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2025.05.27 copertina podcast Leone dixit

Ep. 36 - Linguaggio disarmato

Vorrei invitarvi a una forma di astensione molto concreta e spesso poco apprezzata, cioè quella dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo. Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Sforziamoci invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane. Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace. (Papa Leone XIV, Messaggio per la Quaresima 2026)

Nel Messaggio per la Quaresima 2026 Papa Leone ha invitato tutti a una forma un po’ speciale di digiuno. Un digiuno che non riguarda la tavola, ma le nostre parole. La pace “disarmata e disarmante” di cui ha parlato fin dai primi istanti del suo pontificato, inizia infatti nelle parole. Quante volte usiamo toni sprezzanti, quante volte pronunciamo o scriviamo sui social media parole che deridono, puntano il dito in modo giudicante, e feriscono gli altri. Quante volte i “leoni da tastiera” si nascondono dietro l’anonimato per distruggere fratelli nella fede che hanno l’unico torto di non pensarla come loro. Nel Vangelo di Matteo leggiamo che Gesù, di fronte alle tradizioni religiose che ritenevano impuri certi cibi, ha detto: è ciò che esce dalla bocca dell'uomo e proviene dal suo cuore a determinare la sua impurità, non ciò che mangia. Dal profondo dell'animo umano emergono propositi malvagi come calunnie, frodi, invidia e superbia, che rendono l'uomo moralmente impuro. E il linguaggio che non rispetta l’altro e manca di carità è un segno di questo.

Gesù ci insegna che la vera giustizia è l’amore e che, dentro ogni precetto della Legge, dobbiamo cogliere un’esigenza d’amore. Infatti, non basta non uccidere fisicamente una persona, se poi la uccido con le parole oppure non rispetto la sua dignità. Allo stesso modo, non basta essere formalmente fedele al coniuge e non commettere adulterio, se in questa relazione mancano la tenerezza reciproca, l’ascolto, il rispetto, il prendersi cura di lei o di lui e il camminare insieme in un progetto comune. A questi esempi, che Gesù stesso ci offre, ne potremmo aggiungere altri ancora. Il Vangelo ci offre questo prezioso insegnamento: non serve una giustizia minima, serve un amore grande, che è possibile grazie alla forza di Dio. (Papa Leone XIV, Angelus, 15 febbraio 2026)

All’Angelus di domenica 15 febbraio 2026, Leone XIV ha commentato il Discorso della Montagna di Gesù ricordando il grande insegnamento del Vangelo: il cristiano dovrebbe essere riconosciuto come tale per come vive, per come ama, per come parla. Tutte le volte che trasformiamo la nostra fede in un formalismo, tutte le volte che ci ergiamo a giudici degli altri e ci crediamo superiori, tutte le volte che usiamo linguaggi di odio e di scherno, stiamo offrendo a chi ci incontra una contro-testimonianza evangelica.

Andrea Tornielli

 

17 febbraio 2026