Cerca

Testi legislativi: la "Legge fondamentale", storia di un progetto conciliare e sinodale

Un lungo lavoro che "dà luce all’intera legislazione della Chiesa oggi in vigore". Così monsignor Juan Ignacio Arrieta, segretario del Dicastero per i Testi Legislativi, presenta in un'intervista ai media vaticani "Lex Ecclesiae Fundamentalis". Nelle librerie nei prossimi giorni, il volume è curato dallo stesso Dicastero ed è edito dalla Libreria Editrice Vaticana

Isabella Piro - Città del Vaticano 

Un'opera corposa di oltre 1.300 pagine che contiene la parte sostanziale del lavoro di preparazione, protratto per diversi anni, della “Legge fondamentale della Chiesa” e raccoglie il generoso contributo della più autorevole canonistica dell’epoca, volto ad incorporare nel sistema normativo della Chiesa la dottrina del Concilio Vaticano II. Si presenta così il volume Lex Ecclesiae Fundamentalis, curato dal Dicastero per i Testi Legislativi ed edito dalla Libreria Editrice Vaticana. Nel libro vengono presentate le sessioni plenarie del gruppo di studio della Legge, le sedute di lavoro dei consultori che contribuirono al progetto, l’intera serie di schemata e le Relazioni riassuntive del possente lavoro di consulta­zione globale, a cui partecipò l’intero episcopato cattolico, le facoltà di Diritto canonico, e tanti esperti provenienti da ogni parte del mondo. Suddiviso in sette capitoli, il volume si apre con una presentazione del già prefetto e del segretario del Dicastero, rispettivamente l’arcivescovo Filippo Iannone e il vescovo Juan Ignacio Arrieta. Segue un’ampia introduzione del professore Daniel Cenalmor Palanca, docente di Diritto Costituzionale canonico all’Università di Navarra. Infine, il libro si conclude con un’appendice documentale, diversi allegati e un indice dettagliato dei nomi. Nell'intervista con i media vaticani, monsignor Arrieta ne tratteggia gli aspetti salienti. 

La copertina del volume Lex Ecclesiae Fundamentalis
La copertina del volume Lex Ecclesiae Fundamentalis

Quali sono le motivazioni all’origine di questo volume? 

Si è voluto rendere di facile accesso a tutti gli interessati un lavoro che ha impegnato questo Dicastero (nelle varie denominazioni che storicamente ha assunto) per più di vent’anni. Alla preparazione di questo progetto di Lex Fundamentalis hanno partecipato, in modo diverso e a diversi titoli, migliaia di persone in tutto il mondo: pastori, esperti in Diritto canonico e nelle Scienze teologiche. Tale lavoro, che è alla base della riflessione giuridica e teologica sulla dottrina del Concilio Vaticano II, è confluito poi nella vigente legislazione canonica. Finora questo materiale era stato reso pubblico solo in maniera molto limitata, ed era molto importante presentarlo invece in modo ordinato e sistematico poiché dà luce all’intera legislazione della Chiesa oggi in vigore.

Il libro ripercorre la storia – complessa e articolata – della stesura della “Legge Fondamentale della Chiesa” (LEF). Quali furono le fasi salienti di questo lungo percorso durato quasi venti anni (1964-1981)?

Possiamo individuare tre momenti. In un primo periodo, che inizia immediatamente dopo il Concilio e dura fino al 1971, si prepararono i primi schemi della Legge, e vennero prodotti ben quattro testi, in successione. Un secondo periodo invece perdura fino al 1976: in esso si procedette ad una amplissima consultazione dei testi elaborati; fu coinvolto l’intero episcopato universale, la Commissione Teologica Internazionale, numerosissimi periti ed esperti. Nel nostro Archivio conserviamo più di 1.500 risposte - individuali o collettive - di tutti gli organismi consultati. In questo lasso di tempo si riuscì a dare identità alla Legge, che non intendeva contenere dichiarazioni dottrinali, né fissare in norme l’essenza della Chiesa, ma semplicemente essere una autorevole guida interpretativa che favorisse l’unità nell’applicazione dei due Codici, latino e orientale, i quali erano al tempo in preparazione. Infine, in una terza fase si rielaborò l’immane materiale ricevuto, perfezionandolo successivamente fino ad arrivare al documento finale presentato al Papa, San Giovanni Paolo II, nel dicembre 1981. Naturalmente in tutte e tre le fasi si moltiplicarono i pareri e le osservazioni ai testi, andando così a prodursi una ingente quantità di materiali e di altre fonti.

