Ep. 56 - Il realismo della misericordia
Liberiamo, dunque, la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte. A partire dalle organizzazioni che abbiamo generato e nelle quali operiamo, smascheriamo i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali. Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo. Occorrono pionieri coraggiosi, che comincino dalla propria inversione di rotta a rendere convincente e credibile la conversione richiesta a tutti. (Papa Leone XIV, discorso ai partecipanti al 47.mo Meeting per l'amicizia fra i popoli)
Con queste parole sabato 22 agosto 2026 Leone XIV si è rivolto al popolo del Meeting di Rimini, e in particolare alle migliaia di giovani che animano la grande kermesse di fine estate originata dall’esperienza di Comunione e Liberazione. E non sono state parole di circostanza, ma un invito preciso, che è rivolto a tutta la Chiesa. È l’invito a non arrendersi alla logica della divisione, dei muri e dei fili spinati che si innalzano, del linguaggio di odio, della folle corsa agli armamenti, delle guerre che continuano a provocare vittime civili e a colpire particolarmente i bambini, come accade a Gaza e in Ucraina. Papa Leone ha detto che questa è l’ora della responsabilità e ha aggiunto:
Seguire Gesù Cristo dopo le tragedie e le ripartenze del XX secolo implica , infatti, una lucida consapevolezza: il male non si combatte col male. Come in cielo, così in terra l’amore è la legge della vita, il metodo della redenzione, del Messia crocifisso. Al falso realismo, che riarma le menti, le parole e le nazioni, la cultura cattolica ha oggi da opporre il realismo della misericordia, per il quale non possono esistere nemici e tutti, anche gli avversari, sono fratelli e sorelle da guardare negli occhi e incontrare nella verità. (Papa LeoneXIV, discorso ai partecipanti al 47.mo Meeting per l'amicizia fra i popoli)
C’è chi cerca di sminuire la portata delle parole che il Successore di Pietro sta ripetendo contro la guerra e per giustificare le politiche di riarmo minimizzano il messaggio papale sostenendo che un Papa, in fondo, non può che parlare di pace. Ma, aggiungono, il realismo ci deve portare ad armarci sempre di più. In realtà, denuncia Leone nel discorso al Meeting di Rimini, quello che sostiene una tesi simile è un falso realismo. Il realismo autentico è quello dell’amore, della misericordia. È quello di chi guarda sempre all’altro come a un fratello o a una sorella. Se il male si combatte con il male, ciò che si ingenera è una spirale di violenza senza fine: le guerre in atto nel mondo, quelle sotto i riflettori dei media come quelle dimenticate, lo dimostrano. Questa violenza va fermata all’origine, nel cuore degli uomini, disarmando atteggiamenti, linguaggio, gesti. Perché restare umani significa riconoscerci fratelli. È dunque un invito forte e denso di conseguenze quello del Papa che ha parlato fin dal primo giorno del suo pontificato di pace “disarmata e disarmante” e che va tenuto presente come criterio di giudizio per l’impegno sociale e anche politico di tutti i laici cattolici.
Andrea Tornielli