Ep. 37 - L'urgenza della pace
Sono passati ormai quattro anni dall’inizio della guerra contro l’Ucraina. Il mio cuore va ancora alla drammatica situazione che sta sotto gli occhi di tutti: quante vittime, quante vite e famiglie spezzate, quanta distruzione, quante sofferenze indicibili! Davvero ogni guerra è una ferita inferta all’intera famiglia umana: lascia dietro di sé morte, devastazione e una scia di dolore che segna generazioni. La pace non può essere rimandata: è un’esigenza urgente, che deve trovare spazio nei cuori e tradursi in decisioni responsabili. Per questo rinnovo con forza il mio appello: tacciano le armi, cessino i bombardamenti, si giunga senza indugio a un cessate-il-fuoco e si rafforzi il dialogo per aprire la strada alla pace. Invito tutti a unirsi nella preghiera per il martoriato popolo ucraino e per tutti coloro che soffrono a causa di questa guerra e di ogni conflitto nel mondo, perché possa risplendere sui nostri giorni il dono tanto atteso della pace. (Papa Leone XIV, Angelus, 22 febbraio 2026)
All’Angelus di domenica 22 febbraio Papa Leone è tornato a chiedere la pace per la martoriata Ucraina, per il suo popolo che soccombe sotto i colpi delle bombe e la morsa del gelo. “Un’esigenza urgente” l’ha definita il Successore di Pietro invitando tutti a “decisioni responsabili”. Ci sarebbe davvero bisogno di responsabilità, di fronte allo strapotere dei mercanti di armi, di fronte alla folle corsa agli armamenti, di fronte all’incapacità di trovare vie negoziali, di fronte al fallimento del diritto internazionale e ai protagonismi dei potenti di turno. L’appello di Leone si chiude con un invito alla preghiera per ogni guerra in corso – e sono tante, per lo più dimenticate.
Il peccato è personale, ma prende forma negli ambienti reali e virtuali che frequentiamo, negli atteggiamenti con cui reciprocamente ci condizioniamo, non di rado all’interno di vere e proprie “strutture di peccato” di ordine economico, culturale, politico e persino religioso. (…) Noi oggi possiamo (…) sentire nelle ceneri che ci sono imposte il peso di un mondo che brucia, di intere città disintegrate dalla guerra: le ceneri del diritto internazionale e della giustizia fra i popoli, le ceneri di interi ecosistemi e della concordia fra le persone, le ceneri del pensiero critico e di antiche sapienze locali, le ceneri di quel senso del sacro che abita in ogni creatura. “Dov’è il loro Dio?”, si chiedono i popoli. Sì, carissimi, ce lo chiede la storia, e prima ancora la coscienza: chiamare per nome la morte, portarne su di noi i segni, ma testimoniare la risurrezione. Riconoscere i nostri peccati per convertirci è già presagio e testimonianza di risurrezione: significa infatti non fermarci fra le ceneri, ma rialzarci e ricostruire. (Papa Leone XIV, Messa, benedizione e imposizione delle ceneri, 18 febbraio 2026)
Nell’omelia della Messa del Mercoledì Santo, Leone XIV ha ricordato che il peccato è personale, che siamo invitati a convertirci, ma riecheggiando l’enciclica “Sollicitudo rei socialis” di san Giovanni Paolo II ci ha richiamato anche all’esistenza di “strutture di peccato”. Così esistono realtà strutturalmente peccaminose – e tra queste è da includere un sistema economico-finanziario iniquo che rende i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri - ed esiste anche una chiamata ad essere, come comunità e non soltanto come singole persone, testimoni della resurrezione e costruttori di pace.
Andrea Tornielli