastri della Costituzione slovacca e del Codice di Diritto Canonico, nel quadro del diritto internazionale. Buonomo ha evidenziato come già nel Preambolo dell’Accordo di Base si faccia riferimento a questi “due aspetti fondativi” nei quali, ha ricordato, “le norme contenute nell’Accordo trovano non solo giustificazione, ma soprattutto capacità di regolare situazioni, prevenire eventuali contrasti o – come è tipico dei trattati – governare e reggere il rapporto tra i due contraenti con i loro rispettivi ordinamenti giuridici”. Anche gli articoli successivi dell’Accordo, ha proseguito il direttore scientifico della Pontificia Accademia Ecclesiastica, richiamano “alcuni concetti chiave” necessari a “identificare la natura degli ordinamenti giuridici dei due soggetti”. Il riferimento, ha osservato Buonomo, “va all’indipendenza e all’autonomia che non riguardano solo l’attività politica, ma i rispettivi ordinamenti giuridici”.

Un momento della cerimonia a Bratislava
Un momento della cerimonia a Bratislava

Rapporto tra due ordinamenti

Secondo “la teoria generale del diritto - ha spiegato il rappresentante vaticano - il concetto di indipendenza si concretizza nella presenza di un ordinamento giuridico mediante il quale un soggetto di diritto internazionale può autonomamente operare”. A ricordarlo “molto bene” è “anche la decisione dell’allora Parlamento cecoslovacco che nel decidere lo smembramento dello Stato, utilizzò i criteri propri del diritto internazionale, e si preoccupò di indicare nell’autonomia degli ordinamenti giuridici dei due nuovi Stati la linea per garantire un corretto funzionamento dell’indipendenza e della sovranità”. E “ancora ancora più esplicita e operativa nell’Accordo - ha sottolineato Buonomo - risulta l’indicazione che riconosce la capacità della Repubblica Slovacca e della Santa Sede di operare secondo «l’ordinamento giuridico della Repubblica Slovacca o secondo il diritto canonico». E i richiami, ha soggiunto, potrebbero continuare se ci si riferisce all’“indicazione che l’Accordo dà alle due Parti: alla Chiesa cattolica, di agire e decidere in modo esclusivo sulla base del suo ordinamento giuridico; alla Repubblica Slovacca di dare esecuzione agli obblighi previsti, mediante il proprio ordinamento giuridico”.

Funzioni di adattamento reciproco

Per il rappresentante vaticano dunque anche nel caso dell’Accordo di Base si è di fronte “ad una situazione tipica regolata dall’ordinamento internazionale: garantire e permettere la relazione tra due diversi soggetti, strutturata però secondo il diritto internazionale dei trattati. Questa materia, i trattati, domanda di individuare come mediante norme internazionali un ordinamento interno si modifica, si relaziona, o da attuazione ai rapporti instaurati con altri ordinamenti”. E tutto questo “rientra nella relazione tra diritto canonico e ordinamento internazionale”. Una relazione che per Buonomo “può essere inquadrata nella più generale teoria della pluralità degli ordinamenti giuridici e quindi letta come rapporto fra due ordinamenti che, costituiti ed operanti in piena autonomia, hanno necessità di essere tra loro collegati”. Relazioni, ha precisato ancora, “che si concretizzano mediante trattati, attraverso la funzione diplomatica o la partecipazione ad attività regolate dal diritto internazionale (presenza in Organizzazioni internazionali, attività di mediazione o di arbitrato)”, avendo come “criterio di collegamento” le “relazioni giuridiche e cioè il realizzarsi di atti e fatti che interessano congiuntamente, e a volte simultaneamente, i due ordinamenti”. In definitiva ordinamento canonico e ordinamento internazionale hanno “quei legami necessari per realizzare procedimenti per produrre regole e attivare funzioni di adattamento reciproco”. E questo “nel rispetto della originalità, specificità e funzione dei due ordinamenti”.

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31 gennaio 2026, 11:22