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2025.12.09 Copertina podcast Leone dixit - speciale viaggi - in itinere

Ep. 54 - Lampedusa, testimone della civiltà dell'amore

Gli Apostoli, come sapete, hanno navigato nel Mediterraneo e sperimentato l’ospitalità degli abitanti delle sue isole e delle sue coste, da millenni crocevia di civiltà. Il Vangelo risuona dove i popoli si incontrano, le persone si accolgono, le loro vicende si intrecciano, le diverse culture si pongono in dialogo. Diventa muto, invece, dove ognuno fa di sé stesso un’isola, dove il contatto è evitato, lo scambio è interrotto. In questo senso, la parabola del buon Samaritano, appena proclamata, descrive una storia che continua (…) Oggi Lampedusa e Linosa si trovano su una strada pericolosa come quella che scendeva da Gerusalemme a Gerico. Qui avete visto non solo uno, ma migliaia di esseri umani caduti nelle mani di briganti che portano loro via tutto, li percuotono a sangue e se ne vanno, lasciandoli mezzi morti. Il mare ha accolto gli altri, quelli che non ce l’hanno fatta a giungere dove speravano. Avvertiamo però la loro presenza, che ci interpella non meno di quanti sono sbarcati, bisognosi di attenzione e di soccorso. Prima di qualunque considerazione intellettuale e convinzione ideologica, infatti, l’impatto con chi giace davanti a noi, spogliato di tutto, chiama alla prossimità. (Papa Leone XIV, Omelia della Messa nel Campo sportivo "Arena" in Località Salina, Lampedusa, 4 luglio 2026)

Sabato 4 luglio, Papa Leone ha voluto portare la sua personale vicinanza a chi accoglie e aiuta i migranti che approdano nell’isola di Lampedusa. Ha fatto memoria del primo viaggio di Papa Francesco, che l’8 luglio 2013 venne in quest’isola e profondamente toccato dalle storie dei sopravvissuti alla traversata volle rendere omaggio ai morti nel grande cimitero del Mediterraneo. Leone XIV ha chiesto di non essere indifferenti e di rispondere con la prossimità dimostrata dal Buon Samaritano.

Sono venuto a ringraziarvi, fratelli e sorelle, qui a Lampedusa, per la prossimità che molti fra voi hanno scelto di esercitare. È avvenuto ancora il miracolo della compassione – «vide e ne ebbe compassione» –: una rivoluzione interiore che fa affiorare in noi il “sentire” di Dio e allarga i pensieri, il cuore e la vita. (…) La parabola ce lo racconta: l’amore è sempre nella libertà e la libertà sta nelle decisioni. C’è anche chi sceglie di non farsi prossimo e chi decide di non decidere. I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate. Il disinteresse per il bene comune e la corruzione nei luoghi di provenienza, un sistema economico mondiale che genera povertà ed esclusione, la paura che alimenta pregiudizi e disprezzo, l’idea che tali problemi non ci riguardano, i calcoli criminali di chi lucra sul dramma altrui, il lento e difficile passaggio da una mera gestione delle emergenze all’elaborazione di politiche organiche e condivise: tutto questo riproduce oggi, del racconto evangelico, la fretta di “passare oltre”. (Papa Leone XIV, Omelia della Messa nel Campo sportivo "Arena" in Località Salina, Lampedusa, 4 luglio 2026)

Nell’omelia della Messa celebrata al Campo Sportivo Arena in località Salina, il Successore di Pietro ha elencato con grande realismo l’atteggiamento di chi “passa oltre”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano che vedono l’uomo mezzo morto abbandonato sul ciglio della strada dai briganti ma non fanno nulla.

Nella parabola, un sacerdote si trova lì «per caso», e dopo di lui un levita. Entrambi vedono, ma passano oltre. Purtroppo, in ogni tempo non manca chi ha paura di contaminarsi nel contatto con gli altri, negando così – persino davanti alla sofferenza e alla morte – la comune origine in Dio, l’infinita dignità di ogni essere umano e la chiamata all’amore senza limiti. È tempo di riconoscere e affermare che l’appartenenza religiosa non deve mai diventare motivo di discriminazione, quasi che la fede abbia confini e non sia invece chiamata universale alla salvezza. Dove c’erano muri di separazione, Cristo li ha abbattuti. Non c’è amore di Dio senza amore del prossimo, e non c’è prossimo se io non mi avvicino. Fermarsi, commuoversi, abbassarsi, piangere davanti al dolore altrui – come ha fatto Gesù – significa entrare nel movimento dell’amore, quello in cui Dio si è rivelato. (Papa Leone XIV, Omelia della Messa nel Campo sportivo "Arena" in Località Salina, Lampedusa, 4 luglio 2026)

Il Dio cristiano fattosi Uomo, che da bambino è stato migrante e rifugiato, ha abbattuto i muri di separazione e ci ha insegnato che Dio si ama nel prossimo, riconoscendo nel volto dei poveri, dei sofferenti, degli ultimi, dei migranti, degli “stranieri” e dei carcerati, il Suo volto, il volto di Cristo. Un cristiano non può mai dimenticarlo…

Come il Samaritano, possiamo cambiare programma e direzione. Più del Samaritano abbiamo risorse e opportunità per dare concretezza storica alla speranza. Lui «si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui». Noi abbiamo ugualmente da riconoscere che «la civiltà dell’amore non nasce da un gesto unico e spettacolare, ma da una somma di fedeltà piccole e tenaci, che fanno argine alla disumanizzazione». Di questo, amici di Lampedusa, voi siete testimoni! Qui, confrontandosi con voi, si capisce meglio il nostro tempo e ognuno può verificare la direzione della propria vita. «Certo, non tutti hanno lo stesso potere di incidere sulla realtà. Eppure, nessuno è senza responsabilità. Ognuno dispone di un proprio ambito di azione, e lì – non altrove – è chiamato a scegliere se alimentare la logica della forza (anche solo con indifferenza, cinismo, menzogna, odio), oppure custodire la logica della pace (con verità, sobrietà, prossimità, cura)». (Papa Leone XIV, Omelia della Messa nel Campo sportivo "Arena" in Località Salina, Lampedusa, 4 luglio 2026)

La civiltà dell’amore, il germoglio di un mondo nuovo e più fraterno, nasce dalla responsabilità di tanti e dai loro piccoli gesti, come quelli che quotidianamente compiono tanti abitanti di Lampedusa. È la scelta a cui siamo tutti chiamati, spiega Papa Leone. Una responsabilità che riguarda ciascuno di noi. Una responsabilità che riguarda in particolare il nostro Vecchio Continente.

Da questo estremo lembo d’Europa nel Mare Mediterraneo, si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee. Anche per questo aspetto – come per quelli della transizione ecologica e della promozione della pace – l’Europa possiede un potenziale unico, che le deriva dalla sua storia e dalla sua cultura, e quindi una pari responsabilità. Per la sua posizione geografica e per il suo assetto istituzionale, l’Europa è in grado – in quest’area – di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e, nello stesso tempo, lavorando per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare. Tutto questo vigilando sul rispetto della dignità di ogni persona. È un compito delle istituzioni pubbliche ma anche di tutta la società civile e della Chiesa.  (Papa Leone XIV, Omelia della Messa nel Campo sportivo "Arena" in Località Salina, Lampedusa, 4 luglio 2026)

Andrea Tornielli

07 luglio 2026