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L'arte che consola

La Santa Famiglia, un messaggio di fede

In collaborazione con la Biblioteca Apostolica Vaticana, per vivere il tempo di Natale Vatican News propone ogni settimana un capolavoro delle collezioni pontificie accompagnato dalle parole dei Papi

Paolo Ondarza. - Città del Vaticano

È tratta dalla vita popolare della Roma papalina del diciannovesiomo secolo l’incisione di Bartolomeo Pinelli raffigurante l’allestimento di un presepio in occasione del Santo Natale.  L’artista rappresenta diversi fedeli di spalle davanti a una cappella, fatta eccezione per una giovane donna amorevolmente intenta ad allattare il suo bambino.

Bartolomeo Pinelli (Roma 1781- Roma 1835), La rappresentazione del Presepio, in Roma - il S. Natale, 1821, incisione ad acquaforte, in [Costumi diversi inventati ed incisi da Bartolomeo Pinelli In N. 25 Tavole], [Roma, presso Luigi Fabri in Via di Capo le Case n.o 3, 1822]. BAV, Stampe IV.2, tav. 28 © Biblioteca Apostolica Vaticana
Bartolomeo Pinelli (Roma 1781- Roma 1835), La rappresentazione del Presepio, in Roma - il S. Natale, 1821, incisione ad acquaforte, in [Costumi diversi inventati ed incisi da Bartolomeo Pinelli In N. 25 Tavole], [Roma, presso Luigi Fabri in Via di Capo le Case n.o 3, 1822]. BAV, Stampe IV.2, tav. 28 © Biblioteca Apostolica Vaticana

Il presepio dell'Aracoeli

La scena richiama subito alla mente il presepio realizzato ogni anno nella chiesa di Santa Maria dell’Aracoeli in Campidoglio nella quale viene esposta la statua lignea del Santo Bambino, veneratissima dai romani e dai pellegrini di tutto il mondo. L’incisione fa parte delle venticinque tavole realizzate tra il 1820 e il 1821 da Pinelli che costituiscono la serie Costumi diversi, uscita nel 1822, con vivacissime scene folcloristiche.

 Bartolomeo Pinelli, La rappresentazione del Presepio, in Roma - il S. Natale, 1821, incisione ad acquaforte, particolare © Biblioteca Apostolica Vaticana
Bartolomeo Pinelli, La rappresentazione del Presepio, in Roma - il S. Natale, 1821, incisione ad acquaforte, particolare © Biblioteca Apostolica Vaticana

Bartolomeo Pinelli

Tra gli incisori più popolari della Roma di primo Ottocento, Bartolomeo Pinelli è particolarmente noto per le sue rappresentazioni della campagna romana e dei suoi abitanti, nonché per i soggetti storici, mitologici e per le illustrazioni di alcune edizioni ottocentesche di grandi opere letterarie, come la Divina Commedia di Dante Alighieri (1824-1826), la Gerusalemme liberata di Torquato Tasso (1826-1827), l’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto (1828-1829), I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni (1830-1832) – l’unica eseguita in litografia –, il Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes (1833-1834) e L’Asino d’oro di Apuleio, iniziata nel 1828, ma rimasta incompiuta per la morte dell’incisore.

 Bartolomeo Pinelli, La rappresentazione del Presepio, in Roma - il S. Natale, 1821, incisione ad acquaforte, particolare © Biblioteca Apostolica Vaticana
Bartolomeo Pinelli, La rappresentazione del Presepio, in Roma - il S. Natale, 1821, incisione ad acquaforte, particolare © Biblioteca Apostolica Vaticana

Formatosi inizialmente presso il padre Giovanni Battista, modesto scultore di piccoli rilievi e statuette di terracotta per presepi, Bartolomeo Pinelli proseguì gli studi a Bologna, grazie alla benevolenza del principe Giovanni Lambertini, pronipote di Benedetto XIV. Rientrato nella Città Eterna frequentò l’Accademia di San Luca. Qui si dedicò alla scultura e alla pittura e solo nel 1809 passò alla sperimentazione della tecnica dell’incisione ad acquaforte, nella quale diede prova di un linguaggio grafico lineare rivolto alla semplificazione del segno, sulla scia di quanto aveva inaugurato John Flaxman.

Le parole di san Giovanni Paolo II

“Il messaggio che viene dalla Santa Famiglia è anzitutto un messaggio di fede: quella di Nazaret è una casa in cui Dio è veramente al centro. Per Maria e Giuseppe questa scelta di fede si concretizza nel servizio al Figlio di Dio loro affidato, ma si esprime anche nel loro amore reciproco, ricco di spirituale tenerezza e di fedeltà. Essi insegnano con la loro vita che il matrimonio è un’alleanza tra l’uomo e la donna, alleanza che impegna alla reciproca fedeltà e poggia sul comune affidamento a Dio. Alleanza così nobile, profonda e definitiva, da costituire per i credenti il sacramento dell’amore di Cristo e della Chiesa. La fedeltà dei coniugi a sua volta si pone come solida roccia su cui poggia la fiducia dei figli. Quando genitori e figli respirano insieme questo clima di fede, essi dispongono di una energia che permette loro di affrontare prove anche difficili, come mostra l’esperienza della Santa Famiglia.”

(Giovanni Paolo II, 29 dicembre 1996)

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28 dicembre 2025, 10:40