Paolo VI e Giovanni Paolo II seguirono da vicino l’intero processo di elaborazione della LEF. Quale fu il loro contributo specifico?

Dagli atti emerge che fu San Paolo VI ad avviare i lavori sulla "Legge Fondamentale della Chiesa", a seguito del suggerimento del Cardinale Döpfner e del Professore Klaus Mörsdorf, della scuola canonistica di Monaco di Baviera. Paolo VI era puntualmente informato del progresso dei lavori, anche perché erano al centro della revisione della legislazione canonica e orientale in generale. Successivamente, San Giovanni Paolo II volle continuare con il progetto del suo predecessore, nel contesto dell’intera revisione dell’ordinamento canonico.

Quale peso hanno avuto, sulla decisione di elaborare la LEF, il Concilio Vaticano II e il Sinodo dei vescovi?

La decisione di elaborare la Legge Fondamentale si fondava nella opportunità di armonizzare le due codificazioni con una legislazione comune all’Oriente all’Occidente. Una legislazione comune che fosse quindi la base interpretativa delle norme di ciascuno. I lavori si realizzarono sui documenti del Concilio Vaticano II e l’importanza di tutto ciò è evidente in quanto questa fu la prima riflessione giuridica sui testi dell'assise conciliare. Poi, sia il Sinodo dei vescovi del 1967, sia quello del 1971, in due momenti chiave del processo di maturazione della Legge, ebbero l’opportunità di riflettere e dare un caldo appoggio all’iniziativa volta a elaborare questa normativa.

Dopo due decenni di lavoro, la LEF non venne pubblicata. Il libro avanza alcune ipotesi sul perché di questa decisione. Quali sono tali ipotesi?

Anche se lungo i nove schemi di redazione del testo si riuscì a delimitare l’obiettivo centrale della Legge - che era, insisto, quello di raccordare le due legislazioni latina e orientale -, lungo gli anni pervennero da più parti diversi filoni di riflessione, proprio perché era un lavoro portato avanti con metodo scientifico e che dunque si confrontava continuamente con tutte le opinioni, anche quelle contrastanti. Emersero infatti anche opinioni contrarie, relative all’effetto negativo che tale Legge avrebbe potuto avere nell’ambito ecumenico; oppure altre che vedevano  nella pubblicazione di una Legge Fondamentale un modo di assecondare il costituzionalismo secolare. Alla fine San Giovanni Paolo II decise di incorporare materialmente ai due codici ampie parti testuali della Legge Fondamentale che in quel momento non erano previste nel testo codiciale. Si tratta, ad esempio, delle parti relative ai diritti fondamentali dei fedeli, al ruolo e alla funzione del Romano Pontefice e del Collegio Episcopale, e così via. Altri canoni della Legge Fondamentale non vennero invece trasferiti ai Codici perché già erano sufficientemente trattati in entrambi in modo concorde. Tuttavia, le restanti materie dei due Codici erano redatte in armonia con l’intera riflessione relativa ai rispettivi testi della Legge Fondamentale.

Nonostante la mancata pubblicazione, quindi, tutto il lavoro che ha portato alla elaborazione della LEF non è stato vano, come auspicato da Giovanni Paolo II nel 1981. Possiamo dunque dire che il modo in cui si è lavorato alla LEF ha creato un vero e proprio “metodo” in ambito legislativo?

Infatti, è proprio questo il senso di questa nostra pubblicazione: rendere di facile accesso, a quanti possano avere interesse, una imponente riflessione ecclesiale, veramente sinodale, che riguarda l’intera legislazione canonica. Proprio durante i lavori della Commissione che si occupava della elaborazione della Legge Fondamentale – Commissione numerosa e decisamente pluralista, avendo al suo interno periti ed esperti provenienti da differenti istanze ecclesiali e ancor più differenti scuole di pensiero - maturarono in grande misura le istituzioni su cui ora si basano sia il Codice latino che quello orientale, e si trovò il modo di dare armonia d’insieme alla struttura sacramentale della Chiesa disegnata dal Concilio Vaticano II.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

03 gennaio 2026, 11:09