Ep. 55 - Annunciare il Vangelo
Tornano purtroppo a soffiare i venti della guerra in Medio Oriente, in Ucraina e in numerose altre parti del mondo, seminando violenza, terrore e morte e colpendo, ancora una volta, tanti innocenti. Non lasciamo che questi venti spengano la fiammella della speranza e della pace, anche quando essa sembra fragile e vacillante. Rinnovo il mio auspicio affinché si percorra con perseveranza la via del dialogo, dell’incontro e della diplomazia, unico cammino capace di condurre a una pace giusta e duratura, nella quale i popoli possano vivere riconciliati, nella sicurezza reciproca e nel rispetto della dignità di ogni persona. (Papa Leone XIV, Angelus, 12 luglio 2026)
Dopo l’Angelus recitato da Castel Gandolfo domenica 12 luglio, ancora una volta Papa Leone ha chiesto di fermare la macabra spirale di morte che continua a mietere vittime in Medio Oriente, in Ucraina e nelle altre parti del mondo dove si combattono le tante guerre dimenticate. Spesso, quando il Successore di Pietro torna su questi temi, come pure quando parla dell’accoglienza dei migranti o della custodia del Creato, si levano voci interessate a sminuire la portata del suo Magistero. Si derubricano le sue parole a opinioni politiche arrivando persino a dire che in questi casi egli non parla da leader spirituale ma da capo di Stato della Città del Vaticano. Il fatto che il Vescovo di Roma, in forza dei Patti Lateranensi del 1929 che hanno risolto la “Questione Romana”, sia anche sovrano dello Stato più piccolo del mondo non significa che egli agisca o si esprima da politico quando tocca i temi che riguardano le vicende della nostra umanità. Quando chiede che la vita umana sia sempre rispettata e tutelata in ogni fase della sua esistenza, quando parla di pace pensando al bene dei popoli e chiede di porre fine alla folle corsa al riarmo anche superando il concetto di “guerra giusta”, quando invita al dialogo e al negoziato richiamando il Magistero della Dottrina sociale, quando chiede di considerare i migranti come persone da accogliere senza mai dimenticare la loro dignità umana, quando ci ricorda che i poveri sono al centro del Vangelo e che dobbiamo costruire società più giuste ed eque, quando difende il diritto alla libertà religiosa, quando sottolinea l’importanza di custodire il Creato per trasmetterlo ai nostri figli e nipoti, il Successore di Pietro non sta parlando da capo di Stato. Sta semplicemente annunciando il Vangelo.
Andrea Tornielli