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"La Famiglia esule", opera dell'artista Alessandro Fantera, olio su tela (200x120 cm) "La Famiglia esule", opera dell'artista Alessandro Fantera, olio su tela (200x120 cm)

"La Famiglia esule", l'opera di Alessandro Fantera rilegge la fuga in Egitto

Attraversare un confine, quello tra violenza e speranza. Questo è il nucleo dell'ultimo dipinto realizzato dal giovane pittore e musicista italiano. Il quadro è stato pensato per il Giubileo e voluto dal Dicastero per il servizio dello sviluppo umano Integrale. La tela rilegge simbolicamente uno dei momenti più drammatici del racconto evangelico, collocandolo, però, nel contesto contemporaneo

Martina Accettola - Città del Vaticano

Il 16 gennaio, a simbolica conclusione dell'Anno Santo, il Palazzo di San Callisto ha ospitato la presentazione dell'olio su tela La Famiglia esule di Alessandro Fantera. Il pittore e musicista, classe 1997, ha realizzato l'opera per il Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. L'evento ha visto la partecipazione del prefetto, il cardinale Michael Czerny, insieme ai sottosegretari, il cardinale Fabio Baggio e monsignor Jozef Barlaš.

Fantera, cardinale Czerny, mons. Barlaš alla presentazione de "La Famiglia esule" a Palazzo di San Callisto (Roma)
Fantera, cardinale Czerny, mons. Barlaš alla presentazione de "La Famiglia esule" a Palazzo di San Callisto (Roma)

Un ponte tra passato e presente

Iniziato nel dicembre 2024 e completato nell'ottobre 2025, il dipinto nasce da un progetto condiviso con lo scrittore Francesco Lisbona, la critica d'arte Milena Naldi e l'architetto Pierluigi Cervellati. La Famiglia esule offre un'iconografia inedita, in cui la memoria biblica si immerge nel presente e si confronta con gli eventi del mondo contemporaneo. La fuga in Egitto della Sacra Famiglia, riletta e simbolicamente ambientata nella Striscia di Gaza, diventa così un racconto visivo attuale. Fantera affronta senza timori il dolore, lo sradicamento e la precarietà, temi cruciali del nostro presente, restituendo l'episodio evangelico in tutta la sua urgenza umana. Nella storia dell'arte, le rappresentazioni della fuga in Egitto sono rare e concentrate sul "riposo" della Sacra Famiglia. Qui, invece, il motivo e la drammaticità del viaggio prendono il centro della scena, rendendo La Famiglia esule un ponte tra storia e presente, e uno strumento per osservare e riflettere.

Un filo invisibile

La Sacra Famiglia avanza in un paesaggio lacerato dalla violenza, attraversando un fiume, confine naturale, ma anche morale e umano, capace di divenire esso stesso soggetto della rappresentazione. Sulle sue rive emergono i personaggi, descritti nelle emozioni dall'espressività dei loro sguardi. Ognuno è immerso nel proprio destino, ma tutti sono legati dal filo invisibile di un'esperienza comune. La luce, calibrata con cura, sottolinea nodi simbolici e teologici, trasformando il paesaggio in uno spazio mentale e meditativo, dove il sacro dialoga con il presente.

"La Famiglia esule", il dettaglio sul gruppo di personaggi composto da Giuseppe, Maria e il Bambino
"La Famiglia esule", il dettaglio sul gruppo di personaggi composto da Giuseppe, Maria e il Bambino

I gruppi simbolici di personaggi

A sinistra, dei guerrieri combattono per Erode, e la scena richiama nella sua ferocia La strage degli innocenti di Guido Reni: una madre offre il figlio a un angelo mentre un drappo rosso, che evoca la colonna di fuoco dell'Esodo, ferma gli aguzzini. A destra, Maria, Giuseppe e il Bambino si allontanano dallo sterminio, procedendo lungo la Striscia di Gaza verso un futuro incerto, sostenuti solo dalla speranza. I personaggi, dall'alto, accolgono e salutano un altro angelo, che indica la via. Nella parte inferiore, in contrapposizione, un corpo senza vita galleggia in un mare inquinato, simbolo drammatico delle migrazioni contemporanee. L'opera interrompe la narrazione sacra per porre lo spettatore di fronte a una domanda etica, trasformandosi allo stesso tempo in una denuncia e in un invito alla responsabilità condivisa.

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Alcuni scatti dalla presentazione del dipinto a Palazzo di San Callisto (Roma)
27 gennaio 2026, 09:30