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2025.05.27 copertina podcast Leone dixit

Ep. 33 - Il rischio della fiducia

L’Evangelista ci dice che Gesù diede inizio alla sua predicazione «quando seppe che Giovanni era stato arrestato». Accade dunque in un momento che non sembra quello migliore (…). Si tratta di un tempo che suggerirebbe prudenza, e invece proprio in questa situazione oscura Gesù inizia a portare la luce della buona notizia: «Il regno dei cieli è vicino». Anche nella nostra vita personale ed ecclesiale, talvolta a causa delle resistenze interiori o di circostanze che non giudichiamo favorevoli, noi pensiamo che non sia il momento giusto per annunciare il Vangelo, per prendere una decisione, per fare una scelta, per cambiare una situazione. Il rischio, però, è quello di rimanere bloccati nell’indecisione o prigionieri di una eccessiva prudenza, mentre il Vangelo ci chiede il rischio della fiducia: Dio è all’opera in ogni tempo e ogni momento è buono per il Signore, anche se non ci sentiamo pronti o la situazione non sembra la migliore. (Papa Leone XIV, Angelus, 25 gennaio 2026)

All’Angelus di domenica 25 gennaio 2026 Papa Leone, partendo dal brano del Vangelo di Matteo, ha ricordato una caratteristica fondamentale del cristianesimo: l’incarnazione nell’hic et nunc, nel qui ed ora, cioè nel presente, nelle viscere della storia che stiamo vivendo. I cristiani sono chiamati a testimoniare la bellezza del Vangelo, sono chiamati ad annunciare Gesù, in questo tempo e in queste circostanze: anche se c’è la secolarizzazione, anche se l’era digitale è piena di insidie, anche se viviamo le nostre relazioni in una società “liquida” dove sembra difficile. La paura è comprensibile. Ma la fede, suggerisce il Papa, ci assicura che Dio è all’opera sempre, in ogni tempo e circostanza, anche quando le condizioni sembrano sfavorevoli… Del resto l’annuncio della resurrezione di Cristo è stato portato al mondo grazie alla testimonianza di un gruppuscolo di persone semplici, per lo più pescatori, che in quel momento non avevano alcuna circostanza a loro favorevole…

Il racconto evangelico ci fa anche vedere il luogo da cui Gesù inizia la sua missione pubblica: Egli «lasciò Nazaret e andò ad abitare a Cafarnao». Rimane comunque in Galilea, un territorio abitato soprattutto da pagani, che per via del commercio è anche una terra di passaggio e di incontri; potremmo dire un territorio multiculturale attraversato da persone con provenienze e appartenenze religiose diverse. In questo modo, il Vangelo ci dice che il Messia viene da Israele, ma supera i confini della propria terra per annunciare il Dio che si fa vicino a tutti, che non esclude nessuno, che non è venuto solo per chi è puro ma, anzi, si mescola nelle situazioni e nelle relazioni umane. Anche noi cristiani, dunque, dobbiamo vincere la tentazione di chiuderci: il Vangelo infatti va annunciato e vissuto in ogni circostanza e in ogni ambiente, perché sia lievito di fraternità e di pace tra le persone, tra le culture, le religioni e i popoli. (Papa Leone XIV, Angelus, 25 gennaio 2026)

Leone XIV, all’Angelus del 25 gennaio 2026, ci ha ricordato anche che fin dalle sue origini il cristianesimo si è confrontato con la multiculturalità. Cafarnao, il villaggio di pescatori sul Lago di Tiberiade, era crocevia di commerci, di incontri, con persone diverse, lontane… La maggior parte degli incontri descritti nel Vangelo avvengono per strada: l’idea che la fede si difenda e si preservi chiudendosi nei fortini e creando comunità di “perfetti” e “puri”, avulsi dal mondo, non è evangelica.

Andrea Tornielli

27 gennaio 2026