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2025.05.27 copertina podcast Leone dixit

Ep. 32 - Niente effetti speciali

Oggi il Vangelo ci parla di Giovanni il Battista, che riconosce in Gesù l’Agnello di Dio, il Messia: «Ecco l’agnello di Dio – dice –, colui che toglie il peccato del mondo», e aggiunge: «Sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni riconosce in Gesù il Salvatore, ne proclama la divinità e la missione al popolo d’Israele e poi si fa da parte, esaurito il proprio compito, come attestano queste sue parole: «Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me». Il Battista è un uomo molto amato dalle folle, al punto da essere temuto dalle autorità di Gerusalemme. Sarebbe stato facile per lui sfruttare questa fama, invece non cede per nulla alla tentazione del successo e della popolarità. Davanti a Gesù, riconosce la propria piccolezza e fa spazio alla grandezza di Lui. Sa di essere stato mandato a preparare la via al Signore, e quando il Signore viene, con gioia e umiltà ne riconosce la presenza e si ritira dalla scena. Papa Leone XIV, Angelus, 18 gennaio 2026

All’Angelus di domenica 18 gennaio 2026 Papa Leone ha parlato della figura del Precursore, Giovanni il Battista, mettendo in luce da una parte la sua popolarità, dall’altra il suo sapersi fare da parte senza cedere alla tentazione del successo. L’umiltà è il segreto del cristianesimo: riconoscerci piccoli, bisognosi di aiuto, peccatori, e far spazio a Dio è essenziale per l’esperienza cristiana. Saper scomparire per lasciar brillare la luce di Cristo, dare e fare spazio a Lui, e non al nostro ego: ecco un’indicazione attualissima che si può trarre dalla pagina di Vangelo che racconta dell’incontro tra il Nazareno e il Battista.

Quanto è importante per noi, oggi, la sua testimonianza! Infatti all’approvazione, al consenso, alla visibilità viene data spesso un’importanza eccessiva, tale da condizionare le idee, i comportamenti e gli stati d’animo delle persone, da causare sofferenze e divisioni, da produrre stili di vita e di relazione effimeri, deludenti, imprigionanti. In realtà, non abbiamo bisogno di questi “surrogati di felicità”. La nostra gioia e la nostra grandezza non si fondano su illusioni passeggere di successo e di fama, ma sul saperci amati e voluti dal nostro Padre che è nei cieli. È l’amore di cui ci parla Gesù: quello di un Dio che ancora oggi viene tra noi non a stupirci con effetti speciali, ma a condividere la nostra fatica e a prendere su di sé i nostri pesi, rivelandoci chi siamo realmente e quanto valiamo ai suoi occhi. Carissimi, non lasciamoci trovare distratti al suo passaggio. Non sprechiamo tempo ed energie inseguendo ciò che è solo apparenza. Papa Leone XIV, Angelus, 18 gennaio 2026

Leone XIV, all’Angelus del 18 gennaio 2026, ha sottolineato l’importanza della testimonianza di Giovanni Battista, di quel suo farsi da parte rinunciando a consenso e visibilità. Nell’epoca degli influencer, anche la comunicazione cristiana può cedere alle lusinghe del successo e dell’affermazione personale, scambiando il messaggero per il messaggio e finendo per favorire il protagonismo di chi comunica. In realtà per l’annuncio della fede non servono strategie ed effetti speciali. Ciò che colpisce e affascina è l’incontro personale con testimoni che vivono la fede nella loro vita quotidiana e la comunicano “per irradiazione”, non tanto o non soltanto per ciò che dicono, ma per come vivono, per come guardano gli altri, per come amano. L’eccesso di concentrazione sugli strumenti rischia di distrarci, facendoci concentrare su aspetti secondari. Il cristiano invece, ci insegna il Papa, non spreca energie in ciò che è apparenza, ma attende come Zaccheo che Gesù passi e si manifesti attraverso una testimonianza che ci colpisce, una parola che ci raggiunge, lo sguardo di qualcuno che ci mostra la bellezza della vita di fede.

Andrea Tornielli

20 gennaio 2026