Ep. 18 - La Guinea-Bissau dopo il golpe
“L’unico sogno dei giovani in Guinea-Bissau è quello di andare via dal loro Paese”: ci ha molto colpito questa frase di padre Davide Sciocco, missionario da oltre trent’anni in questo piccolo Paese dell’Africa occidentale. Lo abbiamo intervistato perché, pochi giorni fa, la giunta militare che dallo scorso novembre ha preso il potere in Guinea-Bissau ha indetto nuove elezioni: si terranno il prossimo 6 dicembre. Ma cosa ne pensano i guineensi?
Ne parliamo in questa nuova puntata anzitutto perché la Guinea-Bissau è affacciata sull’oceano Atlantico. E questo significa apertura ai commerci internazionali. Ma, soprattutto, significa apertura al narcotraffico. In effetti, qui ci sono le Bijagos, un arcipelago di ottantotto isole: di queste, solo venti sono abitate; le altre, difficili da controllare, sono perfette per smerciare ogni tipo di traffico. Ecco perché la Guinea-Bissau è indicata come un narco-Stato, cioè come un punto di passaggio mondiale per le rotte di cocaina: la droga proviene dal Brasile e dal Venezuela, sì, Venezuela, Paese tutt’altro che fuori dai radar, passa per la Guinea-Bissau, infine arriva… in Europa. C’è poi un secondo motivo. Il colpo di Stato in Guinea-Bissau s’inserisce in una sequenza che attraversa l’Africa occidentale e il Sahel: Mali, Burkina Faso, Niger… insomma la regione a metà tra sud e nord dell’Africa non è per niente stabile. Infine, terzo motivo: la Guinea-Bissau è un Paese giovanissimo. Ha un'età media di 19 anni. E il destino dei giovani africani non è una questione da ignorare. Significa demografia, significa migrazione, significa stabilità.